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E se la Russia attaccasse un Paese della Nato?

Il parere del generale Giuseppe Morabito Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation
25-04-2022 - Mentre continua la folle e tragica guerra russo-ucraina si susseguono anche le richieste di Kiev all’Occidente di adottare misure di supporto sempre più estreme. Queste potrebbero portare, per reazione, ad un attacco russo al territorio della NATO. La linea ufficiale della NATO (o almeno quella che potrebbe essere confermata) è che l'Alleanza risponderebbe in modo proporzionato e ponderato, soprattutto per non innescare una vera e propria terza guerra mondiale!
Prima di tutto bisogna ricordare che l’Articolo 5, Trattato del Nord Atlantico, aprile 1949 prevede: “Le Parti convengono che un attacco armato contro uno o più di loro in Europa o Nord America sia considerato un attacco contro di loro tutti e di conseguenza convengono che, qualora si verificasse un tale attacco armato, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di l'autodifesa individuale o collettiva riconosciuta dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la Parte o le Parti così attaccate adottando immediatamente, individualmente e di concerto con le altre Parti, le azioni che ritenga necessarie, compreso l'uso di forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area del Nord Atlantico”.
Dopo l’affondamento dell’incrociatore russo Moskva nel Mar Nero, la tesi dei media russi era che l'affondamento fosse un punto di svolta nella guerra russo-ucraina perché gli ucraini avevano avuto l'ardire di attaccare la "Patria".
Mosca e i suoi media hanno, convenientemente, dimenticato che era la "Patria" che aveva appena invaso un vicino paese che confina sia con l'UE sia con la NATO. I media russi sostengono che la Russia era già da tempo coinvolta perché "le infrastrutture della NATO" venivano utilizzate per armare l'Ucraina. Sui media, tra chi parla al pubblico russo c’è anche chi ipotizza che sarebbe perfettamente nel diritto di Mosca attaccare obiettivi, come gli snodi ferroviari in Polonia, attraverso i quali stanno viaggiando armi e rifornimenti occidentali verso l'Ucraina. Ai maggiori esperti militari appare onestamente chiaro che le la Russia potrebbe efficacemente colpire tutti gli snodi logistici (ferrovie e autostrade) dove aiuti occidentali vengono ammassati per poi essere distribuiti, dopo il loro arrivo sul suolo ucraino (lo ha già fatto e dimostrato di poterlo fare), ma non escludono che si potrebbe essere la volontà di agire ancora prima dell’ingresso dei vari aiuti in Ucraina.
A questo punto emerge la domanda: “E se la Russia colpisse il territorio della NATO in Polonia?”
Nell’immediatezza di questo evento, è indubbio che stante cosi le cose, la NATO risponderebbe. Il Consiglio Nord Atlantico si riunirebbe in sessione di emergenza per decidere quale azione specifica sarebbe necessaria per ripristinare la “deterrenza”. È ovvio che nella situazione in cui non ci sia alcuna risposta questo segnerebbe praticamente la fine della NATO. Certamente, la risposta della NATO dovrebbe essere decisa e proporzionata, seguita subito da un'estesa campagna di "comunicazione strategica" per spiegare quanto deciso sia ai cittadini dei paesi dell’Alleanza sia a Mosca e alleati del Cremlino.
La NATO dovrebbe anche affrontare diverse questioni interne connesse anche con il futuro, atteso il dubbio che forse non ci sarebbe sufficiente coesione politica all'interno dell'Alleanza per superare l'avversione all'escalation che non irragionevolmente esiste, in particolare in alcune aree dell'Europa occidentale. La Germania del cancelliere Olaf Scholz, ad esempio, è già in fase di discussione interna per il suo impegno per la difesa dell'Ucraina e conseguenti traumi alla macchina economica tedesca per la mancanza di fonti di energia (si legga: gas russo). Ci sarebbero, comunque, diverse opzioni di risposta NATO, tutte proporzionate ma rischiose. Se la Russia attaccasse i nodi ferroviari in Polonia, i sottomarini alleati potrebbero lanciare missili da crociera sia sulle infrastrutture ferroviarie russe, che sono vitali per il rifornimento delle forze in combattimento, sia sulle aree logistiche in cui si stanno ammassando le unità russe per l'offensiva nell'est Ucraina. Il corridoio di Suwalki tra la Bielorussia e Kaliningrad (territorio russo sul Mar Baltico) potrebbe essere chiuso e un attacco potrebbe essere lanciato sui sistemi di difesa aerea dell'enclave russa. La NATO potrebbe anche bloccare il Mar Nero e condurre un attacco missilistico contro una nave da guerra russa. Qui la Turchia potrebbe giocare un ruolo chiave, ma qualche dubbio è lecito.
Tutto quanto precede dovrebbe comunque avvenire senza toccare i gasdotti che dalla Russia attraversano l’Ucraina (Gazprom ha reso noto che il transito di gas verso l'Europa attraverso l'Ucraina procede normalmente. Il colosso dell'energia russo ha evidenziato che il 1° aprile il transito attraverso il territorio ucraino proseguiva regolarmente pari a 108,4 milioni di metri cubi al giorno).
Il grado delle azioni “di reazione” appena indicate (chiudendo gli occhi sul problema energetico/gas) dipenderebbe dal livello che i russi darebbero al loro attacco iniziale sul suolo della NATO e dalla forza del messaggio che i leader della NATO si sentirebbero obbligati a inviare a Mosca. Tuttavia, data l'atmosfera all'interno del Cremlino, qualsiasi azione militare della NATO sul suolo russo o contro una nave russa porterebbe quasi certamente a un'escalation della guerra, forse anche al di fuori dell'Ucraina.
La “reazione” sarebbe poi, anche un messaggio alla Cina Popolare e alle sue mai celate aspirazioni di occupazione della Repubblica di Cina -Taiwan. Pechino, che non si e’ chiaramente schierata a condannare Mosca, sa bene che un attacco alla democrazia di Taipei, della tipologia di quello russo in Ucraina, le creerebbe enormi problemi in caso di embargo commerciale similare a quello in atto verso la Russia.
Le alternative per la NATO, senza avere in mente ed escludendo a priori la deterrenza nucleare, sono minime. La Russia violando l'ormai defunto Trattato sulle forze nucleari del 1987, è stata in grado di sviluppare un'intera famiglia di sistemi missilistici nucleari tattici e a raggio intermedio. La disponibilità di queste armi convenzionali, o nucleari che siano considerate, è poi caratterizzata dal test di propaganda, come quello di pochi giorni fa del nuovo missile balistico intercontinentale, anche a capacità nucleare, Sarmat (Satan 2) che offre a Mosca un ipotetico vantaggio nei confronti della NATO che basa la sua deterrenza su una buona difesa convenzionale e sui sistemi nucleari strategici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
In altre parole, qualunque cosa accada in Ucraina e se si esclude il nucleare, nel prossimo futuro ci sarà una rivoluzione nella guerra guidata dalla tecnologia e ci saranno armi artificialmente intelligenti in cui la guerra (che la NATO potrebbe combattere) sarà dominata dall'informazione e dalla guerra cibernetica, sia offensiva sia difensiva, dalla componente missilistica ipersonica e dalla loro interazione con la forza militare terreste, navale e aerea.
Concludendo, anziché attaccare la Russia utilizzando un'azione militare diretta, la NATO potrebbe rispondere a qualsiasi attacco, ad esempio, contro la Polonia provocando un blocco di massa del sistema infrastrutturale e delle comunicazioni militari russe. In altre parole, gli alleati dovrebbero rispondere dimostrando alla Russia che stanno sviluppando un nuovo concetto di deterrenza ed escalation come parte di un continuum di azioni fortemente distruttive con effetti sul sistema avversario difficilmente riparabili o sostituibili.
C'è poi un altro avvertimento che troppo spesso viene ignorato: “La deterrenza della NATO funzionerà solo se tutti saranno disposti ad accettare che nessun attacco può avvenire senza rischi”.
Ora c’è il ragionevole dubbio che man mano che il Cremlino diventa più preoccupato di fronte alle conseguenze della sua stessa follia, più è probabile che la guerra s’intensifichi atteso che nelle ultime otto/nove settimane non si è visto altro che un susseguirsi di valutazioni errate russe, fino al punto che anche ipotizzare l'uso di un limitato attacco nucleare tattico "dimostrativo" da parte di Mosca in Ucraina non può più essere completamente escluso. Inoltre, più Mosca diventa incerta della sua vittoria, maggiore è la probabilità di un attacco al territorio della NATO per bloccare il rifornimento di armi agli ucraini, in particolare se l'attuale offensiva nel Donbas dovesse fallire o andare per le lunghe a causa degli aiuti occidentali.
Come la crisi dei missili cubani del 1962, la guerra in Ucraina sembra seguire una simile sequenza di eventi. In questi momenti di tensione l'aggressore deve essere convinto a diminuire l'escalation e, di conseguenza, Mosca deve comprendere appieno che qualsiasi attacco sul territorio della NATO riceverà una risposta graduale e proporzionale. Per arrivare a questo i leader della NATO devono chiarire che esiste effettivamente un legame tra armare l'Ucraina e difendere l'Alleanza e poi, forse il più importante di tutti, affinché la deterrenza della NATO sia credibile, ripetere unitariamente che la NATO non deve e non può fare marcia indietro.


Giuseppe Morabito
 
  


 
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