Notizie dal Mondo

Lo stallo nei conflitti
‘’Anche Israele sembra precipitato in un tragico gioco dell’oca…’’ ne parla il generale Tricarico
06-04-2025 - La sensazione è che il tocco salvifico di Trump -l’unica qualità in prospettiva positiva del suo mandato- si stia esaurendo prima di aver prodotto gli effetti da tutti auspicati, sia nel teatro russo ucraino che in quello israeliano.Quest’ultimo poi, in via di principio, è quello di gran lunga più complesso, più difficoltoso da comporre e più abbisognevole di una consapevolezza profonda e culturalmente strutturata dei problemi vecchi e nuovi dell’area e degli attori regionali.
Una guerra anche questa iniziata ormai da tempo, e che tutti pensavano si sarebbe spenta in tempi molto più contenuti, anche per l’insostenibilità prolungata dell’impiego di un esercito fondato in parte non trascurabile sulla riserva, su forze sottratte all’’ordinaria quotidianità produttiva di un paese in sofferenza se privato di una così cospicua forza lavoro.
Invece anche Israele sembra precipitato in un tragico gioco dell’oca, dove al primo inciampo si torna al punto di partenza.
I bombardamenti continuano, gli ostaggi restano in mano ai terroristi quale irrinunciabile moneta di scambio per concessioni sempre più difficili da ottenere, gli estremisti di destra continuano a tenere in scacco il governo, ed anzi si rafforzano nella consapevolezza delle spalle coperte dalla nuova amministrazione statunitense; Netanyahu poi ha preso dimestichezza con l’uso bieco della guerra per fini propri, privati e politici.
Anzi, la sua spavalderia non pare più contenibile se si pensa che i suoi guai ad inizio conflitto erano ben più gestibili rispetto a quelli odierni, due dei quali schiaccerebbero chiunque.
In primis l’inchiesta sul 7 ottobre, atta a far luce sulle ragioni del disastro. Ad indagini tecnico militari appena concluse la tensione si tagliava col coltello, il responsabile delle lunghe indagini dichiarò che finalmente si sapeva cosa era accaduto, ma non il perché.
E quel perché chiama evidentemente in causa la responsabilità di Netanyahu che un giorno o l’altro emergerà, ma che ora lui dribbla con abilità e furbizia.
Inoltre, oltre la moglie, ora due suoi fedelissimi collaboratori, già arrestati per corruzione, potrebbero far emergere un suo coinvolgimento attivo in un Qatar Gate mediorientale.
Ma BiBi sembra non darsene per inteso e ravviva la fiamma dello scontro con Hamas ed altri nemici dell’area.
Anche se l’intensità dello scontro non è quella delle prime settimane e le eliminazioni mirate di soggetti di rango sembrano obiettivi prediletti rispetto a quelli di massa, non vi e dubbio che, venuta meno quel poco di capacità mitigatrice statunitense, poche restano le variabili che potrebbero promuovere l’uscita dallo stallo.
In primis la contestazione palestinese di Hamas e l’appoggio che essa gode da parte di Fatah.
Poi le purghe che Netanyahu non riesce a far ingoiare a Ronen Bar, il potente Capo dei Servizi ed il sostegno di chi lo ha preceduto: tutti costoro e forse altri, potrebbero vuotare il sacco e dire ciò che sanno sul 7 ottobre ed affini. Magari con il sostegno della piazza dei parenti degli ostaggi, Israele, liberatasi dei soggetti impuri, potrebbe tornare ad essere una democrazia senza smagliature, senza sconti per nessuno, ad iniziare dal Primo Ministro in carica.
Leonardo Tricarico

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