Notizie dall'Italia

Piccole Medie Imprese (PMI): aerospazio
Considerazioni del generale Tricarico sull'attuale situazione e sugli strumenti di cui ci dovremo dotare...
30-06-2025 - Anche nel settore dell’aerospazio e della difesa la spina dorsale del sistema industriale è rappresentato dalle Piccole Medie Imprese (PMI); Leonardo, il loro “datore di lavoro” ne annovera oltre duemila.Una vera galassia che però, contrariamente a quello che succede negli spazi stellari, non gira alla perfezione, è largamente affetta da disallineamenti che provocano non banali aree di inefficienza nell’intero comparto.
Leonardo, nella consapevolezza che l’interazione con i numerosi, forse troppi, suppliers andasse rivisitata, lanciò nel 2019 il progetto LEAP 2020 (Leonardo Empowering Advanced Partnership) mediante il quale si prefiggeva di riorganizzare i rapporti con i suoi fornitori, valorizzando i più virtuosi sino a concepire una partnership con i migliori, e sfoltendo le fila degli altri.
A distanza di oltre cinque anni dal suo varo, il progetto non sembra aver colto i risultati sperati; i suppliers sono sempre tutti li ad attendere commesse, isolati dal contesto generale, confidenti, in silenzio, che il rapporto con Leonardo continuerà o fiduciosi, molti altri, che prima o poi in qualche maniera entreranno nel giro di Leonardo.
Molte PMI sono iscritte all’AIAD (Aziende Italiane Aerospazio e Difesa) una federazione che rappresenta le aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza. Negli ultimi anni, anche grazie ad un management di rilevante spessore, le performances di AIAD paiono aver subito un salto di qualità e tuttavia con le PMI vi sono ancora spazi di notevole miglioramento, il loro isolamento rimane quasi immutato, forse anche perché la struttura di AIAD, attenta ai federati di notevoli dimensioni, non ha l’organizzazione ottimale per promuovere, rappresentare e sostenere anche le aziende più piccole.
Significativa, e totalmente rispondente al vero, la lagnanza dell’amministratore di un’azienda umbra, il quale, nel corso di un convegno sul Tempest, il caccia di sesta generazione lo scorso ottobre alla Camera dei Deputati, denunciò senza mezzi termini lo stato di totale inconsapevolezza in cui le PMI italiane erano mantenute riguardo al miliardario programma italo, nippo-britannico.
Più significative le difficoltà, comprovate, di accedere ai fondi comuni europei (EDF) mediante la partecipazione, in associazione ad altre società partner, a progetti comuni di ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie innovative.
Fondi rilevanti ammontanti ad 8 miliardi dal 2021 al 2027.
In questi tempi poi stanno nascendo, ad opera di soggetti con accesso a fondi finanziari, iniziative tendenti a inventariare le PMI più promettenti, a valorizzarle e ad inserirle nel mercato globale mettendone a frutto le potenzialità competitive.
Questo il quadro che a grandi linee definisce un panorama frastagliato, poco accudito, disorientato e privo di una rotta da seguire.
Ammesso (e non concesso) che tutto questo sia accettabile in tempi ordinari, le fin troppo chiare prospettive negli anni a venire del comparto sicurezza e difesa impongono un riassetto generale della galassia delle PMI, un impegno determinato e risolutivo che le metta in grado di affrontare con successo le sfide all’orizzonte e di coglierne tutte le opportunità.
Una responsabilità plurima, a cominciare dai ministeri vigilanti o competenti, Economia, Difesa ed Industria.
Per passare poi all’operatore di riferimento, al campione nazionale, Leonardo, per capire intanto che fine ha fatto il LEAP 2020. L’idea era certamente valida, ma a che punto si è arenata e per quale motivo?
Va ripresa e rimessa in corsa o è meglio pensare ad altro?
A qualcosa ad esempio simile ad uno sportello unico, a cui le aziende si possano rivolgere per qualunque esigenza conoscitiva, di indirizzo, di assistenza o di accompagnamento alla competizione nel mercato globale.
Un compito questo che potrebbe essere condiviso con AIAD dopo i probabili riassetti interni volti a fronteggiare meglio i nuovi compiti.
Come tutte le iniziative volte a gestire questi bizzarri tempi, occorre non perdere lucidità, come purtroppo è capitato ad Ursula von der Leyen ed alla sua scomposta proposta di riarmo da 800 miliardi.
Non è quello il bandolo della matassa, semmai ne è il tratto finale. Si metterà mano a fondi comuni o di altro tipo solo quando gli Stati Maggiori ci faranno capire quali strumenti occorrono per affrontare gli scenari che le confrontazioni militari più recenti hanno disegnato.
Solo allora sapremo cosa serve, di quali sistemi ci dobbiamo dotare, non prima.
E per allora anche il nostro sistemo industriale dovrà girare a regime, PMI comprese.
Leonardo Tricarico

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