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foto di: archivio Cybernaua
Afghanistan una crisi senza l’attenzione dei Media
Ne parla il generale Giuseppe Morabito del Direttorio della NATO Defence College Foundation
03-08-2025 - Il modo viene, quotidianamente e dettagliatamente, informato del conflitto iniziato con l’aggressione della Russia all’Ucraina e delle vicende a Gaza che hanno fatto seguito l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre del 2023.
Si è recentemente parlato delle “scaramucce’ di confine sia tra India e Pakistan, si legge, in questi giorni, delle problematiche di frontiera tra Cambogia e Tailandia, qualche triste notizia viene fatta conoscere in merito alla repressione sanguinaria delle popolazioni curde nel nord della Siria e armene nel Nagorno Karabakh, da parte del presidente turco Erdogan, ma poco si sa di cosa avviene in Afghanistan paese caduto nelle mani dei talebani dopo 20 anni di presenza NATO.

Un mese fa la Russia di Putin è diventata il primo Paese a riconoscere il governo talebano in Afghanistan da quando il gruppo ha preso il potere nel 2021. La presa di posizione di Mosca ha, purtroppo, consolidato anni di impegno più discreto e segnato una svolta radicale rispetto alle profonde ostilità che hanno caratterizzato i legami con la Russia durante il primo periodo al potere del gruppo nello scorso millennio.
Da quando i talebani hanno riconquistato Kabul nell'agosto di quattro anni fa, subentrando al governo dell'allora presidente Ashraf Ghani, diverse nazioni, tra cui alcune che storicamente hanno considerato il gruppo come avversario, hanno contattato i talebani.
Eppure, fino a ad un mese fa, nessuno ha formalmente riconosciuto i talebani al potere, come, invece, ha fatto il ministero degli Esteri russo che ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il riconoscimento da parte di Mosca del governo talebano aprirà la strada alla cooperazione bilaterale con l'Afghanistan.

"Riteniamo che l'atto di riconoscimento ufficiale del governo dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan darà impulso allo sviluppo di una produttiva cooperazione bilaterale tra i nostri Paesi in vari settori", si è letto nella dichiarazione russa.
Il Ministero degli Esteri di Mosca ha affermato che cercherà la cooperazione nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'agricoltura e delle infrastrutture. In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul Zhirnov ha incontrato il ministro degli Esteri afghano Amir Khan Muttaqi e gli ha comunicato la provocatoria decisione del Cremlino di riconoscere il governo talebano in Afghanistan.
In questi giorni, un rapporto delle Nazioni Unite afferma che i talebani forniscono ancora rifugio a molti gruppi terroristici, tra cui Al-Qaeda e i suoi alleati, che, conseguentemente, minacciano l'Asia centrale, e, molto probabilmente, l’Occidente intero!
Secondo fonti dell’opposizione ai talebani, molti membri di Al-Qaeda di origine araba si trovano nelle 6 province di Ghazni, Helmand, Kandahar, Kunar, Uruzgan e Zabul. Sarebbero stati segnalati diversi campi di addestramento di Al-Qaeda in tutto l'Afghanistan e recentemente ne sono stati identificati altri tre (probabilmente piccoli e con attrezzature rudimentali).

I talebani avrebbero persino permesso ai combattenti di gruppi legati ad Al-Qaeda di entrare nelle proprie forze di sicurezza e unità dell'esercito nelle province settentrionali e ci sarebbero, nel paese, 2.000 combattenti, reclutati in Afghanistan e dall'Asia centrale.
Alcune informazioni confermano che l'ISIS continua a indottrinare i bambini nelle madrase (scuole coraniche) e ha istituito corsi di addestramento al suicidio per minori di circa 14 anni.
Il gruppo di ricerca di afghani rifugiati nel nostro paese, ha nuovamente analizzato gli episodi di vendetta dei talebani contro gli ex membri delle forze armate afghane, evidenziando dati scioccanti su omicidi e torture. Secondo le informazioni relative ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio 2025, i servizi di intelligence dei talebani hanno assassinato deliberatamente 57 ex militari. Una cifra allarmante che “smaschera” la falsa promessa di amnistia generale annunciata dal governo talebano che controlla ora il paese.

Fin dall’inizio del dominio talebano in Afghanistan, gli stessi hanno perseguito una politica di vendetta sistematica contro le forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Afghanistan e con l’intensificarsi delle espulsioni forzate degli ex militari afghani dall’Iran, il gruppo ha ulteriormente accelerato la propria campagna di “pulizia silenziosa” nei loro confronti.
Come noto, l’Italia non intrattiene relazioni diplomatiche con Kabul dal ritorno al potere dei talebani e, come la quasi totalità degli altri Paesi, ha ricollocato la nostra ambasciata a Doha (Qatar). Al tempo stesso, sono portati avanti contatti pragmatici con quelle autorità di fatto, sebbene a livelli minimi. Ciò, ovviamente, non rappresenta una legittimazione del regime talebano e viene fatto nel quadro di un’azione prioritaria di prevenzione della migrazione clandestina e di contrasto ai trafficanti di esseri umani e per facilitare le attività di assistenza umanitaria in loco.

Da anni il mondo assiste alla totale negazione dei diritti delle donne in Afghanistan da parte dei talebani. Una situazione che è definibile come “deterioramento senza precedenti dei diritti delle donne”. Per le adulte, le ragazze e le bambine, la vita sotto il regime dei talebani comporta una miseria e una solitudine sempre più profonda e drammatica da affrontare quotidianamente.  Tutti gli aspetti della vita delle donne a ogni età sono limitati: l’istruzione, l’occupazione, l’abbigliamento, ma anche l’accesso al sistema giudiziario e i viaggi fuori casa.
Le donne vengono cancellate dalla vita pubblica: vietato coltivare sogni e aspirazioni, mentre fame, povertà, violenza di genere e matrimoni combinati sono pericoli quotidiani. 
Non è necessario aggiungere altro…

Giuseppe Morabito
 
  


 
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