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Paura del ricordo?
''Banti'', scuola di Santa Croce sull’Arno non vuole dire agli alunni che il 12 novembre l’Italia commemora i caduti a Nassiriyah…
10-11-2025 - Fra pochi giorni è il 22° anniversario dell’attacco subito dal Rgt. Carabinieri MSU in Iraq, a Nassiriyah, e apprendo che la scuola “Banti” di Santa Croce sull’Arno, all’invito del Comune di far partecipare gli alunni di 3^ media ad un incontro con l’Arma, per ricordare quell’episodio doloroso per l’Italia, ha cortesemente rifiutato, con delibera del Consiglio d’Istituto.

Tranquilli, non vi annoio con pistolotti retorici su Caduti, Onore, Patria e Bandiera: credo ci abbian pensato già altri. E cerco di affrontare l’evento da altro punto di visuale.
Fra le giustificazioni leggo sette-otto righe di blaterazioni piene di “ricerca di confronto”, “apertura a tutti della scuola”, “condivisione e dialogo”, condite dall’assicurazione sussiegosa che si voglia “costruire un rapporto di fiducia coi carabinieri cui è affidata la sicurezza sociale” (dico io: insieme ad altri soggetti).

Ciò conferma che all’evento si sia dato un valore politico.
Credo invece che ricordare delle persone uccise mentre svolgevano il loro lavoro sia solo una forma di rispetto elementare, come commemorare – ad esempio – un professore o un calciatore colti da infarto durante una lezione o nel corso di tenzone pedatoria. Insomma, non si dovrebbe andare a scandagliare se avessero una tessera di partito e quale essa fosse.

Tuttavia la palma per la scusante più esilarante, in perfetto – solito – stile “non ce l’abbiamo con i militari, ci mancherebbe, ci son ragioni ostative che dovete tutti comprendere e se ci seguite vi convincerete che siam nel giusto”, va a: “un incontro del genere dovevamo prepararlo, e non c’era tempo per rendere i fanciulli in grado di comprendere tutte le sfaccettature …”.
E qui, mi spiace, non solo casca, ma si spiaccica l’asino, come quello che morì sul ponte, per l’esplosione, e di cui parlo nel mio libro “Nassiriyah”, avendolo fatto assurgere a paradigma di cosa voglia dire essere al posto sbagliato nel momento altrettanto sbagliato.

Si spiaccica ‘sto povero ciuco, perché abbiamo scuole che riescono a spiegare cosa sia accaduto “davvero” durante la Resistenza e la Guerra di Liberazione … al riguardo, le considero straordinarie in quanto credo che idee perfettamente chiare sull’intero capitolo non le abbia nessuno.
E poi ci son quelle che riescono a dimostrare che l’incontrollato afflusso dell’intero continente africano nei nostri lidi ci renderebbe incredibilmente migliori, e con pensioni d’oro.
E quelle che ritengono opportuno far partecipare alla fase educativa dei nostri pargoli qualche Drag Queen, perché … non si sa mai e tutto fa brodo.
Per non parlare di quelle fenomenali, che riescono a preparare benissimo i bimbi all’inc-lusione, pregando “Allah Akbar!” in moschea, genuflessi appecoronati.

Beh, abbiamo istituti che oltre ai programmi ministeriali riescono a far miracoli d’inc-lusione, eppure a Santa Croce sull’Arno non riusciamo a dire agli alunni che il 12 novembre l’Italia commemora quei carabinieri, e tanti altri soldati e civili, Caduti durante missioni volte a ripristinare, imporre o mantenere la pace?
Non si riesce a “includere” fra i messaggi propinati ai ragazzi quello del maresciallo dei carabinieri?
Badare bene che la celebrazione del 12 novembre non nacque da iniziativa della giunta di centro(?)-destra di S. Croce sull’Arno, ma da scelta dello Stato, valida quindi per tutto il territorio dell’Italia che dovrebbe rimanere “una e indivisibile”.

O i bimbi sono idioti – tesi difficile da sostenere – o il Collegio d’Istituto annovera una maggioranza d’inc-lusori a senso unico.
Meglio avessero avuto, quei docenti, il coraggio di dire ciò che pensavano davvero.
Non c’è nulla di male, se hai un paio d’attributi, a sostenere che proprio non riesci a sopportare uniformi, stellette e tutto ciò che ha vago sapore d’ordine e disciplina.
Invece eccoli lì, a bizantineggiare, con parole e parole che s’ammonticchiano fino a non far capire neppure il senso del discorso.
Ed è questa la cosa più triste.

Quando non si ha neppure il coraggio di dire ciò che si ritiene comunque giusto, oppure si ha paura di quella che – al contrario – è la verità che non si condivide. Allora sorge il dubbio che ciò per cui si combatte non meriti neppure un atto di fierezza intellettuale, e si distruggono secoli di filosofia idealista, di destra e sinistra.
Rimane quindi che facendo “in cotal guisa”, si cerchi solo di stare a galla, di vivacchiare, strizzando magari l’occhio a chi potrebbe regalare una candidatura nella galassia pura e dura inc-lusiva.



Carmelo Burgio
 
  


 
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