Notizie dall'Italia

Nassiriyah, nevereding story
‘’A 22 anni da quel doloroso 12 novembre 2003 il ricordo è ancora vivo’’ la testimonianza del generale Burgio che si trovò là…
12-11-2025 - A 22 anni da quel doloroso 12 novembre 2003 il ricordo è ancora vivo e, rispettando le domande di qualche lettore affezionato, onde risparmiargli l’acquisto del mio “Nassiriyah. Dall’attentato alla ricerca della verità”, edito di Vallecchi-Firenze nel 2023, provo a sintetizzare in pochi minuti alcune delle risposte che mi vengono richieste. Fermo restando che la “ricerca della verità” non significa che io l’abbia trovata, ma solo che ritenga di poter dare un contributo attraverso elementi di cui ho scritto, da nessuno contestati o motivo di querela.
Considerata la delicatezza della vicenda mi attengo ai dati concreti, limitandomi a semplicissime deduzioni.
1° luogo comune: illogicità di una giustizia che, sul penale assolve, e sul civile punisce.
Orbene, si ebbero due processi penali davanti a Corti Militari, uno con rito “abbreviato” al generale dell’Esercito, e uno con rito “ordinario” al colonnello dei CC c.te la base oggetto dell’attacco.
Questi fu assolto in 1° e 2° grado. Il collega dell’Esercito fu condannato in 1° e assolto in 2°.
La Procura Generale Militare ritenne di non poter ottenere una condanna proponendo ricorso per Cassazione, non lo propose in ambo i casi e le sentenze di assoluzione di 2° grado passarono in giudicato.
I familiari dei Caduti e i feriti, non soddisfatti, proposero ricorso per Cassazione, come prevede la legge.
Questa, in assenza di un ricorso dell’organo inquirente di 2° grado poteva giudicare SOLO in materia civilistica di risarcimento dei danni.
Va da sé che se il ricorso era proponibile, poteva essere rigettato o accolto, pena un’incostituzionalità di un processo a risultato predeterminato.
Logiche le illazioni di qualcuno circa la rinuncia della Procura Generale alla Cassazione.
Col 2° grado davanti alla Corte Militare la questione rimaneva “in casa”.
Andando in Cassazione si sarebbe interloquito davanti a Corte Ordinaria, diciamo “in trasferta”. “A pensare male …” diceva il divo Andreotti … ma non mi unisco.
Anche perché la Suprema Corte ebbe il suo spazio.
La Cassazione – con 2 distinte sezioni composte da membri diversi – emise 2 sentenze con le quali stabilì che i due imputati dovessero essere sottoposti a giudizio per valutare se potessero essere loro addebitati i danni, consapevole che non potessero essere puniti penalmente.
Smantellò punto per punto le argomentazioni dell’assoluzione delle Corti Militari di 2° grado e in un caso definì la sentenza “illogica e incoerente nella progressione argomentativa relativa alla insussistenza della colpa”.
Mi sia consentita una deduzione: la Giustizia Militare ha assolto in 2° grado, non è stato sfruttato “penalmente” il 3° grado (dove siamo abituati a veder finire contese giudiziarie di ben minore rilievo), “rientrato dalla finestra” per azione delle parti civili.
Ove la Procura Generale Militare, dopo le assoluzioni in 2° grado, avesse richiesto l’intervento della Cassazione, questa non si sarebbe potuta pronunciare diversamente, e ne scaturiva condanna penale.
2° luogo comune: così tutte le volte che ci scappa il morto o il ferito il comandante va sotto processo
Prima delle sentenze di 2° grado intervenne modifica legislativa che assegnò al Ministro della Difesa la titolarità a chiedere il giudizio penale in casi analoghi a quello in esame.
L’automatismo non vi è.
Deduzione: La richiesta del ministro consegue a valutazione che tiene conto delle opinioni dei superiori gerarchici che, del mestiere, sono in grado di dire se vi siano o meno profili di responsabilità eccedenti quanto tecnicamente accettabile.
3° luogo comune: esaminare queste responsabilità può farle risalire anche al Ministro, o al Capo dello Stato, comandante le FF.AA.
Da qualche anno la legislazione è stata modificata e le responsabilità per luttuosi eventi “fuori area” s’interrompono al comandante del contingente all’estero.
Fu questo uno dei motivi della querelle che vide cozzare il gen. Vannacci con la catena gerarchica in Patria, una volta compreso che, in Iraq, avrebbe potuto rispondere delle morti per tumore da “uranio impoverito” (non so se si possa dare per scontata la relazione fra quelle morti e la presenza “fuori area”, ma la diatriba esiste).
Concludo, ribadendo che non ho paura a esprimere – nel lecito e civilmente – la mia opinione contro organi della Magistratura. Nello specifico, tuttavia, credo vi sia poco da dire, oltre a dispiacersi – da collega con le stellette per una vita – per i disagi sofferti dai protagonisti della vicenda giudiziaria.
Che per legge ora deve esaurirsi con le singole cause civili che vedono contrapposte singole vittime al generale dell’Esercito, davanti Corti Civili che devono valutare i danni da liquidare.
Carmelo Burgio

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