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''Soluzione coreana'' al conflitto in Ucraina?
Sovente citata tra le possibili soluzioni della lunga guerra in corso tra Russia e Ucraina
13-11-2025 - Ne parlò, per esempio, alcuni mesi or sono il generale americano Kellogg, inviato speciale della Casa Bianca per l’Ucraina, in un’intervista rilasciata a The Times.
Vi ha fatto inoltre riferimento anche Giuliano Ferrara, menzionandola nel titolo di un suo recente editoriale pubblicato dal quotidiano di cui è direttore, Il Foglio.
Ferrara esprime il proprio scetticismo su di essa in base a considerazioni politiche, ritenendo che “Le premesse del negoziato per una tregua non danno grande affidamento sulla possibilità di contenere l’espansionismo russo in Europa “.
Secondo lui, quindi, una soluzione del genere non deve essere scelta perché comporterebbe conseguenze peggiori per i nemici della Russia, un’opinione certamente condivisa da molti.

Secondo noi invece una tale soluzione non può essere adottata per motivi di fatto, giacché le due situazioni conflittuali in questione, esclusi aspetti marginali, sono molto diverse.
E’ bene precisare anzitutto che la guerra di Corea iniziò il 25 giugno 1950, quando l’esercito della Repubblica Popolare (governata da comunisti e la cui sovranità si estendeva sulla parte settentrionale della penisola asiatica) invase improvvisamente il territorio della Repubblica di Corea, ossia quella del Sud, riuscendo pochi giorni dopo a occuparne la capitale Seul.
Ben presto fu costituita una coalizione militare ONU guidata dagli USA, che ne costituivano la parte di gran lunga preponderante, allo scopo di respingere gli invasori e ristabilire la legalità internazionale violata. L’immediata reazione americana fu tuttavia senza dubbio determinata dalla volontà politica di impedire un’ulteriore espansione del comunismo in Asia, poiché dall’anno precedente, dopo una terribile guerra civile, pure la Cina era caduta in mano ai “rossi”.

La coalizione riuscì in breve tempo a liberare i territori occupati e poi a sua volta invase quelli settentrionali. Intervennero allora i Cinesi in favore dei loro “compagni” coreani e ricacciarono indietro le forze della coalizione, finché il fronte si stabilizzò all’altezza del 38° parallelo e la guerra diventò di posizione.
Il 27 luglio 1953 fu firmato l’armistizio tuttora vigente, poiché i due stati non hanno mai stipulato un trattato di pace.

“Soluzione coreana” vuole pertanto dire: congelamento stabile e duraturo del conflitto sulla linea del fronte in attesa di un eventuale trattato di pace.
Su tale soluzione ci sarebbe il consenso degli USA, dell’Ucraina e degli stati europei che l’aiutano, mentre la Russia la rifiuta.
Perché? Per l’elementare ragione che i Russi, seppur lentamente, da molto tempo continuano a conquistare territorio ucraino. Invece, quando fu stipulato l’armistizio coreano, da circa due anni nessuno dei due contendenti riusciva più ad avanzare in territorio nemico.
Inoltre, mentre in Corea l’ordine internazionale violato era stato ristabilito col ripristino dello status quo ante bellum, in Ucraina quasi quattro intere oblast sono in mani russe e pertanto una sospensione delle ostilità comporterebbe un riconoscimento quantomeno de facto delle perdite territoriali ucraine.

A questo riguardo occorre inoltre notare un punto d’importanza cruciale su cui non v’è la necessaria chiarezza: una “soluzione coreana” implica evidentemente la stipulazione di un armistizio, il quale ha una durata tendenzialmente indeterminata (quello tra le due Coree è in vigore da 72 anni e 3 mesi…).
Nel caso ucraino si usa però molto più spesso la parola “tregua” o “cessate il fuoco”, che significano invece semplice pausa dei combattimenti nell’attesa di poterli riprendere in modo più efficace, soprattutto da parte del belligerante in difficoltà.
Infine resterebbe il problema delle reciproche garanzie circa il rispetto dell’armistizio (o anche della tregua).

Nella penisola coreana gli Americani sbarcarono il 15 settembre 1950 e da allora non se ne sono più andati, installandovi numerose basi militari e dotando la Corea del Sud di sistemi missilistici molto potenti al fine di scongiurare una nuova invasione ed eventualmente di farvi fronte.
La Corea del Nord, dal canto suo, è addirittura diventata una Potenza nucleare e pertanto i due stati rivali sono armati fino ai denti. La Russia invece non accetterà mai la presenza di un solo soldato americano o europeo sul suolo ucraino (forse potrebbe fare un’eccezione per le forze armate di stati del Vecchio Continente rimasti neutrali) in quanto questo è proprio uno dei motivi per cui ha fatto la guerra.

In estrema sintesi, la NATO e la grande maggioranza dei Paesi UE vogliono applicare in Ucraina l’antico detto si vis pacem para bellum e la Russia vuole esattamente il contrario, cioè un’Ucraina “finlandizzata” (espressione peraltro non più attuale dato che nel 2023 il Paese nordico è diventato membro dell’Alleanza Atlantica), vale a dire neutrale e completamente demilitarizzata.

Orazio Sorrentino
 
  


 
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