Notizie dall'Italia

Italia, ponte naturale tra Occidente e Oriente
La visione dell’ambasciatore Gabriele Checchia, una delle voci più autorevoli del panorama strategico italiano
05-12-2025 - L’ambasciatore Gabriele Checchia, già rappresentante permanente d’Italia presso la NATO, ambasciatore in Libano e consigliere diplomatico di diversi Ministri della Difesa, è oggi una delle voci più autorevoli del panorama strategico italiano. Con un’esperienza maturata nei principali teatri euro-atlantici e mediorientali, offre una lettura lucida e divulgativa del ruolo che l’Italia può svolgere in un’epoca segnata da instabilità e trasformazioni globali.Nel panorama internazionale attuale, attraversato da tensioni che si estendono dal Mediterraneo all’Europa orientale, l’Itali può tornare a essere un punto di equilibrio.
Secondo Checchia, la credibilità del nostro Paese non deriva soltanto dalla sua posizione geografica, ma soprattutto dalla storica tradizione diplomatica fondata su dialogo, ascolto e mediazione: qualità che diventano ancora più preziose in tempi di forte polarizzazione.
Trump, Europa e nuovi equilibri globali
Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il quadro geopolitico internazionale potrebbe subire un’accelerazione significativa. Checchia sottolinea come il nuovo corso statunitense possa puntare rapidamente alla chiusura del conflitto in Ucraina, concentrando l’attenzione americana sulla competizione strategica con la Cina.
Per l’Europa questo significa una cosa essenziale: assumersi maggiori responsabilità, sia nel campo della difesa sia nella gestione delle crisi nel proprio vicinato. Un passaggio che, se affrontato con determinazione, potrebbe trasformarsi in una vera opportunità per l’Italia.
Medioriente: l’importanza di parlare con tutti
Nel dossier mediorientale, l’ambasciatore riconosce l’impegno dell’Italia nel mantenere aperti i canali diplomatici in una fase resa incandescente dal conflitto israelo-palestinese e dalle tensioni regionali.
Il lavoro diplomatico portato avanti dal ministro Tajani, insieme alla nostra rete all’estero, ha contribuito a evitare pericolose escalation e a promuovere un approccio di dialogo inclusivo.
In questa prospettiva, Checchia giudica positivamente anche l’invito rivolto ad Abu Mazen durante Atreju, un gesto che testimonia la volontà italiana di parlare con tutte le parti coinvolte nel processo di pace. Tuttavia, ribadisce un punto centrale: solo un’Autorità Nazionale Palestinese rinnovata, credibile e rappresentativa potrà sedersi con autorevolezza a un tavolo negoziale e contribuire a una soluzione stabile.
Un ruolo che l’Italia può giocare davvero
La forza della diplomazia italiana, ricorda Checchia, è sempre stata quella di non chiudere le porte a nessuno. L’Italia dialoga con Washington come con Parigi, con i Paesi arabi come con Israele, mantenendo posizioni ferme senza rinunciare al compromesso quando necessario.
In un Mediterraneo sempre più teso, questa capacità di unire invece che dividere rappresenta un vantaggio strategico che il nostro Paese può e deve valorizzare.
Uno sguardo ottimista nonostante tutto
Pur consapevole delle difficoltà del momento, l’ambasciatore mantiene una visione costruttiva: la diplomazia, quando sostenuta da coerenza e visione politica, resta lo strumento più efficace per prevenire nuove escalation e accompagnare i processi di stabilizzazione.
Per l’Italia è una sfida, ma anche un’occasione per riaffermare la propria identità storica: quella di ponte naturale tra Occidente e Oriente.
Pierangelo Panozzo

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