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foto di: Archivio cybernaua
Difesa, il ''piano Crosetto'' sfida la politica
‘’Servono scelte trasversali’’… Il ‘’documento programmatico’’ presentato dal ministro porta i numeri sul tavolo del Parlamento
13-12-2025 - ìLe scorte di munizioni bastano appena per le esercitazioni.
I sistemi missilistici sono obsoleti. La cybersicurezza è vulnerabile.
Il Documento Programmatico presentato dal ministro porta i numeri sul tavolo del Parlamento: può diventare un’agenda nazionale?

Raramente un ministro della Difesa riesce a far discutere il Parlamento di sicurezza nazionale senza scivolare nella retorica o nelle polemiche di parte.
Il ‘’documento programmatico illustrato da Guido Crosetto in Commissione’’ ci è riuscito, almeno nelle intenzioni: mettere nero su bianco le carenze strutturali delle Forze Armate e chiedere alla politica una risposta che vada oltre la legislatura.
Il messaggio di fondo è semplice: l’Italia non può più permettersi di rimandare.
La guerra in Ucraina, l’instabilità nel Mediterraneo, la competizione tecnologica globale hanno cambiato le regole.
E mentre il quadro strategico si è trasformato, il sistema di difesa italiano è rimasto sostanzialmente fermo.

Le munizioni non bastano nemmeno per le esercitazioni
Il primo dato che emerge dal piano è preoccupante: le scorte di munizioni delle nostre Forze Armate sono insufficienti persino per sostenere cicli prolungati di addestramento. Non è un dettaglio tecnico.
In ambito NATO, dove la deterrenza si basa sulla capacità concreta di risposta rapida, le parole contano poco se mancano le scorte.
“Senza munizioni adeguate, qualsiasi sistema avanzato resta sulla carta”, ha spiegato Crosetto ai parlamentari.
Lo stesso problema riguarda i sistemi di difesa aerea e missilistica. I conflitti recenti hanno dimostrato che questi dispositivi non proteggono solo obiettivi militari, ma infrastrutture civili critiche: centrali elettriche, ospedali, reti di comunicazione.
Paesi come Polonia e Romania hanno già investito massicciamente.
L’Italia è in ritardo.

Eurofighter e Eurodrone: cooperare per contare
Tra le priorità indicate dal ministro ci sono i programmi comuni con gli alleati europei: dall’aggiornamento dell’Eurofighter all’Eurodrone, fino ai sistemi integrati di difesa missilistica.
Per alcuni critici si tratta di una cessione di sovranità. Per Crosetto è l’esatto opposto: “Nessun Paese europeo può oggi permettersi sistemi completamente autonomi senza condannarsi all’irrilevanza.
L’interoperabilità ci rende più forti, non più deboli”.
È un punto che trova consensi anche nell’opposizione, almeno tra chi segue i dossier della Difesa. Perché il vero nodo non è ideologico, ma pratico: l’Italia può continuare a fare da sola o deve accettare che la sicurezza moderna si costruisce insieme agli alleati?

Il tallone d’Achille si chiama logistica
Meno visibile ma altrettanto urgente è il tema della mobilità strategica e della logistica. “Possiamo avere i migliori mezzi del mondo, ma se non riusciamo a spostarli rapidamente dove servono, contiamo poco”, ha sintetizzato il ministro. Il problema non è solo di soldi, ma di procedure: burocrazia lenta, frammentazione amministrativa, catene di comando ridondanti.
Crosetto ha parlato chiaro: “Prima di chiedere altri fondi, dobbiamo rendere efficiente quello che già abbiamo”.
Un messaggio che piace a chi chiede rigore nella spesa pubblica, ma che impone anche una riforma profonda dell’amministrazione della Difesa.

Cyber e spazio: le nuove frontiere del rischio
La parte meno nota del piano riguarda cybersicurezza e spazio.
Due ambiti invisibili al grande pubblico, ma decisivi. Un attacco informatico ben orchestrato può paralizzare ospedali, banche, trasporti e reti energetiche senza sparare un colpo.
L’Italia ha capacità difensive, ma frammentate e sottodimensionate rispetto alla minaccia.
Stesso discorso per lo spazio. I satelliti per comunicazioni, GPS e osservazione sono ormai indispensabili non solo per le operazioni militari, ma per la vita quotidiana di cittadini e imprese.
Proteggerli è una priorità strategica che non può essere ulteriormente rimandata.

Un piano che può unire, se la politica vuole
Nelle prossime settimane il Documento verrà discusso in Parlamento. La partita è aperta. L’opposizione chiede garanzie sui costi, sulla trasparenza e sul controllo parlamentare. La maggioranza spinge per accelerare. Ma c’è un dato che attraversa gli schieramenti: nessuno contesta seriamente la diagnosi.

“Abbiamo un problema strutturale”, ha ammesso in Commissione anche un deputato del Partito Democratico.
“Il punto è come affrontarlo senza strappi finanziari e con un metodo condiviso”.
È proprio qui che si gioca la partita politica: riuscire a trasformare un piano di governo in un’agenda nazionale.
Perché la sicurezza, come ha ricordato Crosetto, non è un tema di destra o di sinistra.
È la precondizione perché tutto il resto funzioni: il welfare, l’economia, la diplomazia. Ignorarlo in un mondo che cambia così in fretta non sarebbe neutralità.
Sarebbe, semplicemente, una scelta irresponsabile.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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