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Piano Mattei: perché l’Italia non ha incluso anche la Guinea Equatoriale?
Alla luce degli sviluppi più recenti nel Golfo di Guinea, sorge la domanda legittima
06-02-2026 - Nel dibattito sulla proiezione italiana in Africa, il Piano Mattei è diventato il simbolo di una nuova strategia energetica, industriale e diplomatica verso il continente. Il progetto, che coinvolge oggi una selezione di Paesi africani considerati prioritari, nasce con l’obiettivo di creare partnership paritarie, rafforzare la sicurezza energetica e costruire filiere industriali condivise.
Eppure, alla luce degli sviluppi più recenti nel Golfo di Guinea, sorge una domanda legittima: non sarebbe stato opportuno includere fin da subito anche la Guinea Equatoriale tra i Paesi del Piano Mattei?

Un accordo che riapre il dossier
Nel febbraio 2026, la Guinea Equatoriale ha firmato con ENI un accordo di ricognizione upstream, un passo preliminare verso nuove attività esplorative e di sviluppo. L’intesa arriva in un momento strategico: pochi mesi prima del lancio della licensing round EG Ronda 2026, che metterà sul mercato 24 blocchi petroliferi e gas con condizioni fiscali riviste e più competitive.
Le riforme varate nel 2024 hanno ridottol’imposta sulle società dal 35% al 25% e la tassa sui dividendi dal 25% al 10%
Un segnale chiaro: Malabo vuole tornare attrattiva per le major internazionali.

Da gigante petrolifero a hub del gas
La Guinea Equatoriale non è un attore marginale. Nei primi anni 2000 produceva oltre 300.000 barili al giorno, grazie a campi come Zafiro e Alba. Il declino naturale dei giacimenti, non compensato da nuove scoperte, ha però ridotto la produzione sotto i 150.000 barili al giorno già nel 2016.
Oggi il Paese sta tentando una trasformazione strategica: da produttore in declino a hub regionale del gas.
Al centro di questa strategia c’è il progetto Gas Mega Hub, che ruota attorno al complesso di Punta Europa. Il piano prevede: Collegamento di nuovi campi offshore; Valorizzazione del gas di Alba; Sviluppo del progetto Aseng, con circa 690 milioni di dollari di investimenti.
Nel 2025, inoltre, ConocoPhillips ha esportato il primo carico di GNL dal terminale di Punta Europa e firmato accordi per progetti che potrebbero sbloccare fino a 9 miliardi di dollari.
Parallelamente, Chevron ha rafforzato la partecipazione della compagnia nazionale GEPetrol nel campo Aseng, mentre Guinea Equatoriale e Camerun hanno avviato lo sviluppo congiunto dei campi Yoyo-Yolanda.

Un Paese piccolo, ma strategico
La Guinea Equatoriale dispone di 1,1 miliardi di barili di riserve provate di petrolio e di 1,7 trilioni di piedi cubi di gas
Nonostante le difficoltà macroeconomiche, il Paese resta una delle province energetiche più interessanti del Golfo di Guinea. Secondo l’African Energy Chamber, si tratta di una regione ancora sottosfruttata, con potenziali miliardi di barili da scoprire.

Paradosso italiano
Qui emerge il nodo strategico.
L’Italia è presente con ENI, ha una lunga tradizione industriale nel settore oil & gas, promuove il Piano Mattei come architrave della sua politica africana
Eppure, la Guinea Equatoriale non rientra tra i Paesi prioritari del piano.
Questo crea un paradosso: Roma punta su grandi partner energetici africani, ma trascura un piccolo Stato con cui esiste già una cooperazione concreta, operativa e storica nel settore.

Una scelta strategica mancata?
Dal punto di vista geopolitico, includere la Guinea Equatoriale nel Piano Mattei avrebbe offerto diversi vantaggi:

1. Sicurezza energetica
Un hub gas nel Golfo di Guinea può contribuire alla diversificazione delle forniture.

2. Presenza industriale italiana
Con ENI già operativa, l’Italia dispone di un “ponte naturale” per progetti infrastrutturali, logistici e tecnologici.

3. Dimensione gestibile
A differenza di grandi economie africane, la Guinea Equatoriale è un Paese piccolo, dove progetti mirati possono produrre effetti rapidi e visibili.

4. Posizionamento geopolitico
Il Golfo di Guinea è un’area di crescente competizione tra Europa, Cina, Stati Uniti e Turchia.

Piano Mattei come piattaforma aperta
Il Piano Mattei, tuttavia, non è una lista chiusa. È concepito come un programma modulare e progressivo, destinato ad ampliarsi in base a progetti e opportunità.
L’accordo ENI del 2026 potrebbe quindi rappresentare un punto di ingresso operativo, una test-case energetica o addirittura il primo tassello di una futura integrazione della Guinea Equatoriale nel piano.

La vera domanda
Alla luce di questi sviluppi, la questione non è più solo energetica, ma politica e strategica:
l’Italia può permettersi di non includere nel Piano Mattei un Paese dove è già presente, dove si stanno aprendo nuovi blocchi energetici e dove esiste un progetto di hub regionale del gas?
Forse la risposta arriverà nei prossimi mesi.
Ma una cosa è certa: nel nuovo scacchiere energetico africano, anche i Paesi piccoli possono avere un peso strategico decisivo.
E ignorarli, talvolta, può costare più che investirci.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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