Notizie dal Mondo

Afghanistan today
The Diplomacy that endures and the Women who refuse to surrender
09-02-2026 - Today’s Afghanistan is not only a country under Taliban rule. It is also a nation that continues to exist through its diaspora, its women, and representatives who, despite having no government behind them, strive to keep alive the voice of a forgotten people. Among these figures is ambassador Khaled Ahmad Zekriya, who from Rome continues to represent the Afghanistan that emerged after 2001, despite the fall of Kabul in August 2021.
His presence is a form of political and moral resistance.
It is not a symbolic gesture, but a clear message: Afghanistan does not coincide with the Taliban regime.
There is another Afghanistan—made up of students, professionals, women activists, journalists, civil servants, former high-ranking military personnel, and MPs—who believed in a different future and are now paying the price for that hope.
A country where women have been erased
Since the Taliban’s return to power, Afghanistan has become the only country in the world where girls are banned from education beyond primary school. In just a few years, a series of decrees has progressively excluded women from public life.
Today, girls are barred from secondary education, women are banned from universities, female employment is almost entirely prohibited, freedom of movement is severely restricted and women’s voices have been removed from public spaces.
This amounts to a system of gender segregation without precedent in the 21st century.
According to the United Nations, more than two-thirds of the Afghan population requires humanitarian assistance, while millions of women and children face food insecurity.
Representing a country without a government
In this context, ambassador Khaled Ahmad Zekriya and other representatives of the Islamic Republic of Afghanistan (IRoA) do have a state, but not a government.
The definition of “state” has evolved over the last 20 years. Nonetheless, they are able to represent Afghanistan based on the Vienna Conventions of 1961 and 1963, as a nation-state, maintaining diplomatic legitimacy even in the absence of a functioning government.
His work focuses on three main priorities: keeping international attention on the Afghan crisis, supporting the diaspora and refugees, defending the rights of Afghan women and citizens.
It is diplomacy without a government, but not without credibility. In several European capitals, these representations remain the last visible link to pre-Taliban Afghanistan.
Women as the face of resistance
Despite repression, Afghan women continue to resist.
Underground, they organize secret schools, support networks, and civic initiatives.
Many who have found refuge in Europe are rebuilding their lives while giving voice to those left behind.
In Italy, the Afghan community has grown rapidly since 2021, numbering over 30,000 people.
Across Europe and the Balkans, this number rises to approximately 300,000, including refugees, asylum seekers, and members of the diaspora.
Among them are doctors, lawyers, teachers, former high-ranking military personnel, and MPs, often forced to accept work far below their qualifications. Many women have launched empowerment and integration projects, turning exile into a form of active testimony.
The silence of the West
Since the 2021 withdrawal, international attention on Afghanistan has steadily faded. Yet the humanitarian crisis continues to deepen, and fundamental rights remain suspended.
The international community faces a dilemma: engage with the Taliban to deliver humanitarian aid, or maintain a hard line to avoid legitimizing a regime that systematically denies basic rights.
In this vacuum, the voices of those who continue to represent Afghanistan—and of Afghan women themselves—become even more vital.
They remind the world that this is not merely a geopolitical issue, but an ongoing human tragedy.
A future still unwritten
Afghan history shows that no regime is permanent. Societies evolve, generations grow, and ideas survive even in the darkest moments.
Afghan women, now deprived of education, work, and speech, remain the country’s greatest resource. And those who continue to defend their rights, even without a government behind them, prove that Afghanistan has not disappeared—it is waiting to breathe again.
In a world distracted by new crises, their voices deserve to be heard—and supported.
Versione italiana
Afghanistan oggi
La diplomazia che resiste e le donne che rifiutano di arrendersi
L’Afghanistan di oggi non è solo un paese sotto il regime talebano. È anche una nazione che continua a esistere attraverso la sua diaspora, le sue donne e rappresentanti che, pur non avendo un governo alle spalle, si battono per mantenere viva la voce di un popolo dimenticato.
Tra queste figure c’è l’ambasciatore Khaled Ahmad Zekriya che da Roma continua a rappresentare l’Afghanistan emerso dopo il 2001, nonostante la caduta di Kabul nell’agosto 2021.
La sua presenza è una forma di resistenza politica e morale. Non è un gesto simbolico, ma un messaggio chiaro: l’Afghanistan non coincide con il regime talebano. Esiste un altro Afghanistan—fatto di studenti, professionisti, attiviste, giornalisti, funzionari pubblici, ex alti ufficiali militari e parlamentari—che ha creduto in un futuro diverso e che ora sta pagando il prezzo di quella speranza.
Un paese in cui le donne sono state cancellate
Dal ritorno al potere dei talebani, l’Afghanistan è diventato l’unico paese al mondo in cui alle ragazze è vietata l’istruzione oltre la scuola primaria. In pochi anni, una serie di decreti ha progressivamente escluso le donne dalla vita pubblica.
Oggi:
∙ alle ragazze è vietata l’istruzione secondaria
∙ alle donne è vietato l’accesso alle università
∙ l’occupazione femminile è quasi totalmente proibita
∙ la libertà di movimento è severamente limitata
∙ le voci delle donne sono state rimosse dagli spazi pubblici
Tutto questo equivale a un sistema di segregazione di genere senza precedenti nel XXI secolo. Secondo le Nazioni Unite, più di due terzi della popolazione afghana necessita di assistenza umanitaria, mentre milioni di donne e bambini affrontano l’insicurezza alimentare.
Rappresentare un paese senza governo
In questo contesto, l’ambasciatore Khaled Ahmad Zekriya e altri rappresentanti della Repubblica Islamica dell’Afghanistan (IRoA) hanno uno Stato, ma non un governo.
La definizione di “Stato” si è evoluta negli ultimi 20 anni. Ciononostante, essi sono in grado di rappresentare l’Afghanistan sulla base delle Convenzioni di Vienna del 1961 e del 1963, come Stato-nazione, mantenendo la legittimità diplomatica anche in assenza di un governo funzionante.
Il suo lavoro si concentra su tre priorità principali:
∙ mantenere l’attenzione internazionale sulla crisi afghana
∙ sostenere la diaspora e i rifugiati
∙ difendere i diritti delle donne e dei cittadini afghani
È diplomazia senza governo, ma non senza credibilità. In diverse capitali europee, queste rappresentanze restano l’ultimo legame visibile con l’Afghanistan pre-talebano.
Le donne come volto della resistenza
Nonostante la repressione, le donne afghane continuano a resistere. In clandestinità, organizzano scuole segrete, reti di sostegno e iniziative civiche.
Molte di coloro che hanno trovato rifugio in Europa stanno ricostruendo le proprie vite dando voce a chi è rimasto indietro.
In Italia, la comunità afghana è cresciuta rapidamente dal 2021, raggiungendo oltre 30.000 persone.
In tutta Europa e nei Balcani, questo numero sale a circa 300.000, includendo rifugiati, richiedenti asilo e membri della diaspora. Tra loro ci sono medici, avvocati, insegnanti, ex alti ufficiali militari e parlamentari, spesso costretti ad accettare lavori ben al di sotto delle loro qualifiche.
Molte donne hanno lanciato progetti di empowerment e integrazione, trasformando l’esilio in una forma di testimonianza attiva.
Il silenzio dell’Occidente
Dal ritiro del 2021, l’attenzione internazionale sull’Afghanistan è costantemente diminuita. Eppure la crisi umanitaria continua ad aggravarsi e i diritti fondamentali restano sospesi.
La comunità internazionale si trova di fronte a un dilemma: dialogare con i talebani per fornire aiuti umanitari, o mantenere una linea dura per evitare di legittimare un regime che nega sistematicamente i diritti fondamentali.
In questo vuoto, le voci di coloro che continuano a rappresentare l’Afghanistan—e delle donne afghane stesse—diventano ancora più vitali.
Ricordano al mondo che questa non è solo una questione geopolitica, ma una tragedia umana in corso.
Un futuro ancora da scrivere
La storia afghana dimostra che nessun regime è permanente. Le società evolvono, le generazioni crescono e le idee sopravvivono anche nei momenti più bui.
Le donne afghane, ora private dell’istruzione, del lavoro e della parola, rimangono la più grande risorsa del paese. E coloro che continuano a difendere i loro diritti, anche senza un governo alle spalle, dimostrano che l’Afghanistan non è scomparso—sta aspettando di respirare di nuovo.
In un mondo distratto da nuove crisi, le loro voci meritano di essere ascoltate—e sostenute.
Pierangelo Panozzo

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