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foto di: Ministère des Armées
‘’Orion 26’’ esercitazione militare francese
Italia e i suoi partner europei sono pronti alla tenuta collettiva della difesa del continente?
12-02-2026 - Con la più grande esercitazione militare francese dai tempi della Guerra Fredda ci si chiede se l’Europa torni a preparasi alla guerra.
L’8 febbraio 2026 la Francia ha dato il via a “Orion 26”, la più vasta manovra militare europea dalla fine della Guerra Fredda: 12.500 soldati, 25 navi tra cui la portaerei Charles de Gaulle, 140 aeromobili e 1.200 droni dispiegati per tre mesi su suolo francese. Ventiquattro nazioni alleate partecipano all’esercizio.
Per l’Italia e per l’Europa intera, ciò che avviene in quelle settimane non è semplice addestramento. È un test collettivo sulla capacità del continente di difendersi — e soprattutto un messaggio strategico rivolto all’esterno: dimostrare che l’Europa possiede la volontà e gli strumenti per scoraggiare qualsiasi tentazione aggressiva. In altre parole, Orion 26 è prima di tutto un esercizio di deterrenza.

Scenario: la guerra invisibile precede quella reale
Parigi, febbraio 2026. I cannoni, per ora, non sparano per davvero. Ma il rumore delle simulazioni è già assordante.
L’esercitazione Orion 26 è costruita attorno a uno scenario fittizio quanto trasparente: due nazioni immaginarie, Arnland e Mercury.
Quest’ultima — uno Stato espansionista dell’Europa orientale — destabilizza il suo vicino attraverso disinformazione, infiltrazione di milizie, pressione diplomatica e attacchi informatici. Arnland vuole avvicinarsi all’Unione Europea. Mercury, per impedirlo, ricorre alla forza ibrida.
Il parallelo con quanto accade ai confini orientali d’Europa dal 2022 non richiede particolari decifrazione.
L’esercitazione è stata concepita nel 2021 e progressivamente adattata alle mutate condizioni del contesto internazionale. Se allora poteva sembrare un prudente esercizio di preveggenza, oggi ha l’aspetto di un’urgenza concreta.
La guerra in Ucraina è entrata nel suo quarto anno e ha riportato al centro del dibattito europeo uno scenario che per decenni si riteneva superato: la guerra ad alta intensità sul continente.

Dimensione operativa: una macchina complessa in movimento
Orion 26 si articola in quattro fasi successive.
La prima prevede uno sbarco anfibio simulato sulle coste bretoni, con circa 700 soldati e un centinaio di veicoli, affiancato da un’operazione aviotrasportata franco-britannica per testare l’ingresso rapido in territorio ostile.
La seconda fase si sposta verso est: tre brigate, 1.800 veicoli, 30 elicotteri e centinaia di droni simulano manovre terrestri su larga scala, attraversamenti fluviali e controffensive ad alta intensità.
La terza fase passa sotto comando NATO, verificando l’interoperabilità tra eserciti alleati, catene logistiche multinazionali e coordinamento civile-militare su vasta area.
L’ultima fase simula l’attivazione dell’articolo 5 del Trattato Atlantico, cioè la risposta collettiva a un attacco contro l’Alleanza.
Paradossalmente, la funzione principale di manovre come Orion 26 non è preparare una guerra, ma evitarla: mostrare forza e coordinamento resta il modo più efficace per dissuadere chi potrebbe essere tentato di metterli alla prova.

Cosa significa per l’Italia
L’Italia non è uno spettatore passivo di questa trasformazione.
Roma partecipa all’esercitazione Steadfast Dart 26, la più grande operazione logistica NATO del 2026, che ha testato la capacità dell’Alleanza di trasferire rapidamente truppe e mezzi attraverso il continente europeo.
L’impegno militare italiano nella difesa collettiva resta però al centro di un dibattito interno non ancora risolto. La soglia del 2% del PIL destinata alla difesa — fissata dall’Alleanza come standard minimo — è stata raggiunta solo recentemente. Nel frattempo, si discute già di obiettivi più elevati.
La domanda che Orion 26 pone implicitamente all’Italia è scomoda ma inevitabile: in caso di escalation reale, il Paese è nelle condizioni di sostenere nel tempo uno sforzo militare prolungato?
La risposta riguarda non solo le forze armate, ma anche la capacità industriale, logistica e la resilienza politica e sociale.

Segnale politico: la scommessa francese sulla leadership europea
Orion 26 è anche una mossa politica precisa.
Emmanuel Macron sta cercando di trasformare in realtà concreta un’idea sostenuta da anni: un’Europa capace di difendersi anche senza dipendere in modo decisivo dagli Stati Uniti.
Ma la leadership francese non è neutrale né priva di calcolo strategico. Parigi mira a consolidare il proprio ruolo come potenza militare centrale del continente — l’unica nell’UE dotata di deterrenza nucleare, proiezione globale e industria della difesa completa.
In questo senso, Orion 26 non è soltanto un esercizio collettivo: è anche una dimostrazione di potenza nazionale. Più che guidare un’Europa unita, la Francia sta cercando di plasmarne l’architettura di sicurezza secondo le proprie priorità strategiche.

Droni, cyberguerra e conflitto ibrido
Una delle novità più significative rispetto alle esercitazioni del passato è la centralità degli strumenti non convenzionali. Gli oltre 800 droni impiegati riflettono le lezioni apprese sul campo in Ucraina, dove i velivoli senza pilota hanno trasformato le dinamiche del combattimento.
L’esercitazione include anche scenari di guerra informatica e operazioni nello spazio, confermando che il campo di battaglia del XXI secolo è ormai multidominio.

Contesto: un’Europa che si riarma
Orion 26 si inserisce in una tendenza ormai strutturale. Dal 2021 al 2025 la spesa militare complessiva dei Paesi europei della NATO è cresciuta di oltre il 40%, mentre nel 2024 ben 23 Stati membri hanno raggiunto o superato la soglia del 2% del PIL destinato alla difesa — un record dalla fine della Guerra Fredda.
Parallelamente, diversi Paesi stanno ricostruendo capacità militari ridotte per decenni: la Germania ha lanciato un fondo straordinario da 100 miliardi di euro per modernizzare la Bundeswehr, mentre la Polonia è diventata il primo Paese europeo per spesa relativa nella difesa, superando il 4% del PIL.
In questo quadro, Orion 26 assume il valore di un catalizzatore: non soltanto preparazione operativa, ma dimostrazione politica che l’Europa sta entrando in una nuova fase della propria storia strategica.
Il nome “Orion” evoca il grande cacciatore della mitologia greca.
Ma la domanda che questa esercitazione lascia aperta non è se l’Europa sappia cacciare — è se sappia anche difendere.
Tre mesi di manovre non risponderanno da soli a questa domanda.
Lo faranno, nei prossimi anni, le scelte politiche, industriali e sociali di ciascun Paese europeo.
L’Italia è chiamata a fare la sua parte.



Pierangelo Panozzo
 
  


 
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