Notizie dall'Italia

L’Italia nel mirino?
Missili iraniani, basi NATO e il rischio che non possiamo ignorare
05-03-2026 - Mentre il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha superato la soglia della tensione diplomatica per entrare in quella dello scontro diretto, una domanda fino a pochi mesi fa impensabile inizia a circolare anche in Italia: siamo davvero fuori dal raggio di un’eventuale rappresaglia?L’allarme lanciato dal generale Battisti non è una suggestione politica. È una valutazione tecnico-militare che incrocia dati, distanze geografiche e precedenti recenti.
E i numeri, questa volta, non sono rassicuranti.
L’arsenale iraniano: cosa può arrivare in Europa
Il missile balistico a medio raggio Sejjil, a propellente solido, ha una gittata stimata tra i 2.000 e i 2.400 chilometri.
La distanza tra l’Iran nord-occidentale e il Salento o la Sicilia orientale è di circa 2.000 chilometri.
Tradotto: il margine tecnico esiste.
Tra i sistemi più avanzati figura il Khorramshahr-4, accreditato di una gittata intorno ai 2.000 chilometri e di una testata fino a 1.500 kg. Può raggiungere velocità prossime a Mach 8.
Completano il quadro il missile da crociera Soumar, il vettore ipersonico Fattah-1 e i droni kamikaze Shahed 136.
Non tutti questi sistemi sono necessariamente dispiegati con l’Europa come obiettivo operativo.
Ma la capacità teorica esiste.
Il fattore geografico e i lanci mobili
L’utilizzo dei TEL (Transporter Erector Launcher) consente di spostare i missili prima del lancio, riducendo la prevedibilità e ampliando il raggio effettivo verso ovest.
Non è solo una questione di gittata. È una questione di posizionamento.
Sigonella e Aviano: i nodi strategici
In questo scenario, alcune installazioni italiane assumono un rilievo particolare.
La Naval Air Station Sigonella, in Sicilia, è uno dei principali hub operativi nel Mediterraneo. Dopo l’attacco statunitense contro obiettivi iraniani, al personale è stato raccomandato di mantenere un profilo di sicurezza elevato.
La Aviano Air Base, in Friuli Venezia Giulia, ospita velivoli da combattimento e — secondo fonti pubbliche — ordigni nucleari tattici nell’ambito della condivisione NATO.
Se l’Italia autorizzasse formalmente l’utilizzo delle proprie infrastrutture per operazioni contro Teheran, queste basi potrebbero rientrare nella narrativa iraniana degli obiettivi militari legittimi.
La posizione ufficiale di Roma
Il governo italiano, al momento, mantiene una linea prudente.
Palazzo Chigi ha ribadito l’impegno dell’Italia nel quadro delle alleanze euro-atlantiche, ma ha anche sottolineato che ogni eventuale utilizzo delle basi presenti sul territorio nazionale avverrebbe nel rispetto del diritto internazionale e previa valutazione parlamentare.
La linea ufficiale è quella della deterrenza e della de-escalation diplomatica.
Nessuna autorizzazione preventiva è stata annunciata pubblicamente per operazioni offensive contro l’Iran.
Una postura che punta a evitare un coinvolgimento diretto, pur senza incrinare il rapporto con Washington.
Il precedente di Akrotiri
La base RAF di RAF Akrotiri, territorio del Regno Unito a Cipro, è già stata oggetto di attacco dopo l’autorizzazione concessa agli Stati Uniti per operazioni nell’area.
Il messaggio è stato inequivocabile: chi fornisce supporto operativo entra nel perimetro della rappresaglia.
Un rischio concreto, non imminente
Il generale Giorgio Battisti non parla di attacco certo. Parla di vulnerabilità potenziale.
Oggi non esistono segnali di un attacco imminente contro l’Italia.
Ma esiste una combinazione di fattori — capacità missilistica, precedenti regionali, posture diplomatiche contrapposte — che rende il territorio nazionale teoricamente raggiungibile in caso di escalation.
Il rischio non è zero.
E quando il rischio non è zero, la sicurezza diventa una responsabilità politica, non solo militare.
Pierangelo Panozzo

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