Notizie dall'Italia

Castiglione dei Pepoli, dove il Sudafrica riposa sull'Appennino
Il cimitero di guerra del Commonwealth custodisce il più alto numero di caduti sudafricani in Italia: 401 giovani volontari della 6ª Divisione Corazzata che non tornarono a casa
11-05-2026 - C'è un luogo sull’Appennino bolognese dove l'Italia si ricorda del Sudafrica.Non attraverso documenti diplomatici o scambi commerciali, ma attraverso il silenzio di 502 lapidi bianche allineate su un pendio che guarda a nord, verso le montagne dove, nell'autunno del 1944, si combatté una delle battaglie più dure e meno celebrate della Campagna d'Italia.
Il Cimitero di Guerra Sudafricano di Castiglione dei Pepoli non è semplicemente un sito storico: è il luogo dove la memoria di un Paese si è fermata, lontana da casa, su una terra straniera che doveva essere liberata.
La 6ª Divisione Corazzata Sudafricana era sbarcata a Taranto nell'aprile del 1944, intraprendendo una risalita della penisola che l'avrebbe portata fino alle porte di Bologna.
Un dettaglio di rilievo, spesso dimenticato, riguarda la natura stessa di quella forza militare: il corpo di spedizione fu costituito esclusivamente su base volontaria.
La parte nazionalista boera simpatizzava per la Germania e aveva reso impossibile l'istituzione di una leva obbligatoria.
Chi partì per l'Italia lo fece per scelta.
Fu quella scelta a portare migliaia di giovani sudafricani fino all'Appennino tosco-emiliano, dove il fronte si congelò per oltre sei mesi lungo la Linea Gotica.
Il 27 settembre 1944: la liberazione di Castiglione
Il 27 settembre 1944 le avanguardie alleate entrano a Castiglione dei Pepoli, borgo dell'Appennino bolognese già abbandonato dai tedeschi dopo settimane di bombardamenti e una ritirata che aveva lasciato il paese semidistrutto.
Con le truppe americane del 91° Squadrone di Cavalleria esplorante della 34ª Divisione USA e unità britanniche e indiane dell'Imperial Light Horse/Kimberley Regiment, arrivano i fanti della 6ª Divisione Corazzata Sudafricana — le brigate 11ª, 12ª e 13ª, i cosiddetti springboks.
La Divisione si stabilisce nella zona e vi rimane fino all'aprile successivo, quando la primavera del 1945 consentirà finalmente la ripresa dell'offensiva verso Bologna.
I mesi tra l'ottobre del 1944 e l'inizio del 1945 sono i più sanguinosi. Le battaglie intorno a Monte Catarelto, Monte Stanco e Monte Sole costano un tributo altissimo in vite umane.
I tedeschi oppongono una resistenza feroce, con il SS Panzergrenadier Regiment che ingaggia i sudafricani in scontri durissimi.
Ogni metro di montagna va conquistato sotto la pioggia, nel fango, con temperature che scendono sotto zero. L'avanzata verso Bologna si trasforma in una guerra di logoramento.
Il cimitero: un progetto, una scelta, una cura
Il cimitero nasce nel novembre del 1944, quando i militari della Divisione identificano un'area a nord dell'abitato, su un pendio che domina la valle del torrente Brasimone. Fu un soldato britannico aggregato alla 6ª Divisione a scegliere il sito.
Ogni corpo veniva avvolto in una coperta, legato a piedi, vita e capo, e sepolto con l'aiuto di civili ingaggiati dal paese.
Le prime tumulazioni risalgono ai primissimi giorni di ottobre, ancor prima che il cimitero fosse ufficialmente istituito.
Il cimitero accoglie oggi le spoglie di 502 caduti: 401 sudafricani (dei quali 399 fanti e 2 avieri), 99 britannici e 2 indiani appartenenti al 4/13th Frontier Force Rifles, unità in forza alla Divisione sudafricana. È uno dei 37 cimiteri di guerra del Commonwealth presenti in Italia ed è quello che ospita il maggior numero di soldati sudafricani caduti sull'intero territorio italiano.
Il progetto architettonico porta la firma di Louis De Soissons, lo stesso architetto che disegnò altri cimiteri militari del Commonwealth. Le caratteristiche lapidi bianche uniformi, l'ordine geometrico, il verde curato: tutto risponde a un'estetica della memoria che il Commonwealth ha saputo rendere riconoscibile e dignitosa.
La manutenzione è affidata alla Commonwealth War Graves Commission, che mantiene il sito con la cura discreta e assoluta che contraddistingue tutti i cimiteri militari del Commonwealth nel mondo. Non un'erba fuori posto, non una lapide trascurata. Il silenzio che vi regna è il risultato di un lavoro quotidiano e invisibile che trasforma quel pendio appenninico in un luogo di rispetto permanente.
La memoria viva: il Memoriale e le ricerche
A poca distanza dal cimitero, il Centro di Cultura Paolo Guidotti ospita l'unico museo in Italia interamente dedicato alla 6ª Divisione Corazzata Sudafricana. Sessanta fotografie provenienti dagli archivi del Sudafrica, uniformi, equipaggiamenti, oggetti personali donati dalle famiglie di veterani americani, britannici, tedeschi, italiani e sudafricani.
Molti reperti sono stati recuperati direttamente dai campi di battaglia grazie a ricerche con il metal detector.
Altri erano rimasti per decenni nelle case contadine del circondario, raccolti dopo la guerra e conservati quasi per istinto, come se si sapesse che quella memoria non andava perduta.
Le storie personali che emergono da queste ricerche hanno una loro forza narrativa peculiare.
Una forchetta con un numero di matricola inciso sopra ha dato il via a un viaggio di oltre dodicimila chilometri fino in Sudafrica, alla ricerca della famiglia del soldato che l'aveva usata.
È il modo in cui la storia si ricompone: non solo attraverso i grandi fatti militari, ma attraverso gli oggetti minuti, le tracce individuali, i nomi sulle lapidi che riacquistano un volto e una storia.
Un legame tra due Paesi
Il Comune di Castiglione dei Pepoli ha intitolato una strada alla 6ª Divisione Corazzata Sudafricana con una dedica bilingue, in italiano e in inglese, che recita: "a tutti gli uomini che composero la Divisione va il profondo ringraziamento dei cittadini".
È un gesto simbolico che dura da oltre ottant'anni e che dice qualcosa di importante sul tipo di memoria che si può costruire tra nazioni diverse: non quella celebrativa e retorica, ma quella silenziosa e concreta, che si incarna in un cimitero curato, in un museo aperto, in una strada con un nome.
Per chi viene dal Sudafrica e si trova in Italia, Castiglione dei Pepoli merita una visita che va al di là del turismo e del pellegrinaggio militare. Quel cimitero sul pendio dell'Appennino bolognese è il punto più vicino in cui la storia dei due Paesi si è toccata fisicamente, dove il sacrificio di giovani sudafricani — volontari, lo si ricordi, non coscritti — ha contribuito a determinare le sorti di una guerra combattuta a undicimila chilometri da casa.
La libertà di quella parte di Italia porta anche la loro firma.
Il Cimitero di Guerra Sudafricano di Castiglione dei Pepoli si trova all'ingresso nord del paese, sull'Appennino bolognese. Il Memoriale di Guerra Sudafricano è ospitato presso il Centro di Cultura Paolo Guidotti (info@centroguidotti.com). La manutenzione del cimitero è curata dalla Commonwealth War Graves Commission. L'ingresso è libero.
Pierangelo Panozzo ''La Voce del S

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