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foto di: archivio Cybernaua
I talebani legiferano contro le donne
Non dobbiamo abbassare l’attenzione anche se pochissimo si può fare per contrastare la repressione in atto
24-05-2026 - Certamente, in queste ore, l’attenzione del mondo e dei media rimane rivolta agli accadimenti sia nel Golfo Arabo sia in Ucraina ma quanto sta succedendo in Afghanistan deve essere assolutamente messo in evidenza.
Dallo scorso anno si sapeva che le crescenti tensioni tra talebani al potere in Afghanistan e il Pakistan potevano degenerare in una crisi più ampia o in uno scontro armato nel 2026.
Erano stati resi noti attacchi transfrontalieri dei terroristi talebani come la principale causa delle tensioni tra i due paesi vicini.

Sebbene gli analisti della regione non avessero classificato il rischio di conflitto come "alta priorità", era palese un'escalation probabile e si prendeva in considerazione il rischio di nuovi scontri armati legati all'aumento dell'attività militante transfrontaliera, e si era palesato che le tensioni si potevano periodicamente trasformate in scontri militari lungo la frontiera tra i due paesi.
In questi giorni le “scaramucce” di confine sono passate in secondo piano perché’ il regime talebano in Afghanistan ha rivolto la sua attenzione al genere femminile intensificando drasticamente le restrizioni e promulgando leggi di segregazione di genere contro le donne.
Con l'approvazione di nuovi decreti e regolamenti, i talebani stanno progressivamente eliminando anche le ultime libertà rimaste, purtroppo isolando completamente la popolazione femminile dalla sfera pubblica.

Di seguito sono riportati dettagli relativi alle leggi e ai regolamenti più recenti ti che rappresentano una palese violazione dei diritti umani.
Il primo si identifica nella legge sulla famiglia e legalizzazione dei matrimoni precoci.
I talebani hanno approvato un regolamento dettagliato intitolato “Principi di separazione dei coniugi”, che introduce modifiche fortemente discriminatorie nel diritto di famiglia: che consiste nell’eliminazione dell'età minima legale per il matrimonio.
Questa nuova norma cancella di fatto qualsiasi limite di età precedentemente stabilito per il matrimonio delle ragazze, vincolando i criteri di matrimonio esclusivamente al raggiungimento della "pubertà" (9/10 anni).
Quanto precede rende possibile la piena legalizzazione dei matrimoni precoci e infantili.

Inoltre, viene introdotto “il silenzio interpretato come consenso” facendo intendere che, qualora una ragazza, dopo aver raggiunto la pubertà, rimanga in silenzio di fronte a una proposta di matrimonio “forzato”, tale silenzio viene legalmente interpretato come il suo pieno "consenso".
È risaputo che in Afghanistan gli uomini mantengono il diritto unilaterale e insindacabile al divorzio e, al contrario, il diritto delle donne di richiedere la separazione è stato drasticamente limitato.
Secondo i dati raccolti, anche le azioni di grave violenza domestica, l'assenza prolungata del coniuge o il totale mancato mantenimento economico non costituiscono più motivi sufficienti affinché una donna possa legalmente chiedere, per le vie legali, di divorziare.

È entrata anche in vigore la nuova legge sulle procedure penali dei tribunali, che agisce in modo diretto, punitivo e pervasivo sulla privacy e sulla sicurezza delle donne:
In aggiunta la legalizzazione della violenza domestica conferisce agli uomini totali e insindacabili poteri per punire, correggere e disciplinare le proprie mogli all'interno delle mura domestiche, escludendo qualsiasi forma di conseguenza legale o sanzione penale a carico del marito.
Per quanto riguarda, la punizione sul posto, in strada, vengono autorizzati, sia privati cittadini sia agenti di sorveglianza, a punire, fustigare o minacciare pubblicamente le donne sul posto qualora si ritenga che stiano commettendo un "peccato" o che non rispettino i rigidi protocolli in merito a come indossare il burqa.
Come se non bastasse, una legge sulla “virtù e il vizio” ha reso operative alcune limitazioni inerenti alla mobilità e alla presenza sociale delle donne.

Altra norma prevede che la voce della donna sia considerata "Awrah" (da nascondere).
In base a questa norma, la voce femminile (inclusa la recitazione, il canto o il semplice parlare ad alta voce in pubblico e in presenza di uomini non familiari/consanguinei) è considerata un elemento intimo e proibito e, di conseguenza, interdetta fuori dalle mura domestiche.
Come già indicato quando si parla di burqa, la copertura totale del viso e del corpo sono obbligatorie e le donne devono vestire con indumenti che coprano interamente il corpo e il volto in ogni luogo pubblico.
Sono severamente banditi abiti giudicati sottili, aderenti o di lunghezza ridotta.

Per l’aspetto economico, è stato previsto il taglio totale degli stipendi e licenziamento delle dipendenti pubbliche.
Alle donne impiegate nella pubblica amministrazione (che in precedenza erano state costrette a rimanere a casa continuando a percepire un sussidio o stipendio minimo di sussistenza) è stato notificato il blocco totale e definitivo dei pagamenti, unitamente all'annullamento dei contratti d'impiego.
Conseguentemente, il divieto assoluto per le donne di prestare attività lavorativa presso le agenzie delle Nazioni Unite (ONU) e le organizzazioni non governative (ONG) continua a essere applicato e monitorato.

Per quanto prevede l’aspetto educativo e culturale, è stata prevista la “rimozione” dei libri scritti da donne.
È stato, infatti, imposto il ritiro immediato dai circuiti commerciali, dalle librerie e dalle biblioteche universitarie di tutti i testi e volumi scritti da autrici femminili, indipendentemente dalla materia trattata o dalla nazionalità della scrittrice.
Preoccupa, e non poco, il divieto degli esami medici e il fatto che sia precluso alle studentesse l'accesso agli esami di abilitazione e di laurea in medicina.
Tale decisione farà si, nel breve e lungo periodo, che avvenga un crollo totale e una crisi sistemica dell'erogazione dei servizi sanitari essenziali dedicati al genere femminile.
Il divieto assoluto di istruzione per le ragazze oltre il sesto anno di scuola (scuole secondarie) e la chiusura totale delle università per le studentesse rimangono in vigore a tempo indeterminato.

Le organizzazioni internazionali, tra cui l’UNAMA (Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan) e HRW (Human Rights Watch), hanno descritto l'insieme di queste nuove normative come “La formale istituzionalizzazione di un sistema di apartheid di genere, volto alla cancellazione totale delle donne dalla vita sociale, civile, culturale e giudiziaria del Paese”.

In conclusione, “siamo alle solite” quando parliamo di Afghanistan ci riferiamo a uno stato “incubatore” di conflitti, terrorismo e repressione dei diritti delle donne.
Nel nostro paese non dobbiamo abbassare l’attenzione anche se pochissimo si può fare per contrastare la “repressione talebana”.

Giuseppe Morabito
 
  


 
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