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foto di: P. Panozzo
Nuove Tecnologie e Strategie di Combattimento: Quali Tutele Giuridiche?
ISMLLW (International Society for Military Law and the Law of War) mette a confronto giuristi, militari e umanitari sui sistemi d’arma autonomi
06-06-2026 - Il Lungotevere Flaminio scorre placido fuori dalle finestre del Circolo Ufficiali della Marina Militare. Dentro, l’aria è tutt’altro che calma.
Non per le tensioni di questo tempo sospeso tra pace e guerra — di cui si parla eccome — ma per la qualità del confronto che si sviluppa nel salone principale, dove magistrati, generali, accademici e giuristi internazionali si interrogano su una domanda che nessuna norma scritta riesce ancora a rispondere in modo definitivo: quando una macchina decide di uccidere, chi risponde?

Il convegno “Nuove Tecnologie e Strategie di Combattimento: Quali Tutele Giuridiche?” — organizzato dal Gruppo Italiano della International Society for Military Law and the Law of War (ISMLLW) — non è un esercizio accademico tra addetti ai lavori.
È un atto di responsabilità istituzionale in un momento in cui i teatri di conflitto globali — dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Mar Rosso all’Indo-Pacifico — testano sul campo tecnologie che il diritto internazionale umanitario non ha ancora imparato a normare pienamente.

Il padrone di casa: Maurizio Block
Ad aprire i lavori è Maurizio Block, procuratore generale militare presso la Corte Suprema di Cassazione, Vicepresidente internazionale dell’ISMLLW e presidente del suo Gruppo Italiano.
Fu lui, nel 2020, a promuovere il Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Difesa e il Gruppo Italiano, dando forma a una collaborazione sistematica nello studio del diritto militare e del diritto internazionale umanitario.
Direttore della Rassegna della Giustizia Militare e membro della Pontificia Academia Mariana Internationalis , Block ha costruito negli anni un Gruppo Italiano tra i più numerosi e qualificati dei ventitré esistenti a livello mondiale.
Il suo saluto è quello di chi sa che il diritto non può arrivare in ritardo rispetto alla tecnologia. E che oggi, purtroppo, è già in affanno.

1° Panel: l’intelligenza artificiale chiede permesso al diritto
La prima sessione, moderata dall’avv. Cristina Perozzi — Counsel della Corte Penale Internazionale — entra nel nodo centrale: i sistemi d’arma autonomi e il controllo umano.

Il prof. Daniele Amoroso, associato di Diritto Internazionale all’Università di Cagliari, affronta il tema con rigore scientifico consolidato. Il quadro giuridico applicabile ai sistemi d’arma autonomi ruota attorno all’art. 36 del Primo Protocollo Addizionale alle Convenzioni di Ginevra: tali sistemi non solo devono essere intrinsecamente leciti, ma devono essere in grado di rispettare i principi di distinzione e proporzionalità nel vivo del combattimento.
Una macchina, per quanto sofisticata, può davvero distinguere un combattente da un civile in un contesto urbano?
Può “pesare” proporzionalmente una risposta letale? Domande che Amoroso non elude, restituendo al dibattito la complessità che merita.

Sul fronte operativo, il generale C.A. Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, offre la prospettiva di chi queste tecnologie le governa sul campo: come evolvono i conflitti armati contemporanei e quali strumenti giuridici le Forze Armate chiedono al diritto internazionale.

Completa il panel il prof. Domenico Basta (UNIBA), con un intervento su biosicurezza e difesa sanitaria nei conflitti ibridi — tema che, dopo la pandemia e le accuse di guerra biologica nei conflitti recenti, ha acquisito una dimensione strategica che non può più essere ignorata.

2° Panel: dal targeting algoritmico al caso Gaza
La seconda sessione, moderata dalla prof.ssa Valeria Eboli — ordinaria di Diritto Internazionale all’Accademia Navale di Livorno e presidente del Comitato Scientifico del Gruppo Italiano — scende dalla teoria alla casistica.

La dott.ssa Maria Michela Mazzilli, magistrato militare presso la Corte Militare d’Appello, affronta i presupposti e i limiti giuridici nell’impiego di sistemi tecnologici avanzati nelle operazioni militari: dove finisce la tecnologia e dove inizia la responsabilità penale individuale.

Il prof. Diego Mauri (UNIPA) analizza i sistemi di supporto alle decisioni di targeting in tempo reale, prendendo le mosse dalle implicazioni concrete emerse nel conflitto di Gaza — conflitto che ha reso visibili, in modo documentato, le conseguenze letali della guerra algoritmica quando i parametri umanitari vengono subordinati alla velocità computazionale.

Il prof. Giovanni Chiarini, vice dean dell’Alfaisal College of Law & International Relations di Riyad, porta al tavolo i recenti sviluppi internazionali sulle armi chimiche e di distruzione ambientale, con un focus sul diritto penale internazionale.

Chiude il generale C.A. CC Rosario Castello, Capo Ufficio Generale Affari Giuridici dello Stato Maggiore della Difesa, con il raccordo fondamentale tra diritto internazionale e ordinamento nazionale italiano.

La presenza della Croce Rossa: un testimone scomodo
Tra i presenti in sala, la Sorella Dorella Scarcella, ispettrice nazionale del Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, confermata nell’incarico per decreto del presidente del Consiglio dei Ministri.
La sua presenza non è decorativa.
Il Corpo delle Infermiere Volontarie è stato presente in ogni crisi umanitaria della storia recente: dalle due guerre mondiali ai terremoti italiani, dal Libano all’Afghanistan, da Haiti al Kosovo, sempre operando in applicazione dei sette principi fondanti del Movimento Internazionale di Croce Rossa.
Chi meglio di lei può testimoniare cosa accade quando i principi di distinzione e proporzionalità evaporano sul campo?
La Croce Rossa non porta risposte giuridiche. Porta la memoria di ciò che succede, quando il diritto arriva tardi.

Una domanda senza risposta — ancora
L’ISMLLW esiste dal 1956, ha sede a Bruxelles dal 1988 e ha ottenuto lo status consultivo alle Nazioni Unite nel 1997.
A marzo scorso, a Lucerna, aveva già dedicato una conferenza internazionale al diritto dei conflitti armati e alle tecnologie emergenti. Il convegno romano ne è la prosecuzione naturale — con lo sguardo puntato sull’ordinamento italiano e sul suo posizionamento nel dibattito globale.
I sistemi d’arma autonomi non sono ancora disciplinati da alcun trattato specifico di diritto umanitario. Eppure il loro utilizzo è già realtà nei teatri di guerra contemporanei.

Chi decide quando una macchina spara?
Chi risponde quando sbaglia?
Può esistere una guerra giusta combattuta da algoritmi?

Sono domande cui il Diritto dovrà rispondere.
E luoghi come questo — dove magistrati militari, generali, accademici e crocerossine siedono allo stesso tavolo con la stessa urgenza morale — sono il modo più serio per cominciare a costruire le risposte.


Pierangelo Panozzo
 
  


 
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