Notizie dall'Italia

Italia, la sicurezza comincia dal Mediterraneo
Dalla Libia al Nord Africa, Roma ha rafforzato negli ultimi due anni la propria presenza militare, diplomatica ed economica (by Carmela Modica)
30-08-2026 - ''Un dispositivo che oggi mette insieme Marina, Difesa, intelligence, energia, NATO e Unione Europea''Per l'Italia, la sicurezza del Mediterraneo non è una questione geopolitica astratta. È sicurezza nazionale.
La Libia rappresenta il punto più sensibile. Instabilità politica, traffici illegali, terrorismo, migrazioni e sicurezza energetica hanno conseguenze dirette sugli interessi italiani.
Per questo Roma ha progressivamente costruito un dispositivo che combina presenza militare, cooperazione, diplomazia ed energia.
Il primo strumento è Mediterraneo Sicuro, la missione della Marina Militare dedicata alla presenza, sorveglianza e sicurezza marittima. Negli ultimi anni il dispositivo è stato ampliato fino a coprire un'area di circa 2 milioni di chilometri quadrati, estendendo l'attenzione anche al Mediterraneo orientale e alla protezione degli interessi nazionali e delle infrastrutture strategiche.
La sicurezza non riguarda più soltanto la superficie del mare. È cresciuta l'attenzione verso il dominio subacqueo, i cavi, le infrastrutture energetiche e le rotte commerciali. La capacità di conoscere ciò che accade in mare è diventata una componente sempre più importante della sicurezza nazionale.
La Libia resta il punto centrale
Sul terreno libico l'Italia mantiene la Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (MIASIT), con attività di formazione e assistenza alle istituzioni e alle forze di sicurezza locali. La missione è ancora presente nel dispositivo operativo italiano del 2026.
A questa si affianca la cooperazione con la Guardia Costiera libica, attraverso attività di formazione e supporto.
L'obiettivo è aumentare le capacità locali nella gestione della sicurezza marittima e nel controllo delle proprie acque.
Negli ultimi due anni Roma ha inoltre continuato a sostenere il processo politico promosso dalle Nazioni Unite, mantenendo il dialogo con gli attori della Libia occidentale e orientale.
La linea italiana rimane quella di una Libia stabile e unificata, nella quale le istituzioni nazionali possano progressivamente assumere il controllo della sicurezza.
IRINI e il ruolo europeo
Un altro elemento centrale è EUNAVFOR MED IRINI, l'operazione dell’Unione Europea incaricata di contribuire all'attuazione dell’embargo ONU sulle armi alla Libia.
Per l'Italia IRINI ha anche un'importanza operativa: il controllo del traffico marittimo e la conoscenza del dominio navale contribuiscono alla sicurezza del Mediterraneo centrale.
Roma utilizza quindi contemporaneamente due livelli: la presenza nazionale della Marina e quella europea di IRINI.
Energia e infrastrutture
La dimensione energetica completa il quadro.
La presenza italiana in Libia è legata anche alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla protezione delle infrastrutture energetiche. Il rapporto con il Nord Africa, in particolare attraverso Eni, è diventato uno degli elementi della strategia italiana di diversificazione energetica.
In questo senso, la sicurezza energetica e quella militare sono sempre più collegate.
Proteggere una rotta, un terminale, un gasdotto o un'infrastruttura offshore significa proteggere direttamente un interesse nazionale.
Dal Mediterraneo al Sahel
Negli ultimi anni Roma ha inoltre allargato la propria attenzione verso il Nord Africa e il Sahel.
Il Piano Mattei ha inserito energia, infrastrutture, sviluppo e cooperazione in una strategia più ampia verso il continente africano.
La logica è quella di intervenire sui fattori di instabilità prima che producano conseguenze sul Mediterraneo.
La Libia rappresenta in questo schema il principale punto di collegamento tra Nord Africa, Sahel e Mediterraneo centrale.
NATO e Unione Europea
Il dispositivo italiano non opera isolatamente.
La NATO rimane il principale quadro di deterrenza e difesa, mentre l'Unione Europea offre strumenti di sicurezza marittima, cooperazione e gestione delle crisi.
Per Roma il rafforzamento del fianco Sud della NATO è diventato una priorità crescente: terrorismo, instabilità del Nord Africa, sicurezza marittima e minacce ibride sono ormai considerate parte dello stesso quadro strategico.
L'Italia sta quindi cercando di portare dentro le organizzazioni alleate una questione che per il Paese è innanzitutto nazionale.
Una rete già operativa
Guardando insieme le diverse iniziative, il quadro è ormai definito.
Mediterraneo Sicuro garantisce la presenza navale.
MIASIT mantiene la cooperazione militare con la Libia.
IRINI porta la sicurezza libica dentro il dispositivo europeo.
La diplomazia sostiene il processo politico.
Energia e infrastrutture rappresentano interessi strategici da proteggere.
Il Piano Mattei allarga la prospettiva al Nord Africa e al Sahel.
NATO e UE forniscono il quadro multilaterale.
Non si tratta ancora di una vera e propria dottrina mediterranea italiana.
Ma negli ultimi due anni Roma ha consolidato un sistema di strumenti che, di fatto, costituisce già una architettura nazionale di sicurezza proiettata verso Sud.
La sfida dei prossimi anni sarà soprattutto una: coordinare questi strumenti e renderli parte di una strategia unica.
Perché per l'Italia la frontiera meridionale non passa soltanto attraverso le coste.
Passa attraverso il Mediterraneo. E la Libia è il suo primo fronte.
Carmela Modica

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