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foto di: Cucinotta
Il leone di Kabul
Il veterinario, tenente Reno Caforio, lo ha curato
30-09-2009 - Durante gli anni della guerra civile che devastava l’Afghanistan, un soldato volle dare prova del suo coraggio, sfidando i due splendidi esemplari di leone che vivevano nello zoo di Kabul, inaugurato nel 1967.
Si trovava proprio di fronte ai felini, quando uno dei due lo attaccò uccidendolo.
Fu allora che un parente del militare decise di vendicarne la morte, gettando una granata contro i due animali, provocando la morte della femmina e rendendo cieco il maschio, che sarebbe sopravvissuto fino al 2002.
Fu l’allora ambasciatore cinese a Kabul, Sun Yuki, a donare allo zoo della capitale afghana 9 animali, tra i quali una splendida coppia di leoni. Ma negli ultimi tempi, gli addetti ai lavori si sono accorti che qualcosa non andava e che stava mettendo a repentaglio la vita del leone “Akon”, tanto da chiedere aiuto al veterinario in forza al contingente italiano di stanza a Camp Invicta, tenente Reno CAFORIO, giunto in teatro afghano lo scorso 22 agosto dal “Centro Militare di Equitazione” di Montelibretti (Roma).
A preoccupare i responsabili dello zoo, la presenza di una ferita sanguinante sulla parte superiore del collo, e parzialmente coperta dalla criniera.
Dopo avere effettuato, nei giorni scorsi, un sopralluogo finalizzato alla acquisizione di tutte le informazioni utili a pianificare un'adeguata cornice di sicurezza, l’ufficiale veterinario ha potuto visitare il felino e decidere il da farsi per garantirne la sopravvivenza.
Senza perdere tempo, si è deciso per un intervento operatorio, durato ben quattro ore: “Appena arrivato allo zoo, ho subito effettuato un esame anamnestico (esame visivo delle funzioni vitali, ndr) al leone, che siamo riusciti a fare entrare all’interno di una apposita gabbia, solo grazie all’ausilio di due conigli vivi che a loro insaputa hanno fatto da esche, prontamente tratti in salvo solo una volta entrato il felino e ben serrata la porta alle sue spalle”, racconta il tenente Caforio. “A quel punto, mi sono reso conto della presenza preoccupante di una massa sottocutanea alquanto voluminosa proprio sopra il collo. Abbiamo provveduto a sedare l’animale per poi anestetizzarlo e poter effettuare una analisi più approfondita dell’area interessata. Appena mi sono reso conto che si trattava di una massa simil tumorale, ho deciso di operare per procedere all’asporto”.
Con l’assistenza del veterinario locale in forza alla struttura zoologica, di un secondo “specialista” afghano e di un interprete che garantisse il coordinamento nell’effettuazione delle varie fasi operatorie, l’Ufficiale italiano ha coordinato l’intervento durato quattro ore: “la maggiore difficoltà è dipesa dal fatto che la massa tumorale si è rivelata assai vascolarizzata, ossia piena di vasi sanguigni e quindi in stato avanzato, significando il bisogno di dover ricucire molte terminazioni ematiche. Inoltre, il taglio è stato assai esteso, proprio per consentire l’asporto di quella massa particolarmente consistente”.
Pare che una delle maggiori preoccupazioni rappresentate dal personale in forza allo zoo, fosse legata al fatto che avere un leone con una vistosa ferita sul collo avrebbe reso molto meno interessante il felino alla vista dei visitatori che normalmente hanno sempre dimostrato di apprezzare questo animale. Una responsabilità in più, dunque, nell’effettuazione della fase finale della delicata operazione odierna: quella della suturazione tramite punti chirurgici.
Alle 17:00 il team ha fatto rientro al compound di “Camp Invicta”, riferendo al Comandante del contingente italiano di “ITALFOR XX”, Col. Aldo Zizzo, dell’esito positivo dell’operazione con tanto di particolari. Un’operazione che non si è svolta solamente all’interno della robusta gabbia del giardino zoologico, ma anche, contestualmente, nelle immediate vicinanze, dove i paracadutisti della “Folgore” hanno creato e mantenuto per tutto il tempo quella indispensabile cornice di sicurezza grazie alla quale è stato possibile effettuare l’attività con la dovuta concentrazione.
Il Tenente Reno Caforio, nativo di Sava (Ta), ridente località sulla costa ionica, si è detto particolarmente soddisfatto dell’esito dell’attività: “E’ stato certamente un contributo importante, molto significativo per la gente del posto, grazie al quale lo zoo di Kabul potrà ancora per molto tempo vantare la presenza di uno splendido esemplare di leone. Al termine dell’operazione, il Direttore del giardino zoologico voleva addirittura pagarmi!....invece, prima di andarmene, ho lasciato al “collega” locale un discreto quantitativo di medicinali che difficilmente avrebbe potuto rimediare qui, e la promessa di attivarmi per fargli avere anche materiali e attrezzature specifiche. E così, anche in questo campo potremo dire di aver dato un significativo contributo”.
Tornato alla tranquillità della base, Reno Caforio dedica un pensiero alle specialità pugliesi che vorrebbe fare arrivare dal suo paese per condividerne con gli amici e i colleghi la genuina bontà: le friselle tarantine e qualche bottiglia di buon “Primitivo di manduria”.
Cortesia di Saverio Cucinotta
Saverio Cucinotta
 
  


 
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