Altre vittime in Afghanistan
Due genieri italiani perdono la vita durante le operazioni di disinnesco di un ordigno
29-07-2010 - HERAT, Afghanistan (28 Lug.) – Due specialisti del genio hanno perso oggi la vita nel corso delle operazioni di disinnesco di un ordigno nella città di Herat.
I due militari facevano parte di un team IEDD (Improvised Explosive Device Disposal), specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati, intervenuto intorno alle 20 locali per il disinnesco di una bomba rudimentale segnalata dalla polizia afgana.
Dopo aver verificato la presenza dell’ordigno, i due militari procedevano con successo alla sua neutralizzazione. Nel perlustrare la zona circostante per accertare l’eventuale presenza di altri ordigni, venivano investiti da una forte esplosione che ne causava il decesso. Sono il 1° maresciallo Mauro Gigli, nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed effettivo al 32° Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense) e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) e appartenente al 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta.
Essi avevano al loro attivo numerose missioni all’estero, durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi.
I due genieri erano inquadrati in un dispositivo composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza.
A seguito dello scoppio ha riportato lievi escoriazioni il capitano Federica Luciani del 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza e si è registrato il ferimento lieve di un civile afghano. Questo il comunicato stampa pervenuto da Herat e che ancora una volta ci rattrista immensamente.
Noi li abbiamo visti in attività, quando siamo andati ad Herat, soltanto quindici giorni or sono; abbiamo seguito il loro procedere con cautela, con grande professionalità, cooperando con le forza di polizia afghana, di giorno e di notte, alla ricerca degli IEDD, quei terribili ordigni artigianali che mietono vittime tra civili e militari, afghani e dell'ISAF.
Li abbiamo seguiti durante i corsi che tengono per addestrare i poliziotti con cui poi escono in pattugliamento.
La trappola tesa ai nostri è un ulteriore esempio di come operino gli insorgenti, che non fanno distinzione e che soltanto il giorno precedente avevano colpito gente afghana.
Maria Clara Mussa