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Viaggio nella Somalia italiana, la visita del Principe Umberto di Savoia nelle fotografie ritrovate di Carlo Pedrini
Libro curato da Alberto Alpozzi e presentato al Salone internazionale del libro a Torino
17-05-2016 - Il Salone internazionale del libro, svoltosi dal 12 al 16 maggio scorso, presso Lingotto Fiere di Torino, ha ospitato numerose opere letterarie di grande successo offerte ad un pubblico che apprezza la raccolta del meglio dell’editoria che il Salone ogni anno mette a disposizione.
Nell’edizione 2016, ad un folto pubblico nel quale erano presenti anche amici militari dell’autore è stato presentato il libro di Alberto Alpozzi, Viaggio nella Somalia italiana La visita del Principe Umberto di Savoia nelle fotografie ritrovate di Carlo Pedrini, dell'editrice "Eclettica".
Nel libro, grazie anche ad un interessante percorso fotografico, l’autore riporta alla memoria un mondo scomparso.
Febbraio 1928, Umberto di Savoia sbarca nella Somalia Italiana, la più remota terra d'oltremare del Regno d'Italia.
Una testimonianza fotografica inedita e unica che attraverso le immagini ufficiali del Regio Gabinetto Foto Cinematografico: la "perla dell'Oceano Indiano" Mogadiscio, con la più grande Cattedrale di tutta l'Africa Orientale, la penisola di Hafun con l'avveniristica teleferica delle saline più grandi del mondo, la prima (e ultima) ferrovia della Somalia che trasportava merci e persone al Villaggio Duca degli Abruzzi e il pericoloso Capo Guardafui con il nuovo faro Crispi.
Documenti nascosti che oggi, trascorsi i 70 anni dalla morte di Carlo Pedrini, fotografo del Governo, possono essere pubblicati per la prima volta e svelare la storia coloniale italiana mai raccontata: decine di aziende agricole, modernissime dighe, centinaia di chilometri di canalizzazioni, studi sperimentali, migliaia di ettari di deserti resi fertili, industrie, fabbriche e ancora scuole, parchi gioco, teatri e cinema in una nazione in pace.
Un'affascinante viaggio nel tempo in un'Italia intraprendente, operosa, generosa e con sguardo al futuro: una nazione che univa sotto il Tricolore, anche nelle colonie, uomini di qualsiasi razza e religione.
E’ della principessa Maria Gabriella di Savoia la prefazione alla pubblicazione storica di Alpozzi:
Somalia, Mogadiscio, Villabruzzi e tanti altri luoghi lontani dalla memoria d’Italia e della mia famiglia.
In quel paese, oggi purtroppo sempre in guerra, oggi contro il terrore islamico di Al-Shabab, i Savoia hanno fatto costruire nuove città, strade, fabbriche, scuole, allevamenti, hanno promosso la pesca.
Molte di queste realizzazioni hanno portato per anni i nomi dei miei nonni, zii e genitori.
Nel gennaio del 1928, mio padre, allora Principe di Piemonte s’imbarcò a Taranto per la Somalia dové restò per quasi un mese.
La Fondazione da me creata nel 1986 in ricordo dei miei genitori e ad essi intitolata, non raccoglie una grande documentazione sul periodo coloniale; solo qualche libro ed alcuni album fotografici.
Sarò pertanto felice di arricchire la collezione con questa pubblicazione realizzata da Alberto Alpozzi grazie ad un complesso lavoro di ricerca documentale e d’immagini del fotografo Carlo Pedrini che ebbe il compito di seguire la visita di mio padre in Somalia.
Nella raccolta di foto il protagonista non è solo il Principe di Piemonte ma l’Italia tutta che, con la sua generosità e capacità creativa, ha saputo lasciare un ricordo positivo presso quei popoli che per anni hanno lavorato stando al nostro fianco nello sforzo di creare una nazione moderna e produttiva.
Le immagini sono quindi un patrimonio della nazione italiana, cui la storia della mia famiglia s’intreccia e culmina con la sua Unità.
Quella Storia che non si può cambiare ne asservire a qualsivoglia ideologia in quanto costituisce il simbolo dell’identità nazionale.
Come custode della memoria di Casa Savoia, voglio terminare riportando una frase che mio padre ripeteva a chi, credendo di compiacergli, si mostrava critico verso il nostro Paese: “La gente passa, l’Italia resta”.
Nel corso della presentazione, avvenuta il 14 maggio scorso, anche il dottor Mohamud Yassin, IIDA Policy, Communication and Fundraising Unit, ha voluto dare un contributo significativo con il proprio intervento che riportiamo
“l’Ong IIDA -//www.iida.so/ che sino ad oggi, in un contesto privo di Stato nazionale ha svolto funzioni pubbliche e private, ha come obiettivo studi sul centro storico italosomalo di Mogadiscio, attraverso il completo finanziamento del viaggio di ricerca dei dottori Mohamud Yassin ed Alberto Alpozzi:
1. Foto e video attuale situazione del Centro Storico.
2. Studio e documentazione della natura della proprietà degli edifici (italiani anche)
3. Incontro funzionari, dirigenti ed alti esponenti del Governo Federale
4. Documentare la natura italiana degli atti pubblici: atti, decreti, norme e persino Costituzione somala
5. Inserimento Centro Storico di Mogadiscio nei siti di rilevanza patrimoniale della umanità (senza finanziamenti ed appoggio italiani)
6. IIDA è felice di premiare un italiano, torinese, le cui opere hanno subito censure, ostacoli ed insulti in Italia, mentre ha riscontrato rispetto e condivisione nella cultura italosomala.
La futura collaborazione con IIDA si inserisce nella cornice di questi lavori della Ong:
1. Bioarchitettura.
2. Incubazione di impresa
3. Accelerazione di Idee
4. Mantenimento decoro e bellezza dell’habitat dell’individuo
5. Sanità pubblica
6. Igiene pubblica
7. Educazione
8. Donne e dignità
9. Amministrazione pubblica
Tra le foto a corredo di questo articolo, pubblichiamo un’immagine che Cybernaua ha scattato nel corso del suo ultimo viaggio a Mogadiscio: l’arco di Umberto, una delle poche architetture ancora in piedi nella città attualmente devastata dalle guerre tra clan.








Maria Clara Mussa
 
  


 
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