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Palermo bella, Palermo calda, Palermo blindata
Ci ha accolti come una vecchia signora a cui non pesano gli anni, per la Conferenza sulla Libia
12-11-2018 - Centro e culla del Mediterraneo, nel suo Liberty mozzafiato, ospita la Conferenza sulla Libia nei giorni del 12 e 13 novembre.
Siamo arrivati oggi, carichi di interesse, curiosità, e l’immancabile macchina fotografica… e poi tutti quegli altri arnesi del mestiere, quando ti appresti a seguire un evento che sta tenendo un po’ con il fiato sospeso per i capricci del cosiddetto uomo forte della Cirenaica che, dopo aver concordato, durante la sua visita a Roma di alcuni giorni fa, la sua partecipazione con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha iniziato a fare le bizze come un vero cavallo di razza, mai pago né contento dei risultati ottenuti negli scambi intensi della diplomazia, della politica e dei servizi segreti italiani, che stanno lavorando all’unisono alacremente per la buona riuscita della Conferenza.
Dopo una lieve pioggerillina autunnale, il sole ha illuminato il tragitto che abbiamo percorso per raggiungere il capoluogo dell’Isola: un sole caldo, forte, di una giornata di San Martino come da tradizione.
Palermo bella, Palermo calda, Palermo blindata da circa duemila forze dell’ordine che vigilano sull’arrivo delle delegazioni internazionali in arrivo già da ieri sera.
Quella libica, da Tobruk, è atterrata nel pomeriggio di oggi all’aeroporto di Punta Raisi: priva dell’uomo forte che non sappiamo ancora se degnerà il suo Popolo e quello Italiano della sua presenza.
Guardo dalla finestra: un via vai di poliziotti, auto dei corpi diplomatici, reporter stranieri in arrivo. La domenica palermitana oggi non è solo Liberty… e nell’aria di questo san Martino si avvertono correnti di speranza, quella di chi la Pace la vuole fare per davvero… e poi le sferzate dei pessimisti che remano contro l’iniziativa del Governo Italiano.
Senza Haftar, dicono, la conferenza sarà un fallimento.
Alcuni giorni fa dicevano la stessa cosa per la prevista assenza di Donald Trump e di Putin… prima ancora di Macron e di Merkel...
Insomma, ogni assenza è buona per gettare fango su quella che, nella realtà dei fatti, si appresta a diventare una pietra miliare nel processo di pace della Libia.
E non è certo per caso che l’ashtag scelto da Palazzo Chigi per l’evento che inizia domani è #ForLibyaWithLibya
Perché l’Italia ci sta creando veramente, assieme alle Nazioni Unite, ed assieme a tutte quelle parti (tante, invero) del Popolo libico che vogliono ricostruire su basi solide un futuro per il loro Paese.
Sotto la finestra, il numero delle forze dell’ordine è in continuo aumento, il via vai si più fitto: i Palermitani non si lamentano della blindatura… ascoltiamo dalla loro voce gli auguri per la vicina Libia.
Il mare è lo stesso: un Mediterraneo crocevia di popoli in perenne migrazione, da sempre. Dall’alba della civiltà, dalla nascita della cultura nostra e di quella araba…. dai Fenici in poi fino ad arrivare ai Normanni ed oggi, terra ospitale di chi fugge da guerre e sfruttamenti disumani.
Il Popolo libico merita una pace che sia duratura.
La Conferenza si mostrerà all’altezza perché gli scambi, sebbene non facili, sono da sempre improntati ad un grande rispetto per i nostri dirimpettai di terre e di mare.
L’Italia da anni lavora seriamente per una soluzione ottimale della crisi del dopo-Gheddafi. Una crisi voluta dalla Francia che, quando non rema contro, i dispetti li fa per interposta persona.
Ma domani non è il tempo dei conti in tavola, tantomeno quello del gioco delle tre carte (vecchio come il cucco ma sempre in auge). Domani è un nuovo passo verso la ricostruzione pacifica della Libia: che non è facile ma nemmeno impossibile.
Ed è dovere di ciascuno, domani ed in futuro, mettere da parte tornaconti e rancori, affinché la perla del Mediterraneo torni ad essere terra del rispetto dei Diritti Umani e culla di un nuovo corso democratico.

Carmela Modica
 
  


 
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