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Attentato di Strasburgo, è morto Antonio Megalizzi
Il giovane giornalista di Trento non ce l'ha fatta; è la quarta vittima dell'assassino marocchino Cherif Chekatt
14-12-2018 - Era in coma, Antonio Megalizzi; si sperava, si chiedevano luminari al suo capezzale.
Gli specialisti delle strutture di Neurochirurgia dell'ospedale Molinette e di Rianimazione dell’ospedale Cto dell’Azienda ospedaliera universitaria “Città della Salute” di Torino, avevano offerto una consulenza per la valutazione del quadro clinico del giovane.
Ma Antonio non ce l’ha fatta: il proiettile nella base del cranio lo ha devastato.
Antonio aveva 29 anni; entusiasta della sua professione di giornalista e, appassionato d’Europa, si trovava da pochi giorni a Strasburgo per documentare l'ultima seduta del 2018 del Parlamento europeo.
E’ la quarta vittima del gesto assassino di Cherif Chekatt., che ha sparato all'impazzata nel mercatino di Natale a Strasburgo.
L’assassino, coetaneo della vittima, è uno dei 12mila ‘’gangster jihadisti’’, come li chiama la polizia francese, schedati dalle forze di sicurezza. Piccoli delinquenti immigrati, pusher, ladri e iscritti nelle fila dei terroristi.
Sono tenuti sott'occhio dall’Intelligence o iscritti in liste di controllo per le loro idee religiose, ma non si suppone che diventino violenti!
E, a quanto pare, non è facile controllarli, soprattutto i 4mila dichiarati ‘’problematici”.
Chekatt, nato a Strasburgo nel febbraio 1989, in una famiglia con radici marocchine, sembra essere caduto prima nella piccola criminalità e poi nei circoli dei gangster. La fase finale, la sua apparente mossa verso l'estremismo islamico, è stata segnalata come scatenata - o almeno rafforzata - durante un periodo in prigione tra il 2013 e il 2015.
Come molti giovani che crescono in Francia, in quartieri dove vivono molti immigrati nordafricani, con povertà e disoccupazione diffuse, Chekatt ha lasciato la scuola in anticipo svolgendo una serie di lavori poco retribuiti.
All'età di 29 anni aveva 27 condanne per furto e violenza, ha detto il procuratore Rémy Heitz. La mattina dell'attacco di Strasburgo, sarebbe stato arrestato in relazione al tentato omicidio legato a una rapina a mano armata che è andata male la scorsa estate.
La sua pratica religiosa e il proselitismo in prigione furono descritti da Heitz come "mostrando segni di radicalizzazione". Per questo è stato inserito nell'elenco Fiché-S.
Da quando la lista di controllo è stata istituita nel 1969, 400.000 persone vi sono state aggiunte dopo essere state considerate una seria minaccia alla sicurezza nazionale. L'inclusione nell'elenco rende la persona soggetta a sorveglianza, ma non colpevole di alcun crimine. Non tutti sono terroristi sospetti; sono inclusi anche gangster e estremisti politici, anarchici e persino ambientalisti radicali.
Appena avvenuta la tragedia, la Procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine in cui si ipotizzavano i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo…ma il cosiddetto terrorista è stato ammazzato, non potrà finire sotto indagine; la questione è stata chiusa sparandogli.
Noi piangiamo la morte di Antonio, il giovane nostro collega, insieme a coloro che lo conoscevano personalmente e lo apprezzavano.
"Purtroppo siamo costretti a confermare che il nostro collega Antonio ci ha lasciati. I nostri pensieri vanno alla famiglia e a tutti i suoi amici e colleghi. Vi preghiamo di rispettare il momento doloroso“ scrive in un tweet la radio Europhonica, per cui lavorava il giornalista.
Il premier Conte: "Grave perdita, uniti nel dolore". Salvini: "Una preghiera per lui". Di Maio: folle morire per la pallottola di un terrorista a 28 anni nel cuore dell’Europa.
Costernati e addolorati, ci uniamo al dolore della famiglia, della sua ragazza e degli amici che lo piangono.


Maria Clara Mussa
 
  


 
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