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foto di: cybernaua
L'Afghanistan cerca la pace, mentre l'America se ne va
Il Wall Street Journal la scorsa settimana ha riferito che almeno 7.000 forze americane si ritireranno dall'Afghanistan
25-12-2018 - Sabato scorso il ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi ha accolto favorevolmente la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul ritiro delle forze dall’Afghanistan, confermando la propria intenzione di contribuire al progetto in corso per i colloqui di pace in Afghanistan.
Attualmente, sono almeno 14.000 le forze impegnate in attività antiterrorismo in Afghanistan, che addestrano e sostengono la missione delle loro controparti afgane.
Il Wall Street Journal la scorsa settimana ha riferito che almeno 7.000 forze americane si ritireranno dall'Afghanistan.
L'agenzia di stampa Alba ha citato Qureshi dicendo che il Pakistan ha anche rilasciato alcuni prigionieri in modo che possa essere creato un "ambiente favorevole”, favorevole ai colloqui.
Il Pakistan continuerà a svolgere qualsiasi ruolo possa contribuire a sostenere il processo di pace afghano, ha detto il rapporto Dawn.
Sempre sul tema della pace in Afghanistan, anche l’ex presidente della repubblica afghana ha espresso un proprio parere: gli sforzi degli Stati Uniti per la pace in Afghanistan saranno fruttuosi solo quando gli Afghani saranno coinvolti nel processo e le potenze regionali aiutino onestamente il processo.
Così si è espresso, partecipando al Forum Internazionale di Imperial Springs 2018 realizzato all'inizio di questo mese nella città di Guangzhou, Cina meridionale, intervistato dalla China Global Television Network (CGTN).
Parlando con la CGTN, Karzai ha affermato che gli sforzi degli Stati Uniti per i colloqui di pace potrebbero avere successo se l’Afghanistan ed il suo governo avranno il proprio ruolo indipendente.
"Proprio di recente gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova iniziativa per la pace in Afghanistan; speriamo che si possa riuscire. Ma l'iniziativa statunitense per la pace in Afghanistan darà i suoi frutti solo quando terranno pienamente in considerazione il popolo afghano e il governo”.
Ora, gli Stati Uniti, su decisione del Presidente Donald Trump, ritireranno circa 7mila soldati americani dall’Afghanistan; decisione presa pochi mesi dopo che (era il 31 agosto) il capo del Pentagono James Mattis (ora dimessosi a causa della decisione del Presidente) aveva firmato il decreto che prevedeva un aumento dei soldati americani in Afghanistan.
La decisone di Trump potrebbe esser considerata in modo positivo da parte dei Talebani, che da tempo affermano di poter avvicinarsi al tavolo della pace solo se l’America ''esce dal Paese''.
Il Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani da parte sua ha affermato che il ritiro di un consistente numero di soldati USA dal Paese non influirà sulla sicurezza del Paese.
Ed è di poche ore la notizia che un certo numero di ‘’aggressori’’ ha preso d'assalto un edificio governativo nel centro di Kabul, a pochi chilometri ad est della zona verde dove si trovano gli uffici diplomatici, intorno alle 15:00, ora di Kabul, lunedì scorso.
L'attacco è iniziato con un'esplosione di un'autobomba vicino al Ministero dei Lavori Pubblici e all'Autorità Nazionale per le persone con disabilità e famiglie di martiri nella PD16 di Kabul, vicino alla colonia Makroyan-e-Kohna.
Dopo aver sparato, sono entrati nell'edificio dell'Autorità nazionale per le persone con disabilità e le famiglie dei martiri.
Tre ore dopo l'attacco, Nusrat Rahimi, vice portavoce del ministero dell'Interno, ha detto che due aggressori sono stati uccisi dalle forze governative, arrivate ​​sulla scena poco dopo la prima esplosione.
Non dà certo l’idea di una attestazione di volontà nella ricerca di accordi di pace.





Maria Clara Mussa
 
  


 
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