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Una guerra civile è in atto in Libia
Le Autorità hanno invitato i residenti di Tajoura ad abbandonare la propria casa e cercare rifugio presso parenti o amici
11-04-2019 - Che la partita libica possa aprire scenari inediti negli equilibri del Mediterraneo l’hanno capito tutti, così come appare altrettanto chiaro che non esista ancora una visione d’insieme che sappia imprimere alla politica una svolta decisionale, in grado non solo di fermare un massacro annunciato, ma anche di impedire che il Nord-Africa torni ad essere terra di bande rivali, culla e nascondiglio del terrorismo internazionale, patria sconsacrata dai molteplici appetiti per i suoi tesori sotto la sabbia.
Il tempo si dice sia foriero di saggezza e di adeguate risposte. Tuttavia, nell’impasse libica, il tempo sta giocando nettamente a sfavore di un popolo che, guerra civile dopo guerra civile, è passato dalla liberazione da un dittatore ad una dittatura internazionale di cui, al momento, pare che il feldmaresciallo Haftar si senta capo indiscusso.
Ed in un tempo in cui gli equilibri internazionali stanno mutando, lasciando intravedere una sorta di nuova guerra fredda dai differenti contorni, saprà l’aquila di zio Sam continuare a stendere la sua ala protettrice sull’area Mediterranea o lascerà che il caos spalanchi le sue porte ad una nuova Russia che, passo dopo passo, ha deciso di conquistare con ogni mezzo il cuore ed i tesori dell’Occidente con il vecchio metodo del dividi et impera dentro una Europa sempre più fragile dove la politica francese sprofonda nelle antiche grandeur perdute?
L’audizione di questo pomeriggio (11 aprile) alla Camera dei Deputati del presidente del Consiglio Giuseppe Conte non poteva ovviamente dare risposta a queste domande, ma si è certamente distinta per chiarezza d’intenti: “Non vi sono interessi economici o geopolitici che possano giustificare derive militari e in ultima analisi il rischio di una guerra civile. La violenza genera violenza, genera ferite che difficilmente si rimarginano e non serve in ultima analisi né gli interessi della popolazione, né quelli della comunità internazionale”.
Dall’inizio dell’inasprimento della situazione libica, lo scorso 3 Aprile, con la marcia del cirenaico Haftar alla conquista di Tripoli, i combattimenti tra le forze libiche orientali e le truppe del governo a mandato ONU hanno ucciso 56 persone e costretto 6.000 a fuggire dalle loro case nella capitale.
L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet ha avvertito che gli attacchi contro civili e infrastrutture a Tripoli potrebbero essere classificati come crimini di guerra.
In una dichiarazione, Bachelet ha invitato le parti in conflitto in Libia a rispettare le leggi internazionali e le leggi sui diritti umani e ad adempiere alle proprie responsabilità nei confronti dei civili e delle infrastrutture.
Bachelet ha sottolineato che il bombardamento dell'aeroporto Mitiga, da parte delle forze Haftar lo scorso lunedì, ha impedito la partenza di molti civili dalla capitale Tripoli.
Gli ultimi sviluppi in Libia ed in particolare l’escalation militare sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, così come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera Comunità internazionale”, ha dichiarato il Presidente Giuseppe Conte nella sua audizione alla Camera dei Deputati.
Poi ha riassunto i fatti: “Come noto, sulla scia dell’operazione compiuta nel Sud del Paese da parte del proclamato esercito di Liberazione Nazionale del generale Haftar, il cosidetto LNA, dalla serata del 3 aprile forze del generale hanno avviato manovre di avvicinamento alla capitale. Il 6 aprile il Presidente del Governo di Accordo Nazionale Serraj ha inviato un messaggio televisivo alla nazione nel quale ha espresso sorpresa per l’aggressione nel corso delle trattative in vista della Conferenza Nazionale ed assicurato una ferma risposta al, da lui definitomi al telefono, tentato colpo di stato. 
Le informazioni che giungono dal terreno, che risentono di un contesto oggettivamente complesso e soggetto anche a evidenti tentativi di disinformazione e propaganda, descrivono un quadro di situazione estremamente fragile, fluido e anche insidioso. Nel complesso, si registra al momento un certo equilibrio nei rapporti di forza e alterne vicende sul piano militare, in un quadro tuttavia di crescente intensità e violenza, con l’utilizzo di raid aerei e l’afflusso su entrambi i lati di armamento pesante. La stessa Missione ONU (UNSMIL) ha segnalato un probabile aggravamento della crisi nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in corrispondenza con l’atteso massimo sforzo di Haftar per entrare a Tripoli
”.
A dispregio della volontà del popolo libico che sembrava aver trovato nel percorso individuato da Ghassan Salamè (rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la missione in Libia) una via verso un equilibrio pacifico e democratico, a pochi giorni dalla Conferenza Nazionale che avrebbe dovuto svolgersi a Ghadames dal 14 al 16 aprile, Khalifa Haftar ha ritenuto che la motivazione della lotta al terrorismo potesse essere sufficiente per essere accolto nella Capitale come un trionfatore ed innescando, invece, una nuova guerra civile.
L’insuccesso della missione del Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, che mi ha trasmesso la sua personale frustrazione nel colloquio telefonico di sabato scorso e il deterioramento sul terreno hanno imposto la dolorosa ed inevitabile decisione di rinviare la Conferenza nazionale, che era stata già programmata per il 14-16 aprile a Ghadames. Tuttavia, al fine di non perdere i risultati raggiunti prima dello scoppio delle ostilità, Guterres ha confermato il suo impegno a convocarla al più presto, non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo consentiranno”, ha proseguito il presidente Conte.
Ed ha continuato: “Come ricordato in queste ore dallo stesso Guterres nel suo intervento anche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e nelle sue successive dichiarazioni alla stampa, queste evoluzioni non ci devono far deflettere dalla ricerca di una soluzione politica, che è l’unica davvero sostenibile”.
Su impulso italiano, il 5 aprile scorso i Ministri degli Esteri dei Paesi G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla situazione in Libia, che ben fotografa la nostra posizione - ha aggiunto il Presidente del Consiglio -  i Ministri hanno in particolare riaffermato che non esiste una soluzione militare al conflitto libico, reiterato il pieno sostegno al Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres e al suo Rappresentante Speciale Ghassan Salamé per trovare una soluzione allo stallo politico verso elezioni credibili e pacifiche, in linea con quanto convenuto da ultimo nel corso della Conferenza che si è svolta nel nostro paese a Palermo; hanno fatto appello a tutti i libici a sostenere costruttivamente il processo onusiano; hanno invitato la comunità internazionale a mostrare piena coesione in vista del comune obiettivo della stabilizzazione della Libia”.  
Intanto la Francia, secondo fonti Reuters, ha di fatto bloccato una dichiarazione del Consiglio Europeo contro l’avanzata di Haftar, mentre insieme alla Russia continuano a tenere in ostaggio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Secondo fonti di Agenzia Nova, il portavoce delle forze del Gna, Mohamed Gnunu, ha lanciato un appello chiedendo all’Italia di aiutare il Governo di accordo nazionale libico (Gna) a fermare l'avanzata del generale Khalifa Haftar verso Tripoli mentre l’Algeria ha informato Tripoli sulla intenzione di convocare riunione tripartita con Egitto e Tunisia durante una telefonata intercorsa tra il nuovo ministro degli Affari esteri dell'Algeria, Sabri Boukadoum, con il suo omologo libico Mohammed.
Al momento la nostra Ambasciata a Tripoli resta operativa e a pieno regime. Anche il personale militare italiano presente in Libia non è stato evacuato. I nostri interessi sul terreno sono parimenti tutelati. Monitoriamo naturalmente di ora in ora le condizioni di sicurezza nel Paese, ma finché queste ultime ce lo consentiranno intendiamo rimanere al fianco del popolo libico e continuare a lavorare in prima linea per assicurare una transizione sostenibile, forti del nostro approccio inclusivo, che è sempre stato inclusivo, sempre improntato al profondo rispetto della popolazione libica e direi anche forte di un senso di responsabilità che in queste ore si acuisce perché ci deriva dal fatto direi oggettivo che siamo tra i pochi paesi stranieri che hanno una credibilità che li pone in condizione di interloquire con tutti gli attori libici”, ha spiegato il presidente Conte nella sua audizione.
Ed aggiunto: “L’emergenza umanitaria, con conseguenze potete immaginarlo anche sui flussi migratori, così come il riaffacciarsi dello spettro dell’insorgenza terroristica dimostrato dal recente attentato perpetrato da Daesh  a Fuqaha, nella Libia centrale, impongono determinazione e rapidità di azione”.
Azione che, da parte dell’Italia, non viene meno nonostante le usuali diatribe politiche tra maggioranza ed opposizione.
La rete dei nostri apparati di sicurezza al di là del Mediterraneo è stata incrementata nell'ultimo periodo proprio per gestire meglio l'emergenza in Libia e l'agenzia diretta dal generale Luciano Carta ha da tempo intavolato una serie di mediazioni e contatti con entrambe le parti in causa.
Per l'Aise è questo un momento di forte attività ed impegno che si sta consolidando anche attraverso i successi dell’individuazione del terrorista rosso Cesare Battisti, la liberazione di Sergio Zanotti in Siria e, di oggi, la liberazione di Sergio Favalli in Nigeria.
Mentre scriviamo questo pezzo, le Autorità hanno invitato i residenti di Tajoura ad abbandonare la propria casa e cercare rifugio presso parenti o amici in città o a Hay Al Andalus. 
Una guerra civile è in atto in Libia, sostenuta da interessi che libici non sono e che hanno trovato udienza nelle sconfinate ambizioni di un militare cirenaico che, dopo un passato al seguito dell’ex dittatore Gheddafi, proprio oggi corre voce sia volato a Mosca.
La guerra fredda è ricominciata anche col sangue del popolo libico.



Carmela Modica
 
  


 
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