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In attesa della conferenza di Berlino
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha lanciato un appello alla Comunità internazionale per un ''forte sostegno''
18-01-2020 - Sarà Berlino un punto di rilancio di una difficile unità europea che possa portare benefici ad un percorso serio di pacificazione della Libia?
E riuscirà la Francia a portare fede ad una posizione ufficiale di appoggio al GNA (Governo di Accordo Nazionale) e smettere di gettare benzina sul fuoco con un sostegno di fatto all’azione bellica del suo pupillo di Tobruk che va avanti da anni?
Alla vigilia della Conferenza di Berlino, la consapevolezza che da essa possa dipendere la pace o la guerra, la vita o la morte di migliaia di vite innocenti che anelano solo ad una pace duratura ed alla stabilità, si può quasi toccare con mano.
Le ambizioni politiche e l’interesse economico che hanno riacceso il conflitto libico, lo scorso 4 aprile 2019, con il tentativo di espugnare Tripoli da parte delle forze di Haftar ha messo in luce la debolezza di una Europa che per troppo tempo è rimasta a guardare, perduta in un mare di confuse ambivalenze.
Secondo un comunicato dell’Unione Europea, il risultato della Conferenza di Berlino  dipende prima di tutto dalla volontà che i principali attori coinvolti nel conflitto in Libia concordino su un cessate il fuoco e a proseguire i negoziati politici: “Saremo lì per dare sostegno in qualsiasi modo possiamo” - ha detto una portavoce della commissione - “e la presenza forte dell'Ue alla conferenza è un segnale chiaro che la Libia è una priorità per l’Unione”.
Ed in questa direzione la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, parteciperà alla Conferenza di Berlino assieme all'Alto rappresentante dell'Ue Josep Borrell ed al presidente del Consiglio europeo Charles Michel.
Ma se l’Unione Europea sembra determinata a giocare un ruolo forte per contribuire a raggiungere e mantenere un cessate fuoco duraturo ed aprire la strada ad una soluzione politica, come ha spiegato la portavoce, appare complicata la realizzazione dell'ipotesi di una missione Ue in Libia o, almeno, finché non si sarà delineato un quadro più chiaro e successivo alla Conferenza stessa, mentre la proposta italiana di inviare una missione dell'Unione europea finanziata dagli Stati membri per il monitoraggio del cessate il fuoco in Libia, inoltrata a Bruxelles dalla diplomazia italiana, è attualmente al vaglio dei vertici dell'esecutivo comunitario.
A Berlino, domenica 19 gennaio, si troveranno riuniti i governi di Algeria, Cina, Egitto, Francia, Germania, Italia, Russia, Turchia, Repubblica del Congo, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti d’America, assieme ad alti rappresentanti delle Nazioni Unite, dell'Unione africana, dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi.
Invitati da Berlino, sia il premier del Governo di accordo nazionale (Gna), Fayez al Sarraj, sia il comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), Khalifa Haftar, hanno accettato di sedersi al tavolo delle trattative.
Tuttavia, secondo indiscrezioni dell’ultima ora, il premier libico Fayez al Sarraj potrebbe disertare la conferenza di Berlino ed inviare soltanto una delegazione, dopo aver saputo che nell’ultima versione della bozza del documento si chiede un nuovo governo di accordo nazionale a seguito di pressioni ricevute da Haftar che il presidente turco Erdogan, in una dichiarazione odierna, ha definito come “un uomo inaffidabile”.
Il confronto di domenica verterà su un documento di circa 55 punti la cui bozza è ancora in discussione e, dunque, soggetta a modifiche, che punta ad affermare un “forte impegno per la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale e l'unità nazionale della Libia” e che “soltanto un processo politico guidato dai libici e dei libici può porre fine al conflitto e portare a una pace duratura”; un intero capitolo della bozza è dedicato alla protezione dei civili ed all’osservanza del Diritto Umanitario Internazionale.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato un appello alla Comunità internazionale per "un forte sostegno" alla Conferenza sulla pace in Libia, esortando tutte le parti in guerra ad accelerare il rafforzamento della cessazione incondizionata delle ostilità e sottolineando che la conferenza di Berlino si concentrerà su sei assi: cessazione delle ostilità e cessate il fuoco permanente; attuazione dell'embargo sulle armi; riforma del settore della sicurezza; ritorno al processo politico; riforma economica; rispetto dei diritti umani. 
Per l'Italia, saranno presenti il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
L’Italia, dopo una breve assenza politica dallo scenario libico a causa di una crisi dell’esecutivo che ha portato ad un cambio di alleanze sul finire della scorsa estate, oggi è impegnata in un’ampia azione diplomatica per coinvolgere i Paesi dell’area mediterranea ed i più importanti stati europei nella risoluzione della crisi: non vi sono dubbi che il dossier libico è fondamentale per l’Italia in termini di sicurezza, flussi migratori ed energetici e che richiede una risposta seria, coesa e lungimirante del nostro “sistema paese” attraverso i meccanismi della diplomazia e della presenza militare a salvaguardia della pace, della stabilizzazione e degli interessi nazionali in Libia.



Carmela Modica
 
  


 
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