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Operazione Eunavfor Med Irini
Avvicendamento Force Commander e della nuova Flagship presso la Stazione Navale Mar Grande a Taranto
20-10-2020 - Il professore Bishara Khader affermava che “il Mediterraneo è troppo stretto per separare e troppo largo per confondere”. Pur avendo riacquisito centralità, attualmente il Mediterraneo è denso di pericoli asimmetrici, vede l’aggravarsi dei suoi antagonismi religiosi e lo sviluppo di antagonismi nazionali. Dopo le primavere arabe e i conflitti derivati, la pressione russa, l’espansione cinese, il protagonismo turco, i fenomeni migratori e le scoperte di nuovi giacimenti d’idrocarburi hanno riportato il Mediterraneo a essere un mosaico conteso inserito lungo le rotte del sud est asiatico. Se nel secolo scorso affrontare il tema della sicurezza nel Mediterraneo significava concretamente mantenere il buon ordine dei mari e gestire le conflittualità tradizionali, nell’era globalizzata l’asimmetricità delle minacce impone un ripensamento geopolitico totale.
Per questo l’Unione Europea ha ideato una strategia per la sicurezza nel Mediterraneo da integrare con le politiche dei singoli Stati e della Nato.
Dopo la Conferenza internazionale di Berlino sulla Libia e le risorse energetiche del Mediterraneo dello scorso gennaio, il Consiglio dell’UE ha approvato il 31 marzo con procedura scritta, la decisione PESC 2020/472 relativa all’istituzione ed avvio a partire dal 1° aprile 2020 della nuova operazione militare dell’UE nel Mediterraneo EUNAVFOR MED IRINI ("pace" in greco), operativa in mare dal 4 maggio 2020. Contemporaneamente all’avvio della missione IRINI, il 31 marzo è terminato il mandato dell’operazione EUNAVFOR MED Sophia.
La strategicità del Mediterraneo è anche strettamente collegata con l’instabilità di alcune sue aree che hanno compromesso e cambiato il valore della sicurezza marittima nel corso degli ultimi anni.
La situazione nel Mediterraneo è complessa e stimola l’attenzione di tutte le autorità politiche e delle organizzazioni internazionali competenti”, ha dichiarato l’ammiraglio Fabio Agostini comandante operativo della missione IRINI, “che cercano di trovare le soluzioni diplomatiche necessarie per stabilizzare la regione. In questo quadro confluisce l’operazione militare europea IRINI che nell’applicazione del suo compito principale e di quelli secondari, risulta efficace, imparziale ed equilibrata nel monitoraggio dell’area, nonostante gli attori internazionali coinvolti ognuno con la propria agenda e ognuno con un proprio obiettivo. La stabilizzazione della Libia è innanzitutto il focus principale di tutta la comunità internazionale, oltre che necessaria per garantire maggiore sicurezza nel Mediterraneo e maggiore benessere in primis del territorio libico e anche di tutti i popoli che si affacciano nell’area”.
Sul ponte di volo della fregata greca Adrias, nuova Flagship dell’operazione, presso la Stazione Navale Mar Grande, Agostini ha partecipato alla cerimonia di avvicendamento del Comando in mare, dando il benvenuto al Force Commander Theodoros Mikropoulos, con cui ha lavorato nella sede QHQ di Roma.
Con la passione e la lealtà che ha sempre dimostrato, il Commodoro Mikropoulos lavorerà sicuramente per garantire alla missione la piena operatività”, ha dichiarato Agostini, “in un momento complesso, dovuto anche alla pandemia da Covid 19. Le qualità umane, così come quelle professionali, sono essenziali per svolgere nel miglior modo possibile, l’incarico di Force Commander”.
Il Comando in mare dell’operazione è assegnato ogni sei mesi, alternativamente, all’Italia e alla Grecia. Il Consiglio dell’UE, il 28 maggio 2020, ha nominato comandante della forza per il primo periodo (dal 6 maggio al 18 ottobre 2020) il contrammiraglio Ettore Socci e per il secondo periodo il contrammiraglio Theodoros Mikropoulos (dal 19 ottobre al 31 marzo 2021). La rotazione del comandante della forza in mare avviene con la rotazione della nave ammiraglia.
Nonostante l’Operazione IRINI abbia visto la luce in piena pandemia da Covid 19 adottando tutte le possibili misure preventive e abbia iniziato le sue attività in mare solo lo scorso 4 maggio, ha già prodotto significativi risultati ”, ha continuato Agostini, “in merito alla raccolta e diffusione di informazioni e ha svolto un sicuro effetto deterrente sia rispetto al traffico di armi che di petrolio e suoi derivati. Tutto ciò nel rispetto della richiesta imparzialità nei confronti degli attori coinvolti in Libia e seguendo un approccio volto all’equilibrio. Questi risultati sono stati raggiunti anche grazie allo strenuo lavoro dell’Ammiraglio Ettore Socci che ha da poco terminato l’impegno come Force Commander”.
Compito principale dell’operazione è quello di contribuire all'attuazione dell'embargo sulle armi imposto dall'ONU nei confronti della Libia con mezzi aerei, satellitari e marittimi. A tal fine, l’operazione svolge ispezioni sulle imbarcazioni al largo delle coste libiche, sospettate di trasportare armi o materiale connesso da e verso la Libia ed effettuare gli interventi per sequestrare e smaltire tali prodotti, anche al fine di deviare tali imbarcazioni e i loro equipaggi verso un porto adatto a facilitare tale smaltimento, con il consenso dello Stato di approdo a norma della risoluzione 2292 (2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Obiettivi secondari sono il monitoraggio del traffico illegale di petrolio e suoi derivati dalla Libia, il contrasto al traffico di esseri umani e le attività di contrabbando grazie al monitoraggio aereo. Si contribuisce anche all’addestramento e al monitoraggio della Guardia costiera e della Marina militare libica.
Come indicato dall’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell, lo scorso 17 febbraio l’operazione EUNAVFOR MED IRINI non ha lo stesso raggio di azione dell’operazione Sophia, che controllava l’intera costa libica, ma si concentra sulla parte orientale della costa libica, in particolare nella zona di alto mare antistante la Cirenaica, sulla quale maggiormente si concentrano i traffici di armi. Non è possibile operare all’interno delle acque territoriali libiche (ossia entro 12 miglia dalla costa della Libia). Fondamentale è il ruolo del Centro satellitare dell’UE (SatCen) per garantire il supporto delle immagini satellitari. Sono 21 i paesi dell’UE che forniscono il loro contributo con personale o assetti.
Il mandato dell'operazione IRINI durerà inizialmente per un anno, fino al 31 marzo 2021, ed è sottoposto alla stretta sorveglianza degli Stati membri dell'UE, che eserciteranno il controllo politico e la direzione strategica attraverso il Comitato politico e di sicurezza (CPS), organo preparatorio del Consiglio dell’UE per la PESC e la PSDC, sotto la responsabilità del Consiglio e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Il Comandante Operativo dell’operazione ha diramato delle linee guida ai Paesi partecipanti, per ridurre il rischio di contagio negli assetti messi a disposizione che dovranno essere comunque dichiarati “COVID-FREE” dallo Stato di bandiera prima di poter essere inseriti nell’operazione
il passaggio da Sophia a IRINI segna un cambiamento importante della presenza dell’Unione Europea nel Mediterraneo dettato dalle diverse priorità perseguite. Se infatti fino a marzo 2020 l’obiettivo prioritario indiscusso era il controllo dei flussi migratori con l’avvio di IRINI la priorità è diventata il rispetto dell’embargo ONU sulle armi in Libia. Tutti i paesi si sono comunque trovati d’accordo nel ritenere che il rispetto dell’embargo ONU sulle armi è un passo importante per garantire la stabilità della Libia e dunque dell’intera area.


Lia Pasqualina Stani
 
  


 
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