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All’alba del 2022 in Libia nulla cambia…no elezioni
Considerazioni del generale Giuseppe Morabito Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation
09-01-2022 - Il tanto atteso e sperato primo turno delle elezioni presidenziali in Libia, come noto, non si è svolto nella data prevista, il 24 dicembre 21. La versione ufficiale del motivo del mancato appuntamento con le urne è quella che l'elenco definitivo dei candidati non è stato pubblicato dall'Alta Commissione elettorale nazionale (HNEC). La ragione principale di ciò era l'evidenza che non è stata seguita la legge elettorale quando HNEC ha deciso di accettare alcune candidature alla presidenza. I fatti contestati si concentrano sull’evidenza che ci sono state diverse decisioni palesemente errate e questo ha consentito ad alcuni candidati “controversi” di poter comunque essere inseriti nelle liste elettorali contrariamente a quanto sarebbe stato previsto dalla legge elettorale. Sintesi: non sono state pubblicate le liste dei candidati.
Per alcuni degli osservatori internazionali, così agendo, o meglio decidendo, la magistratura libica ha minato la propria attendibilità, il che è un evento da considerare come molto negativo per il futuro dell'intera Libia.
Nel “ribalzo di responsabilità” molti vedono il problema principale nella legge elettorale. Come ha affermato un giudice in una delle sentenze, la legge fissa un termine che era impossibile rispettare perché prevedeva la data delle elezioni il 24 dicembre e prevedeva che i candidati lasciassero l’incarico amministrativo o politico ricoperto a momento, a partire dal 24 settembre. Ma la legge è stata emanata a ottobre! Come già indicato, un altro problema è stato escludere solamente i candidati che avevano contro di loro una sentenza definitiva del tribunale per una ristretta fascia di reati. Ciò ha significato che qualcuno, incarcerato per omicidio ma in attesa della sessione di appello per essere giudicato nuovamente, poteva candidarsi alle elezioni. La legge, quindi, parrebbe sia stata progettata per non funzionare. Pertanto, la magistratura ha riportato tutti i casi al punto in cui si trovavano, rifiutandosi in un certo senso di assumersi la responsabilità dei problemi scaricati su di lei dal HNEC. Il HNEC non avrebbe dovuto accettare la legge cosi come promulgata. In pratica: confusione su confusione e, in mera sintesi, il rinvio non si è sostanziato su una base costituzionale (comunque debole) o le controversie sulla legge elettorale, ma a parere degli esperti sulla mancanza di volontà, della maggior parte degli attori in causa, d’attuare le confuse leggi stesse.
Molti degli attuali membri della Camera dei Rappresentanti libica (HoR) probabilmente non sarebbero stati rieletti, poiché il loro rendimento e risultati raggiunti, agli occhi degli elettori, non sono stati davvero convincenti in tutti questi anni. Dopo le elezioni, l'Alto Consiglio di Stato (HCS) sarebbe quindi, probabilmente, del tutto scomparso e sostituito con nuovi membri e il futuro di quelli nell'attuale Governo di Unità nazionale (GNU) sarebbe stato almeno in dubbio.
Il risultato è che, al momento nulla cambia e le potenti milizie armate, che controllano illegalmente Tripoli, continuano a convivere molto bene con il governo del Presidente Dbeibha, che si guarda bene, dall’interferire con i loro affari.
Inoltre, è opinione comune che nessuno di chi oggi gestisce ha aree di potere in Libia, abbia un reale interesse a portare avanti il progetto di libere elezioni. Una cosiddetta “nuova tabella di marcia realistica e applicabile, fissata con durate e fasi” come proposta ora e che include l’accettazione di una costituzione definitiva, molto probabilmente sarà una specie di “assicurazione legale” che non ci siano elezioni nei prossimi anni. I motivi sono chiari e non è realistico che le rinviate elezioni presidenziali o parlamentari si tengano presto. Alcuni gruppi di pressione libici pare sollecitino che almeno siano svolte le elezioni parlamentari, ma anche questo è improbabile. Il Presidente Dbeibha continua a portare avanti la sua agenda di primo ministro del GNU come se nulla fosse accaduto e potrebbe benissimo riuscirci sotto la protezione delle milizie armate a lui “fedeli” (termine da usare con massima attenzione in Libia) di Tripoli e Misurata. Esiste la possibilità che la Camera dei Rappresentanti possa riunirsi e tentare di designare un nuovo primo ministro, come già annunciato da molti dei suoi membri e richiesto da altri, ma se questo “designato” non è qualcuno in grado di avere dalla sua le milizie di Misurata e almeno buona parte di quelle di Tripoli, non sarà mai nella capacità di assumere l’incarico.
Al momento ci sono dubbi di carattere legale su Dbeibha e il procuratore generale Al Sadiq Al Sour, definito uomo retto e rispettabile, giocherà un ruolo importante nelle decisioni su quest’ulteriore diatriba.
Nel caso in cui Dbeibha esca “pulito” dall’accusa, molto probabilmente, vedremo una continuazione dello “status quo” attuale, un abbandono dell'est e del sud del paese e un peggioramento sempre maggiore della situazione socio-economica della popolazione comune.
La domanda che molti si pongono è: per quanto tempo sarà accettato da coloro che non beneficiano del rinnovato caos?
Probabilmente si prospetta una spaccatura crescente tra la Tripolitania e le altre regioni. Soprattutto se si parla di “regioni petrolifere", non è da escludere la formazione di governi regionali che creeranno crescenti tensioni e, infine, non ci sarà da stupirsi se saremo testimoni un ritorno di violenti scontri e combattimenti sulla sponda nord africana del Mediterraneo.
Non c’è certezza negli analisti che sia stata una buona decisione quella di dare un “assegno in bianco” al governo di Dbeibha attraverso la recente dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia e Germania perché c’è il ragionevole dubbio che questo non faciliterà la sua disponibilità al compromesso.
Bisogna infine tenere conto che sia Russia sia Turchia non hanno ancora concordato il ritiro delle loro forze mercenarie e che quindi cercheranno di influenzare un cambiamento che, per ora, non farebbe loro comodo. I due paesi sono, comunque, al momento al centro di considerevoli problemi, come quello dei moti di protesta in Kazakistan per la Russia e quello per cui il presidente turco Erdogan che sta cercando di porre un freno al deprezzamento della lira turca che non conosce pausa, tanto che a fine 2021 il suo potere d’acquisto era stimabile in quindici volte inferiore rispetto a inizio 2002.
Per quanto riguarda il nostro paese, ci si augura, si continui a tenere in massima considerazione e attenzione il perdurare della crisi governativa libica perché da quel paese proviene un’importante aliquota dei rifornimenti energetici vitali per l’Italia e la sua economia.
Un blocco dei rifornimenti dalla Libia sarebbe un altro problema in questo periodo di “caro bollette”.

Giuseppe Morabito
 
  


 
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