08:07 giovedì 13.12.2018
Il Califfato non c'è più ma esiste ancora
Se n’è parlato a Roma nel convegno “Targeting the de-materialised ‘’Caliphate’’ della Nato Defense College Foundation
fotografie di: Cybernaua

07-12-2018 - Il Daesh, o ISIS o ISIL, ovvero il cosiddetto ‘’Califfato’’, lo Stato nero che per anni ha occupato fisicamente e con gravi fiumi di sangue Paesi come Syria e Iraq, provocando morti in Malaysia, Indonesia e Philippines e reclutando foreign fighters, si è dematerializzato?
Ha perso fisicità sostanziale per trasformarsi in ente virtuale, adeguandosi dunque al processo di digitalizzazione?
Se n’è parlato a Roma, al Centro congressi di piazza di Spagna, nel convegno “Targeting the de-materialised ‘’Caliphate’’, organizzato dalla Nato Defense College Foundation, il cui presidente, ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo organizzatore del meeting, dopo aver ringraziato i collaboratori e sponsor dell’iniziativa, Nato Defense College e Al Arabiya News Channel, ha introdotto il tema in discussione, insieme a Ian Hope, della divisione Ricerche del Nato Defense College e Ahmet O.Evin, professore emerito dell’Università Sabanca, Turchia.
La lotta condotta in passato contro il terrorismo ha avuto connotazioni politiche e militari, indebolendo le forze dei militanti di Al-Qaeda e IS, ma allo stesso tempo ha complicato la situazione di crisi di alcuni Paesi del Golfo e del Medioriente.
In realtà, lo Stato islamico, che ha evidenziato come le frontiere stabilite secoli fa dall’accordo Sykes-Picot, (accordo segreto tra i governi del Regno Unito e della Francia) possono essere messe in discussione, è stato formalmente distrutto in Syria e in Iraq e ora sta spostando la sua propaganda verso un orizzonte ideologico, “messianico e senza tempo”, come ha sottolineato Minuto-Rizzo.
E’ tempo di attuare uno sforzo congiunto per contrastare le attività di terrorismo estremo, renderlo debole mediante lo strumento mediatico e non solo militare.
Le operazioni militari sono fondamentali, ma serve una sinergia con l’aspetto virtuale: è necessario operare anche nel cyberspazio, per disarticolare la propaganda jihadista, prevenire la radicalizzazione e soffocare i legami criminali con il finanziamento del terrorismo.
I vari relatori che si sono alternati nella descrizione dei modi in cui il Califfato si impone sulla scena, hanno sottolineato vari aspetti importanti che vanno dalla diffusione dell’ideologia attraverso i social, al finanziamento mediante il mercato nero e i traffici di opere d’arte; anche mediante transazioni con Bit-coin di provenienza sconosciuta; o con la vendita di petrolio o minerali da Paesi del medioriente, dall’Africa o dall’Afghanistan; vendita di armi dalla Libia; sigarette di contrabbando.
Interessanti gli interventi: Sian Hutchinson, del Programme management diel UNCTO (Antiterrorismo delle Nazioni unite); Oded Eran, ricercatore di tel Aviv, per il quale manca un organismo adeguato per la lotta al terrorismo; Louise Shelley, dell’Università di Arlington, sulle attività Cyber.
Secondo il professor Ernesto Savona, direttore del Transcrime dell’Università Cattolica di Milano: … Mentre il controllo territoriale di ISIL è diminuito, il potere finanziario mantiene ancora la leadership.
l’ISIL superstite è accusato di aver contrabbandato fino a 400 milioni di dollari dall'Iraq e dalla Siria, usando questa somma di denaro per investire in attività legittime come alberghi, ospedali, concessionari di macchine agricole, attraverso il territorio compresa la Turchia, dove alcuni militanti hanno anche fatto grandi acquisti di oro
.
Come sopravvive l’ISIL? Mediante partecipazioni finanziarie, che hanno reso il gruppo di insorti più ricco della storia, grazie al suo portafoglio di fondi diversificato e la sua capacità di raccogliere denaro attraverso attività criminali: ecco come riesce a sopravvivere. Quali potrebbero essere i rimedi?
Sempre secondo Savona ...dovrebbero essere un mix di politiche che affrontano la riduzione delle opportunità, con sanzioni economiche riducendo il reclutamento, migliorando l'integrazione, riducendo al minimo l'effetto multiplo della radicalizzazione nelle prigioni…
Dall’ambasciatore Minuto Rizzo, durante un breve dialogo, abbiamo recepito la necessità di promuovere una politica di lotta al terrorismo basata non solo su interventi politico-militari. Per alcuni aspetti, la cooperazione antiterrorismo UN-NATO può essere ulteriormente migliorata attraverso la sinergia tra Centro europeo di lotta al terrorismo - CTE, cooperazione nel cyberspazio, sviluppo delle capacità regionali.
Un organismo adeguato, rafforzato nella sua specificità sarebbe opportuno, ha affermato Minuto-Rizzo:
Una volta, storicamente, estremismo, terrorismo, traffico illecito si consideravano separatamente; adesso abbiamo riconsiderato i termini e sosteniamo che sono connessi l’uno all’altro; il terrorismo è speso finanziato da traffici illeciti, il mettere insieme questi fenomeni e descriverli è una maniera per attirare l’attenzione sul fatto che occorre avere un rapporto integrato; non può ogni istituzione guardare il proprio; è la sfida del mondo di oggi; insistiamo su questo tema, sperando di chiamare a raccolta le varie istituzioni e cercare di favorire a livello internazionale un coordinamento maggiore”.
Come afferma il professore di Tel Aviv, Oded Eran, non esiste un organismo preposto e la Nato non è sufficiente, è possibile?
Si è possibile; se pensiamo che la società umana non è razionale, non è perfetta, è molto emozionale, incerta, disarmonica…se ricordiamo che cento anni fa le frontiere erano fatte non per incoraggiare, ma per vietare il passaggio da una città all’altra, da un paese all’altro; stiamo agendo contro una tradizione forte e non possiamo pensare che da un giorno all’altro si diventi perfetti; non nasce un’organizzazione perfetta; però possiamo migliorare e fare di più”.
Sull’Afghanistan, lei pensa che Talebani e Daesh possano legarsi?
Non credo che c’entrino. Il problema dell’Afghanistan è un problema di governance interna; non è mai stato unito e ha grande difficoltà a presentarsi come governo nazionale”.
Non pensa che siamo un po’ in ritardo nell’affrontare il grave problema del terrorismo, se consideriamo che già alla fine degli Anni 90, nel 2000, si parlava di cellule addestrate in Belgio, Inghilterra, Svizzera e Italia?
Non credo; penso che, come tutte le società umane, affrontiamo i problemi nella misura in cui li capiamo; e quando li capiamo è sempre un po' dopo”.
Maria Clara Mussa


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