23:45 venerdì 16.01.2026
Creatività femminile, diritti e trasformazione sociale
Dal dolore al valore: quando le donne portano la propria voce dentro il Parlamento Europeo (il parere di Klarida Rrapaj*)
fotografie di: Klarida Rrapaj

06-12-2025 - Il 2 dicembre scorso, lo spazio Europa Experience – David Sassoli del Parlamento Europeo, a Roma, ha cambiato funzione per alcune ore. 
Da luogo delle decisioni è diventato spazio di ascolto.
Dal linguaggio dei regolamenti si è passati alle parole del vissuto, delle emozioni, delle esperienze personali.
Qui si è svolto il 1° Festival di Forza e Bellezza APS, dal titolo “Creatività femminile: dal dolore al valore”.
Non un semplice evento in agenda, ma un’occasione in cui tante donne hanno messo al centro il modo in cui il dolore può essere riconosciuto, raccontato e trasformato.

In questa cornice, la creatività non è stata presentata come qualcosa di accessorio o estetico. È emersa piuttosto come energia che resiste, cura che ricostruisce, strumento che rimette in moto la vita. 
Parole come trauma, violenza, perdita, vergogna sono entrate in un contesto istituzionale insieme a parole come forza, autonomia, rinascita. Il Parlamento Europeo, per un pomeriggio, ha ospitato non solo discorsi, ma storie vere.

La presenza di rappresentanti istituzionali e ambasciatori, tra cui l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Afghanistan in Italia, S.E. Khaled Ahmad Zekriya, ha ricordato quanto i diritti delle donne siano ancora vulnerabili in molte parti del mondo.
In Afghanistan, come hanno raccontato l'ambasciatore e la giornalista Maria Clara Mussa, le donne non hanno alcun diritto alla vita, non possono frequentare scuole, lavoro, non possono avere alcuna libertà; il Paese sta subendo la più grave crisi umanitaria di sempre, a causa della presa di potere dei talebani, dall'Agosto del 2021.

Portare queste realtà all’interno di un luogo europeo ha significato affermare con chiarezza che la dignità delle donne non è solo una questione privata, ma un tema di giustizia e civiltà.
Accanto a questa dimensione internazionale, si sono susseguite le voci di professioniste provenienti da ambiti diversi, psicologhe, counselor, formatrici, imprenditrici, giornaliste, artiste.

Donne che ogni giorno lavorano con chi ha vissuto relazioni violente, traumi, esclusione, ma anche con chi cerca nuovi modi per affermare la propria autonomia e costruire progetti di vita più liberi.
Da prospettive differenti, tutte hanno mostrato come la creatività possa diventare un vero e proprio strumento di cambiamento: nella cura, nell’educazione, nel lavoro, nella partecipazione sociale.
Il messaggio che ha attraversato l’intera giornata è stato semplice e, allo stesso tempo, molto forte:
il dolore, quando viene accolto e ascoltato, può diventare valore.
Non si tratta di idealizzare la sofferenza, ma di riconoscere che, se trova un contesto adeguato, può trasformarsi in consapevolezza, in scelte più libere, in nuove possibilità, come ha ben illustrato, con il suo Manifesto, Annamaria Santagati.
Ecco il Manifesto: //www.cybernaua.it/rubriche/rubricadett.php?idnews=13199

Un altro elemento emerso con chiarezza è la forza dell’alleanza tra donne.
Non una retorica astratta, ma un lavoro concreto di confronto, sostegno reciproco, messa in rete di competenze. Non la gara a chi è più forte, ma la costruzione di qualcosa che tiene insieme differenze e percorsi diversi, senza cancellarli.
In questo quadro, anche il mio contributo si è inserito in modo discreto, come parte di un cammino professionale e umano che ha attraversato l’esperienza dell’emigrazione e della ricostruzione di sé in un altro Paese. 
Un percorso che oggi, nel lavoro clinico, si traduce nell’accompagnare molte donne che vivono cambiamenti profondi, fatiche silenziose e, allo stesso tempo, una grande capacità di resistere e ripartire.
Un piccolo ingranaggio dentro un movimento più ampio, che eventi come questo aiutano a rendere visibile.
Guardando la sala al termine del Festival, non si vedeva più solo un pubblico, ma un gruppo di donne in posizione di leadership, ciascuna forte della propria storia.
Non una voce sopra le altre, ma molte voci affiancate, capaci di trasformare il dolore in direzione, proposta, cambiamento.


Da qui nasce una responsabilità chiara, fare in modo che spazi come questo non restino eccezioni, ma diventino parte della normalità delle nostre istituzioni e della nostra società.
Perché è così che dal dolore nasce valore, quando le donne non chiedono soltanto di essere ascoltate, ma partecipano a guidare il futuro che tutti abiteremo.


*Dott.ssa Klarida Rrapaj, Psychologist – Clinical, Legal and Military Psychologist 
Klarida Rrapaj


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