Il diritto che nessuno vuole rispettare
Nel castello Visconti di San Vito di Somma Lombardo si celebra una coscienza sotto assedio
fotografie di: P. Panozzo
16-05-2026 - C’è qualcosa di potentemente simbolico nel fatto che un convegno sul Diritto Internazionale Umanitario (DIU) si tenga oggi, 16 maggio 2026, tra le mura di un castello medievale.
Il Castello Visconti di San Vito di Somma Lombardo, costruito tra il XIII e il XIV secolo come baluardo difensivo sul Ticino, ha visto nei secoli guerre, signorie, paci fragili e Renaissance.
Oggi ospita una riflessione ancora più urgente: il DIU — il corpo di norme che da Solferino in poi l’umanità ha elaborato per contenere l’orrore della guerra — è mai stato così sotto pressione come in questo momento?
La risposta, purtroppo, è sì.
Il convegno annuale organizzato dalla Fondazione Visconti di San Vito in collaborazione con l’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo — l’IIHL, organismo fondato nel 1970 e riconosciuto dalle Nazioni Unite come organo consultivo, proclamato “Peace Messenger” dal Segretario Generale ONU nel 1987 — porta quest’anno un titolo che suona quasi come una diagnosi: “Il rispetto del Diritto Internazionale Umanitario: una sfida per le coscienze”.
Non per i governi, non per gli stati maggiori, non per le cancellerie.
Per le coscienze.
Un atto di umiltà intellettuale che rivela già molto sullo stato del diritto nella guerra del XXI secolo.
Lo scenario che si apre ai relatori riuniti nel Salone d’Onore del Castello è impietoso.
Il rapporto annuale di Amnesty International 2026 documenta come nel solo 2025 siano stati uccisi in conflitti violenti oltre 240.000 esseri umani, il dato più alto degli ultimi decenni.
Gaza, Ucraina, Sudan, Congo orientale, Myanmar: una costellazione di tragedie in cui le Convenzioni di Ginevra del 1949 — ratificate da tutti gli Stati del pianeta, nessuno escluso — vengono violate con sistematicità e, sempre più spesso, con impunità.
L’Alto Commissario ONU per i rifugiati, Filippo Grandi, lo ha detto senza eufemismi di fronte al Consiglio di Sicurezza: tutto il personale umanitario sa che il DIU non è rispettato.
Non è un’opinione.
È la testimonianza di chi opera sul campo.
Ma c’è una complessità che il convegno di Somma Lombardo affronta con coraggio accademico e che merita di essere segnalata.
Il problema del DIU oggi non è solo la sua violazione.
È il doppio standard con cui tali violazioni vengono giudicate.
Lo rilevano gli esperti di Médecins Sans Frontières, lo denunciano gli studenti universitari provenienti dal Sud del mondo: il diritto umanitario rischia di essere percepito come uno strumento selettivo, applicato con severità quando le vittime appartengono a certi popoli, e con indulgenza quando le stesse norme vengono violate da alleati strategici dell’Occidente.
È questa asimmetria che erode la credibilità morale del sistema normativo internazionale, non soltanto le singole violazioni.
La giornata si articola in tre sessioni di lavoro di crescente intensità.
Si parte dalle fonti — “Fonti e contenuti del DIU” del prof. avv. Manlio Frigo — per toccare temi che sembrano usciti da un manuale di bioetica militare: “La guida per il personale sanitario nelle aree di crisi: diritto umanitario o afflato etico?”, interrogazione potente che il brigadier generale Federico Lunardi porta all’attenzione della platea.
Poi, nel secondo panel, il focus si sposta sui limiti dell’architettura normativa attuale: la protezione dei civili nei conflitti armati contemporanei, la responsabilità davanti ai giudici italiani, e — in una provocazione intellettuale che svela l’audacia del comitato scientifico — il silenzio del DIU sugli animali nei teatri di guerra, tema esplorato dal generale Giovanni Vultaggio.
Un’assenza normativa che dice molto sulla visione antropocentrica del diritto internazionale, costruita in epoche che non immaginavano i nostri scenari.
Il terzo panel è quello più vicino al futuro — e forse il più concreto.
Accanto agli interventi sulle nuove tecnologie e sul valore etico dei principi del DIU, porta la propria voce Jenny Elisabeth Bohlin, responsabile delle Relazioni Internazionali di Hospitals Without Borders, organizzazione umanitaria non-profit di diritto americano attiva in contesti di crisi sanitaria globale.
La sua relazione — “Sanità senza confini, assistenza senza limiti” — non è un esercizio retorico.
È la sintesi operativa di anni di lavoro sul terreno, in quegli spazi dove il diritto umanitario smette di essere teoria e diventa, spesso drammaticamente, l’unica linea di demarcazione tra la protezione e l’abbandono.
Bohlin porta a Somma Lombardo la prospettiva nordica — pragmatica, orientata ai risultati, storicamente impegnata nel multilateralismo — innestata su una conoscenza diretta dei meccanismi istituzionali internazionali che pochi relatori possono vantare.
La sua presenza al convegno rappresenta il raccordo tra il dibattito accademico-giuridico e la realtà dell’assistenza umanitaria nei conflitti armati: un ponte necessario, spesso assente nelle sedi istituzionali, tra chi le norme le scrive e chi le vive.
Vale la pena soffermarsi anche sul luogo fisico di questo incontro.
Il Castello Visconti di San Vito non è uno sfondo neutro.
È una delle dimore storiche meglio conservate della Lombardia, costruita dalla famiglia che ha regnato su Milano per oltre un secolo e che ha lasciato un’impronta indelebile sulla storia italiana.
Nel 1535, tra queste mura, nacque Niccolò Sfondrati, che sarebbe diventato papa Gregorio XIV.
Vittorio Emanuele II e Umberto I di Savoia vi soggiornarono in occasione delle esercitazioni militari sul Ticino.
Oggi custodisce una Fondazione — nata per volere testamentario dell’ultimo marchese Gabrio Luigi Visconti di San Vito nel 1997 e affidata all’avvocato Gaetano Galeone — che ha fatto della cultura e della promozione dei diritti la propria ragione d’essere.
Ospitare un convegno sul diritto umanitario non è per questo Castello un atto occasionale.
È coerenza storica.
L’IIHL di Sanremo, che co-organizza l’evento, porta a Somma Lombardo la propria autorità settantennale in materia.
Sotto la guida del suo presidente, il generale di Corpo d’Armata (ris.) Giorgio Battisti — che apre i lavori con i saluti istituzionali — l’Istituto ha da tempo identificato i nodi critici del DIU contemporaneo: i conflitti ibridi, la guerra cibernetica, le armi autonome, la difficoltà di aggiornare strumenti normativi come il Sanremo Manual a fronte di tecnologie che si evolvono più rapidamente dei trattati.
Sono esattamente le fratture che anche il convegno di oggi porta al centro del dibattito.
La presenza del prefetto di Varese, del sindaco di Somma Lombardo e dell’Università dell’Insubria come patrocinatore segnala che questa non è una discussione riservata agli specialisti.
Il DIU riguarda la prossima generazione di soldati, magistrati, operatori umanitari, giornalisti.
Riguarda chiunque si trovi, per scelta o per sorte, dentro un conflitto armato.
E in un’epoca in cui la distanza geografica tra la pace e la guerra si è accorciata drammaticamente — basti pensare che il fronte ucraino è a meno di due ore di volo da Milano — è una discussione che riguarda tutti noi.
La vera sfida del convegno, però, va al di là dell’analisi giuridica.
Sta in quella parola del titolo che continua a tornare: coscienze.
Il diritto internazionale umanitario esiste perché, in un momento preciso della storia — l’estate del 1859, la battaglia di Solferino, la visione di Henry Dunant di fronte a quarantamila feriti abbandonati sui campi lombardi — una coscienza individuale decise che quella carneficina era intollerabile e che qualcosa doveva cambiare. Il DIU è nato da un atto di coscienza.
E forse è da lì che deve essere continuamente rigenerato.
Nel 2026, mentre le guerre si moltiplicano e i meccanismi di giustizia internazionale vacillano sotto la pressione della geopolitica, il castello medievale di Somma Lombardo diventa, per un giorno, un presidio di quella coscienza. Non è poco.
L’autore ricopre ruoli istituzionali connessi agli enti co-organizzatori dell’evento. L’articolo è frutto di analisi editoriale indipendente.
Pierangelo Panozzo **

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