22:45 martedì 09.06.2026
Repubblica italiana compie ottant’anni
La parata del 2 giugno 2026 ai Fori Imperiali tra solennità istituzionale, umanità militante, l’Italia che si difende, soccorre, costruisce
fotografie di: D.P. by Cybernaua

02-06-2026 - Alle nove e un quarto precise, il silenzio cala su Piazza Venezia come un ordine impartito dalla storia.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella depone una corona d’alloro ai piedi del Milite Ignoto, custode senza nome di tutte le battaglie combattute per tenere in piedi la dignità di un popolo.
È il gesto più antico e più vero del calendario civile italiano.
Poi comincia tutto il resto.

L’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana si celebra quest’anno con una consapevolezza che non era mai stata così nitida.
Era il 2 giugno 1946 quando gli Italiani — e per la prima volta le Italiane — scelsero con il voto la forma del loro destino collettivo, congedandosi dalla monarchia e abbracciando la Repubblica.
Ottant’anni esatti. Un numero tondo che pesa, che risuona, che chiama a rendiconto.

Lo slogan scelto dal Ministero della Difesa per questa edizione — “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese” — non è retorica di circostanza.
È un’architettura di senso: ricorda che la Repubblica non è solo una forma di governo, ma una promessa di servizio che si rinnova ogni giorno in uniforme, in corsia, nelle aule di scuola, nelle sale dei tribunali, nei campi di missione internazionale.

La sfilata
Alle dieci in punto, Via dei Fori Imperiali diventa il palcoscenico di quella promessa.Le tribune, gremite di cittadini accreditati attraverso la piattaforma del Ministero della Difesa, riverberano un’attesa silenziosa.Il Capo dello Stato, accompagnato dalle più alte cariche istituzionali, ha già passato in rassegna i reparti schierati in Via di San Gregorio, tra il Colosseo e il Circo Massimo.
Ora la macchina solenne si mette in movimento.

Sfilano le Forze Armate, la Polizia di Stato, i Carabinieri con la loro storica Fanfara del 4° Reggimento a Cavallo, la Guardia di Finanza, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana e la Protezione Civile.
Sfilano i corpi armati e non armati, i labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, i gonfaloni delle città decorate al valor militare e civile.

L’Italia che si difende, l’Italia che soccorre, l’Italia che costruisce: tutte queste anime della Repubblica procedono compatte lungo l’asse del Foro, sotto lo sguardo dei templi e delle colonne, davanti a una folla che applaude con la consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande.

Lungo le transenne, bambini con piccole bandiere tricolori sulle spalle cercano di distinguere i reparti che avanzano; gli anziani applaudono al passaggio dei labari, mentre il sole di un giugno romano già caldo si riflette sugli ottoni delle fanfare.
Per qualche ora, la distanza tra istituzioni e cittadini sembra ridursi alla larghezza di una strada.

Ma sarebbe un errore leggere questa parata come una semplice celebrazione della forza dello Stato. Nell’Europa attraversata dalle guerre ibride, dalle minacce cibernetiche, dalle campagne di disinformazione e dalle crisi umanitarie che si propagano ben oltre i confini geografici, la sicurezza nazionale non coincide più soltanto con la capacità di difendersi.
Coincide anche con la capacità di soccorrere, curare, proteggere e mantenere coesa una comunità.

Per questo il 2 giugno 2026 racconta qualcosa di diverso rispetto al passato.
Lungo Via dei Fori Imperiali non sfilano soltanto strumenti di difesa.
Sfilano le diverse articolazioni della resilienza nazionale.
La Repubblica che celebra sé stessa mostra infatti che la forza di una democrazia moderna risiede tanto nelle sue istituzioni militari quanto nella solidità della sua infrastruttura civile e umanitaria.

Il generale Carmine Masiello e la nuova responsabilità della Difesa
A rappresentare il vertice operativo dell’Esercito Italiano è il generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello.
La sua presenza richiama il ruolo centrale che le Forze Armate stanno assumendo in una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni dello scenario strategico internazionale.
Dall’Europa orientale al Mediterraneo allargato, la difesa nazionale si confronta oggi con sfide che richiedono preparazione tecnologica, capacità di deterrenza e una crescente integrazione con gli alleati europei e atlantici.
In questa prospettiva, la parata del 2 giugno non è soltanto memoria del passato, ma rappresentazione della capacità dello Stato di affrontare le incertezze del futuro.

Accanto a questa dimensione emerge anche il profilo internazionale del generale di Divisione Fulvio Poli, figura di rilievo dello Stato Maggiore dell’Esercito e recentemente designato alla presidenza del NATO National Reserve Forces Committee per il triennio 2026-2028.
La sua nomina testimonia il crescente peso dell’Italia nei meccanismi di coordinamento della sicurezza euro-atlantica e conferma come la difesa moderna sia sempre più fondata sull’interoperabilità, sulla cooperazione e sulla condivisione delle competenze strategiche.

La Croce Rossa Italiana: doppio anniversario, doppia presenza
C’è però un momento, nel cuore della sfilata, che porta con sé un peso storico del tutto eccezionale.
È il passaggio dei reparti della Croce Rossa Italiana: quest’anno quel passaggio vale doppio.
Il 1° giugno 1866 — centosessant’anni esatti prima di questa parata — nasceva il Corpo Militare Volontario della CRI: una realtà umanitaria in uniforme che avrebbe attraversato ogni guerra, ogni catastrofe, ogni emergenza della storia italiana, scegliendo sempre di servire il Paese non per combattere, ma per curare, assistere e proteggere.
Centosessant’anni di missioni, di ospedali da campo, di sangue donato e di vite restituite. Un patrimonio morale immenso, sintetizzato nel Medagliere ufficiale dell’Associazione Nazionale Militari CRI in congedo: 495 decorazioni, di cui 472 individuali e 23 attribuite alla Bandiera.

Lungo Via dei Fori Imperiali, quel Medagliere sfila su un mezzo dedicato, portando con sé il Labaro associativo: simbolo tangibile di un sacrificio che non chiede riconoscimento, ma ottiene rispetto.
A presidiare questa doppia ricorrenza con la statura istituzionale che le appartiene è il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Maria Gianluca Valastro.
Alla guida di oltre 150 mila volontari distribuiti sul territorio nazionale, Valastro rappresenta una visione della Croce Rossa che unisce radicamento locale e responsabilità internazionale.
Nelle ore precedenti alla parata ha ricordato la missione del Corpo Militare CRI in Corea, quando l’Italia del dopoguerra inviò i propri sanitari a Yong Dung Po per gestire l’Ospedale 68, inaugurando di fatto la stagione delle missioni internazionali italiane.
Al suo fianco è presente l’Ispettrice Nazionale delle Infermiere Volontarie della CRI, Emilia Bruna Scarcella.
La sua figura richiama una tradizione di assistenza professionale e umanitaria che attraversa oltre un secolo di storia nazionale.
La presenza della Croce Rossa assume oggi un significato che va oltre la memoria storica. In una stagione segnata da conflitti prolungati, emergenze sanitarie e calamità sempre più complesse, la capacità di organizzare soccorso, assistenza e supporto alle popolazioni non rappresenta soltanto un dovere umanitario: costituisce una risorsa strategica per la tenuta stessa delle comunità nazionali.
È qui che il volontariato organizzato diventa parte integrante della resilienza dello Stato.

Quirinale: la festa si apre alla città
La giornata non si chiude con il rombo delle Frecce Tricolori, che colorano il cielo di Roma con il verde, il bianco e il rosso della bandiera nel momento più atteso della cerimonia.
La sera, per la prima volta in questa forma, Piazza del Quirinale diventa un teatro aperto ai cittadini.
Alle 21 prende vita “I Volti della Repubblica — 80 anni dal Referendum”, trasmesso in diretta su Rai 1, con artisti, atleti e protagonisti della cultura italiana, da Roberto Bolle ad Annalisa, da Carlo Verdone ad Alessandro Del Piero, da Bebe Vio a Federica Brignone e Arianna Fontana.

Mattarella ha voluto che questa celebrazione non rimanesse chiusa nelle mura del Colle, ma si aprisse al Paese.
È un gesto politico nel senso più nobile del termine.
Una Repubblica che, a ottant’anni dalla sua nascita, sceglie di condividere la propria memoria con i cittadini.

In chiusura
Ottant’anni di Repubblica.
Centosessant’anni del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.
Due anniversari che, osservati insieme, raccontano una storia comune fatta di servizio, responsabilità e fedeltà alle istituzioni.
Lungo Via dei Fori Imperiali hanno sfilato donne e uomini chiamati a compiti diversi, ma uniti dalla stessa missione: garantire sicurezza, assistenza e continuità alla vita della comunità nazionale.
In uniforme militare, in uniforme sanitaria o dietro le insegne delle istituzioni civili.

È forse questa l’eredità più attuale del 2 giugno 2026.
In un mondo attraversato da guerre convenzionali, minacce ibride e crisi globali, la forza di una Repubblica non si misura soltanto nella capacità di reagire ai pericoli, ma nella qualità delle persone e delle istituzioni che scelgono ogni giorno di servirla.
Per qualche ora, sotto il cielo di Roma, quella forza ha sfilato compatta lungo i Fori Imperiali.
Pierangelo Panozzo


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