08:11 venerdì 16.10.2026
Dal Corno d’Africa al Mar Rosso: il fronte silenzioso dell’Italia
Mentre l’attenzione internazionale si concentra sull’Indo-Pacifico, Roma da quindici anni mantiene nel Corno d’Africa una presenza militare
fotografie di: P. Panozzo

03-09-2026 - Gli IC Summer Games di Mogadiscio raccontano, in piccolo, una cooperazione ancora indispensabile ma alle prese con interrogativi irrisolti.
Negli stessi giorni in cui la diplomazia italiana celebrava a Taipei la più grande delegazione parlamentare mai inviata a Taiwan, un altro fronte — molto meno raccontato — continuava a muoversi silenziosamente nel Corno d’Africa.
È qui, tra le coste somale e lo stretto di Bab el-Mandeb, che l’Italia mantiene da quindici anni una presenza militare e diplomatica che raramente entra nel dibattito pubblico nazionale, nonostante il suo peso strategico.
Il 1° settembre, presso l’International Campus di Mogadiscio, si è svolta una giornata sportiva multinazionale — gli IC Summer Games 2026 — che ha riunito militari italiani, ugandesi (contingente AUSSOM, erede della precedente missione ATMIS dell’Unione Africana), britannici e statunitensi.
Tiro alla fune, traino del veicolo tattico Lince, staffette con munizionamento simulato: episodi apparentemente marginali, che però fotografano bene una cooperazione quotidiana raramente visibile dall’esterno.

Ma dietro quella giornata sportiva c’è una realtà molto più strutturata.
L’Italia è tra i principali contributori europei a EUTM Somalia, la missione di addestramento dell’Unione Europea attiva dal 2010 e prorogata dal Consiglio UE fino al febbraio 2027, con un contingente autorizzato di circa 170 militari. Nel corso degli anni la missione ha formato migliaia di militari somali, secondo i dati diffusi dal Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS).
A questa si affiancano la missione bilaterale MIADIT (addestramento delle polizie somala e gibutiana, a guida Carabinieri), la base logistica italiana a Gibuti — affacciata su una delle rotte marittime più sensibili al mondo, quella che collega il Mar Rosso, Suez e l’Oceano Indiano — e l’operazione anti-pirateria Atalanta, il cui mandato riguarda esplicitamente la sicurezza marittima in Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano Indiano occidentale.
Ad esse si aggiungerebbe una nuova missione bilaterale avviata nel 2026 per l’addestramento congiunto delle forze somale — un elemento che, prima di ogni pubblicazione, meriterebbe una verifica puntuale sulla relativa delibera o autorizzazione parlamentare.

Non è un dettaglio da poco: mentre l’Indo-Pacifico assorbe sempre più attenzione mediatica e diplomatica, il Corno d’Africa resta un nodo geografico ineludibile per chiunque abbia interessi lungo la direttrice Mar Rosso–Bab el-Mandeb–Suez, l’arteria attraverso cui transita una quota significativa del commercio marittimo mondiale.
Su questa direttrice si intrecciano oggi anche presenze turche, statunitensi e dei Paesi del Golfo, in una competizione di influenza silenziosa ma sempre più affollata.

Resta, ed è giusto ricordarlo con onestà, un nodo irrisolto che accompagna da anni queste missioni: rapporti delle Nazioni Unite hanno più volte segnalato criticità nell’impiego delle forze di sicurezza somale, incluso l’utilizzo di minori — un tema che l’addestramento internazionale dichiara di voler correggere, ma che continua a interrogare l’efficacia reale del sostegno occidentale.
Gli IC Summer Games di Mogadiscio sono solo la porta d’ingresso a una storia più grande: quella di un’Italia che, tra un’apertura verso Taiwan e un impegno mai interrotto in Somalia, gioca da anni più partite geopolitiche in parallelo — spesso, appunto, in silenzio.
Pierangelo Panozzo


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