16:02 martedì 20.08.2019
Winners never quit and quitters never win
Termina la missione ISAF, incomincia la missione ''Resolute Support'', al comando del generale Maurizio Angelo Scardino, comandante del TAAC West, Herat
fotografie di: Cybernaua

07-01-2015 - La missione ISAF (International Security Assistance Force) chiude la fase prettamente "operativa di intervento sul campo", quella che l'ha caratterizzata per 13 anni.
Contingenti militari di circa cinquanta Paesi della NATO, che dal 2001 al dicembre 2014 hanno cooperato per "stabilizzare" l'Afghanistan, rientrano nelle rispettive nazioni, dopo aver aiutato le forze di sicurezza afghane ad acquisire capacità operative, che dal 1° gennaio di quest'anno mostreranno di saper gestire in totale autonomia.
Ma, come il programma prevede, circa 12.500 militari resteranno in territorio afghano: le truppe Nato, tra cui circa 750 Italiani, fanno ora parte della nuova missione, "Resolute Support", per aiutare le forze afghane, continuando ad essere al loro fianco, per assistenza e supporto.
La nuova missione, programmata per la durata di 10 anni, avrà come compito la continuazione delle attività di formazione ed assistenza dedicate ai 350.000 uomini delle forze di sicurezza afghane.
Ne abbiamo parlato con il generale Maurizio Angelo Scardino, comandante della brigata Bersaglieri "Garibaldi" ed attualmente al comando del TAAC WEST (Train Advise Assist Command-West), di base ad Herat, in Camp Arena.
La missione RS (Resolute Support) non sarà rivolta esclusivamente alle forze di sicurezza afghane, ma proseguirà nel sostegno alla popolazione, che nel corso dei 13 anni di ISAF ha migliorato in modo consistente la propria situazione
L'attenzione dei Paesi Nato, come ci spiega il generale Scardino, ha fornito sostegno e collaborazione, tanto da portare l'85% della popolazione ad usufruire dei servizi sanitari di base, mentre nel settore scolastico, da un milione di studenti che frequentavano la scuola nel 2001, si è passati a nove milioni, il 37% dei quali rappresentati da donne.
"E' bello vedere ragazze per le strade di Herat, che si recano a scuola con la stessa uniforme ed il velo bianco.
Abbiamo contribuito alla crescita di una società, traendone esperienze utili anche alla nostra crescita professionale.
Molte attività che la Nato realizza nel mondo sono frutto anche dell'esperienza maturata in Afghanistan".
Dunque, l'obiettivo della missione ISAF è stato raggiunto, grazie alla collaborazione della comunità internazionale, che ha messo in campo non solo professionalità e solidarietà, ma anche numerose vite umane.
Scardino sottolinea il sacrificio dei militari italiani caduti in Afghanistan, i cui nomi sono scritti su pietra e sulle lapidi disposte in vari punti della base.
Camp Arena, attualmente, si sta svuotando di uomini e di mezzi.
Come ci spiega il generale Scardino nell'intervista.
www.cybernaua.it/video/video.php
E' in atto la fase di "descoping", cioè l'abbandono strategico della programmazione precedente della missione, in cui erano necessari uomini e mezzi destinati alle operazioni di sostegno immediato e di intervento sul territorio.
Non abbiamo più visto né aerei da combattimento, né predator, ormai rientrati dalla missione per essere impegnai in altri teatri operativi internazionali. Così come altri mezzi che prima si muovevano in base e in colonne di perlustrazione.
Camp Arena ha un aspetto diverso, almeno così pare ai nostri occhi.
Gli uffici sono operativi, i soldati lavorano, il bar continua a servire caffè e brioches; la mensa è attiva…
Ma le notti stellate con luna piena, che ammiriamo nel periodo delle feste di fine anno e che illuminano il piazzale ed il monumento ai caduti in Afghanistan, ci danno emozioni particolari. Si sente il cambiamento.
Attualmente, si stanno trasformando anche le strutture della base, ricondizionandole per nuove attività che si intraprenderanno per i prossimi anni della Resolute Support.
L'entusiasmo del "bersagliere", invece, non deve essere ricondizionato.
Da Garibaldi in poi, l'energia e l'ardire di sempre caratterizzano la brigata ed il suo comandante.
"Vi mostro un documento autentico, conservato nell'Archivio di stato, dice Scardino, esibendo un foglio su cui è scritto "obbedisco", siglato Garibaldi.
Ed 'obbedisco' è il motto della brigata che da agosto 2014 è in base ad Herat, per pianificare e dare il via alla nuova missione RS.
"Noi, in Afghanistan, abbiamo fatto il massimo. Grazie al lavoro di tanti militari italiani che, in alcuni casi, hanno dato la propria vita".
Dunque, chiude Isaf.
Non spetta a noi affermare se la missione ha conseguito i risultati programmati.
Sarà la Storia a giudicare.
Noi siamo solo testimoni della attività svolte con serietà e passione e, da Italiani, testimoni della riconoscenza del paese afghano per la cooperazione e la solidarietà da parte dei contingenti italiani che si sono susseguiti nei tredici anni di operazioni impegnative.
L'Italia è nel cuore degli Afghani, apprezzata per la professionalità dei suoi militari, che hanno guadagnato anche la stima dei Paesi aderenti alla missione Isaf, che hanno riconosciuto come, oltre al lavoro svolto, l'Italia ci ha messo cuore, passione, sensibilità, generosità e sacrificio di vite umane.
Non vuole essere un inno all'Italia, ma dobbiamo essere consapevoli che i militari italiani rappresentano al meglio la propria Patria
Abbiamo ricevuto l'invito a visitare l'Afghanistan come semplici turisti, ospiti di coloro che ricoprono cariche istituzionali e che abbiamo incontrato nel corso delle nostre "missioni giornalistiche".
Sarà il nostro prossimo impegno.
Maria Clara Mussa


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