00:24 mercoledì 23.08.2017
Mitrovica, oltre il ponte...
In Kosovo, Paese che sta risorgendo dalle ceneri della guerra, ma che teme l'insorgere dell'integralismo islamico
fotografie di: Daniel Papagni

18-06-2017 - E' tempo di cerimonia pasquale, nella Mitrovica dei Serbi ortodossi, ove ci siamo recati il 20 Aprile scorso.
Il ponte di Austerlitz sul fiume Ibar separa le due parti della città: quella nord, a tutti gli effetti dei Serbi e quella sud, dichiaratamente degli Albanesi.
Attraversiamo il ponte, sino a poco tempo fa interrotto da sabbia e pietre, complicato da percorrere e sotto il controllo dei Carabinieri del MSU.
Lo attraversiamo, per visitare le due parti contese e ci rechiamo alla Moschea della zona albanese.
Attrae la nostra attenzione un ragazzo, giovane, alto e dinoccolato, che parcheggia la bicicletta a fianco della grande moschea Bayrampasa Isa Bey.
Barba lunga a tratti rossiccia che gli arriva fin quasi all’ombelico, i pantaloni corti alla caviglia, lo sguardo perso nei pensieri che, forse, precedono la preghiera degli integralisti islamici in una Mitrovica ancora segnata da grandi divisioni etniche.
Sono le 4 e mezza di un freddo pomeriggio balcanico, quando uno dei fedeli della moschea costruita due anni fa con fondi provenienti dalla Turchia, ci invita a partecipare alla ''salat'' pomeridiana.
L’ingresso per le donne è laterale; giovani donne che indossano il hijab prendono posto sui tappeti rosso amaranto del primo piano della moschea, mentre il muezzin inizia ad intonare l’adhan.
Le cuspidi dorate svettano nel cielo a tratti coperto da nubi.
La moschea Bayrampasa Isa Bey è tra le più grandi e sontuose di tutto il Kosovo. Il grande lampadario centrale basterebbe da solo ad indicare un sentimento di possenza che, attraverso la preghiera, giunge allo spirito del fedele islamico.
Se la preghiera delle donne è caratterizzata da un tranquillo adagio nelle movenze tipiche dell’adhan, non si può dire lo stesso per la zona maschile, dove la presenza di “occidentali” viene notata e non vista di buon occhio, soprattutto se con macchina fotografica.
Il reporter di Cybernaua viene ben presto circondato da un gruppo di giovani integralisti che con fare minaccioso mettono fine alla nostra visita alla moschea Bayrampasa Isa Bey con una quasi fuga (chi scrive ha dovuto lasciare senza nemmeno il tempo di reindossare le scarpe).
Il problema dell’integralismo islamico è tra le facce buie di un Kosovo che sta risorgendo dalle ceneri dei massacri della guerra ed inizia a fare capolino nella tranquilla vita religiosa dei musulmani di etnia albanese, attraverso la presenza di ONG arabe che, a partire dal 1999, hanno aperto e finanziato scuole coraniche di tipo wahabita.
La moschea di Mitrovica è tra quelle attualmente più “calde”, dove si registra una maggiore presenza dell’Islam wahabita.
Nelle scuole coraniche wahabite del Kosovo sono stati iniziati al jihad quei foreign fighter che, in numero di circa ottocento, sono andati in Siria a combattere e da lì tornati per diffondere l’Islam integrale nei Balcani e spostarsi poi verso l’Europa.
Una guerra santa che ha visto nelle ultime settimane una serie di arresti anche in Italia, dove una cellula kosovara stava progettando un attentato nella città di Venezia.
“Noi temiamo queste persone che indossano pantaloni corti e barbe lunghe - ci dice un musulmano moderato che veste all’occidentale - stanno distruggendo l’Islam e stanno creando tensioni e violenza in Kosovo proprio adesso che il nostro Paese sta risorgendo dalle ceneri della guerra”.
Carmela Modica


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