14:38 mercoledì 14.11.2018
Il cane è il sesto senso dell’uomo
Come lavorano le ‘’Unità Cinofile’’ del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco impegnate nella ricerca dei sopravvissuti in disastri ambientali
fotografie di: E. Ortiz

07-09-2018 - <Il naso di un cane è un prodigio di ingegneria, ci rammenta che là fuori esiste un mondo che non ci sarà mai dato di conoscere, almeno non come essere umani>.
Roger Caras, famoso fotografo statunitense amante degli animali non si sbagliava.
Il mondo esterno per il cane è un mondo di odori. Udito e olfatto sono i due sensi più sviluppati.
Le orecchie gli consentono di comprendere la direzione di provenienza del suono, l’olfatto corrisponde alla nostra vista ed è superiore a quello umano. La mucosa nasale del cane possiede circa 220 milioni di cellule olfattive. Per questo il cane, dopo aver sentito un “odore”, riesce a conservarne la memoria.
Nel lavoro di ricerca in superficie e tra le macerie, il cane impiegato in una Unità Cinofila, usa uno “strumento” indispensabile: il suo naso.
Le Unità Cinofile del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, provenienti da ogni regione d’Italia, hanno lavorato ininterrottamente, rispettando i “tempi” del cane, dal terremoto di l’Aquila ed Amatrice, fino al crollo di un tratto del Ponte Morandi sull’Autostrada A10 a Genova.
Tra tonnellate di cemento, muri sgretolati, ammassi di pietre e fango, lamiere di auto accartocciate cercano segni di presenza umana con la potente capacità di discriminazione olfattiva dei loro cani.
Una corsa contro il tempo per raggiungere il luogo di una tragedia immane: come Genova così altrove, le unità cinofile partono dai propri Comandi.
Spesso, per inserirsi e lavorare nel dispositivo di soccorso, salgono a bordo di “Drago” (è il nominativo degli AB 412 dei Vigili del Fuoco, ciascuno dei quali è numerato) partito da un altro capoluogo per arrivare nelle vicinanze delle macerie, dove i cani dell’unità cinofila cercano sopravvissuti e dispersi, ingoiati in quel che rimane di città rase al suolo dal terremoto, o vite spezzate a bordo di un treno.
Gli elicotteristi, come componente specialistica e i nuclei cinofili come Alte Qualificazioni dei Vigili del Fuoco, spesso lavorano in simbiosi per il soccorso tecnico urgente, nella ricerca di dispersi in superficie e sotto le macerie, in caso di valanghe, frane, crolli etc. Per la loro rapidità d’intervento, gli elicotteri sono un concreto ausilio alle squadre a terra per raggiungere la zona colpita altrimenti inaccessibile, evitando l’effetto schermo: l’evento distribuisce i danni in diverse conformazioni.
Crolli, strade interrotte o sistemi di comunicazioni quando non funzionano ostacolano e limitano l’intervento delle squadre ordinarie dei Vigili del Fuoco che con i mezzi si dirigono verso le zone interessate per prestare soccorso. Per arrivare in zone inagibili o irraggiungibili anche con i fuoristrada, tutte le unità cinofile possono essere imbarcate sugli elicotteri e trasportate immediatamente nella zona di intervento. L’utilizzo dei cani permette di ridurre i tempi di ritrovamento di persone ancora in vita in zone difficilmente perlustrabili, aumentando la probabilità di salvataggio dei dispersi. Quando si parla di Unità Cinofila si intende un binomio indissolubile tra l’uomo, ovvero il conduttore (un vigile del fuoco) e il suo cane, con cui vive e lavora quotidianamente nelle operazioni di soccorso per la localizzazione delle persone, sepolte da macerie o disperse in superficie. Il cane è di proprietà del conduttore che per il cane rappresenta anche il suo “capobranco”.
Tra cane e conduttore c’è un rapporto simbiotico basato su “osmosi emozionale”: il cane percepisce le emozioni e le sensazioni del conduttore.
Il conduttore, anche se fortemente turbato da uno scenario in cui si va ad operare, deve cercare di non trasmettere le sue percezioni sensoriali negative al proprio cane per limitare il campo delle emotività. La trasmissione di emozioni positive anche di fronte ad uno scenario severo amplia le capacità operative del cane che affronta il proprio lavoro con animo.
Per indole, temperamento, agilità e resistenza fisica i Border Collie, Labrador, Golden Retriever, Pastore Tedesco, poiché facilmente addestrabili nel lavoro da soccorso, sono tra le razze preferite dai conduttori delle Unità cinofile dei VVF. Quello che si valuta sono le doti caratteriali del cane. Una tempra forte gli consente di resistere ad esperienze negative, un temperamento deciso è utile per rispondere immediatamente agli stimoli ed agli ordini. Deve essere predisposto all’obbedienza e avere una certa docilità ed un’innata curiosità. Non deve essere aggressivo. Non deve temere il fuoco, il fumo, l’acqua e il materiale sconnesso.
Sui luoghi della ricerca, il cane aspetta che il conduttore lo invii sul settore di competenza da ispezionare. L’effettiva ricerca è eseguita dal cane in piena autonomia: fiutando l’aria, mette in pratica la tecnica del cono d’odore, riuscendo a ricoprire tutta l’area di ricerca.
Il cane percepisce l’odore umano seguendo la scia formatosi nell’aria. Un sopravvissuto o un disperso sono fonte d’odore. Non si ferma finché non entra nel cono d’odore.
Il cono d’odore si riferisce al fatto che l’uomo attraverso l’aria espirata, le secrezioni cutanee e la desquamazione della pelle è una fonte di odore di tipo organico, percettibile dal cane. E a quella “sorgente” deve risalire in una ricerca. L’effluvio è il “flusso odoroso” in forma di piccole particelle che si diffonde nell’aria o fuoriesce dalla massa delle macerie anche in presenza di funzioni vitali minime. Il cane riesce all’interno di un certo settore a rilevare l’odore umano in aria.
Può essere influenzato dalle condizioni climatiche, dall’orografia del terreno e dal vento che tende a trasportarlo in una precisa direzione, dando all’effluvio la forma di un cono. Avvenuto il ritrovamento, il cane assume uno specifico comportamento: prima muove la coda velocemente, poi si ferma e inizia ad abbaiare in modo continuo. È il suo modo di avvisare il conduttore, affinché lo raggiunga in quel punto per iniziare il recupero. Se il conduttore è lontano, può accadere che il cane lo raggiunga per riportarlo sul posto del ritrovamento. Accade anche che il cane inizi a scavare con le zampe, se la persona è sepolta.
Per riuscire nelle operazioni, un buon cane da ricerca deve possedere doti essenziali: obbedienza assoluta e capacità fisica e mentale.
E’ sottoposto ad un costante addestramento che si basa sul metodo a discriminazione olfattiva: cerca l’odore umano generico in quanto lo scopo è ricercare le persone vive. L’intervento delle unità cinofile avviene nelle prime 24 – 36 ore dall’accadimento.
Il metodo usato per l’addestramento si basa sul gioco e sul rinforzo positivo (condizionamento): si premia il cane ogni volta che esegue correttamente un comportamento legato ad un comando. Per il cane, la ricerca anche in uno scenario reale diventa un gioco, gli si insegna ad associare all’odore umano un premio da ricevere. È importante potenziare i sensi del cane durante l’addestramento. Per il conduttore è un modo per decifrare meglio ogni comportamento del proprio cane e i segnali che riceve.
La battuta di ricerca di un cane inizia proprio senza sentire l’odore del disperso: è addestrato senza avere necessità di una traccia specifica, né un punto di inizio preciso. Esplora l’area con attenzione e ritorna nel percorso effettuato per accertarsi della zona da cui proviene la scia odorosa. Sta al conduttore interpretare correttamente i segnali che gli fornisce il cane, oltre a saper valutare l’orografia del terreno e la velocità del vento.
Quando si è certi della presenza di un sopravvissuto in una zona che si sta bonificando, le operazioni di “smassamento” delle macerie si effettuano con la massima cautela per portare in superficie ed in sicurezza una persona: il recupero spetta alle squadre USAR (Urban Search and Rescue) dei Vigili del Fuoco.
Il cane quindi non è solo un animale da compagnia, è anche un “collega” di lavoro, o forse come affermava Hebbel: <l cane è il sesto senso dell’uomo>.
Emma Ortiz


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