14:24 mercoledì 14.11.2018
Herat, sulle ali della Task Force ''Fenice''
Piloti altamente professionali, non solo perché altamente addestrati, ma anche perché appassionati della propria attività
fotografie di: Daniel Papagni

07-11-2018 - Non si possono scrivere appunti mentre si vola in NH90 sui cieli di Herat.
Ma si possono immagazzinare sensazioni ed emozioni difficili da descrivere, mentre i piloti ci fanno provare il volo tattico; mentre i Mangusta (A129 D) si affiancano per farci capire come avvengono le attività di controllo e sicurezza e dimostrando la perfezione delle manovre; mentre attuano le procedure previste durante il trasporto di personale e rifornimenti, o quando serve l'intervento immediato di Medevac (Medical Evacuation), per salvare vite umane.
E' l'impegno della Task Force Fenice, il cui entusiasta comandante, tenente colonnello Fabio Canteri, una volta atterrati, ci spiega mostrandoci gli strumenti di alta tecnologia in dotazione del gruppo.
Per il Medevac, un'attrezzatura di ultima generazione che permette di stabilizzare l'eventuale ferito e di inviare contemporaneamente i suoi dati e la situazione di emergenza a chi dovrà poi assisterlo.
L'NH90, nell'attività di recupero feriti, è assistito dal Mangusta che, a sua volta, nel compito di esplorazione e scorta, esegue la sorveglianza per garantire la sicurezza dell'operazione.
Piloti altamente professionali, non solo perché altamente addestrati, ma anche perché appassionati della propria attività.
Ed oltre al Medevac, anche recupero di dispersi in ogni ambiente e situazione, con le attrezzature di alta tecnologia e materiale di ultima generazione, come quelli in dotazione ai Vigili dei Fuoco.
E non solo.
La task Force Fenice che, vogliamo ricordare, è su base 5° reggimento Aves “Rigel”, non gestisce soltanto NH90 e Mangusta.
Un Tactical Unmanned Aircraft System (TUAS) “Shadow 200RQ-7C" fornisce supporto per la ricognizione e sorveglianza, giorno e notte, guidato a distanza da piloti che, chiusi un un piccolo antro, illuminato solo dalle luci degli strumenti, dirigono lo Shadow 200 sulle zone da sorvegliare, trasmettendo dati e analisi a chi deve operare con gli elicotteri, dando loro l'immediata capacità di dirigersi ove è richiesto.
Il velivolo UAV, costruito in legno (la cabina) e carbonio (ali e timone) svolge un lavoro rilevante, grazie a piloti che operano davanti allo schermo e ai comandi anche per quattordici ore consecutive.
L'impegno non rispetta certamente i “ritmi circadiani” dell'organismo, ma il problema è superato dai responsabili di tale attività con grande capacità di adattamento, perché oltre al rispetto dell'incarico ricevuto c'è l'amore per il proprio lavoro.
Maria Clara Mussa


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