19:26 domenica 19.05.2019
A Kabul, il vicecomandante è il generale Camporeale
Il Paese verso conciliazione e integrazione, operando in modo che l'Afghanistan non sia luogo da cui si diparte il terrorismo internazionale
fotografie di: Daniel Papagni

10-11-2018 - L'incarico di Deputy Commander of RSM (Resolute Support Mission) dal 10 novembre è affidato al generale di corpo d'armata Salvatore Camporeale, che ha sostituito il generale Richard Cripwell con una breve cerimonia tenuta nella palestra del compound di Kabul, alla presenza dell'ambasciatore italiano in Afghanistan, Roberto Cantone.
Dopo l'esecuzione degli inni nazionali di Afghanistan, Regno Unito e Italia, il generale Austin Scott Miller, l'eroe di Black Hawk Down**, che dal 2 settembre scorso è comandante della Missione RS, a Kabul, nel suo breve intervento ha sottolineato come l'Afghanistan sia un Paese che richiede lo sforzo della comunità internazionale: "A chi ci chiede perché questa missione, ripondiamo che questa è una nazione importante, una grande nazione.
E ha ringraziato l’Italia per il ruolo di assoluto rilievo avuto nella missione RS in questi anni. “Quando penso al contingente italiano, penso alla grande professionalità di questi soldati e al contributo che danno per l’assolvimento del compito della missione””.
Cripwell ha salutato le autorità ed i colleghi, con il piglio tipico inglese, usando l'ironia e battute che hanno suscitato ilarità, dicendosi onorato di essere stato il loro Vicecomandante e complimentandosi con tutti coloro che stanno lavorando alacremente in sintonia con il progetto finale di aiutare l'Afghanistan a conquistare il proprio equilibrio.
Camporeale, già esperto di Afghanistan proprio con un incarico a Kabul nella missione ISAF, ha espresso con chiarezza come il contributo delle forze di coalizione sia nell'ottica di portare il Paese verso la conciliazione e l'integrazione, anche per proteggere noi stessi, operando in modo che l'Afghanistan non sia luogo da cui si diparte il terrorismo internazionale.
Una delle lezioni più importanti che abbiamo imparato è che una pace durevole non può essere imposta. Ma, al contrario, essa deve essere un processo politico, economico e diplomatico condiviso, che miri a conquistare le anime e i cuori della gente.”
Ha infine ringraziato gli uomini e le donne dei 41 Paesi alleati e partner della Coalizione che stanno coraggiosamente lavorando per il successo della missione, ricordando il sacrificio di coloro che sono stati uccisi o feriti per far sì che RS raggiungesse i suoi obiettivi, impedendo che l'Afghanistan diventasse ancora una volta un rifugio sicuro per il terrorismo.
Avendogli fatto notare come ci si renda conto, parlando con gli ufficiali e i sottufficiali impegnati nella missione, di quanto trapeli dai volti e dalle parole l'entusiasmo per quanto stiano compiendo, il generale ha aggiunto:
"L'esperienza che si matura in missione serve anche a fare crescere le Forze Armate ed i nostri ufficiali e graduati l'affrontano con vero entusiamo. Questa, in Afghanistan, è la più importante missione NATO. Ho visitato altre località, Herat, Mazar el Sharif e altre ancora continuerò a raggiungere; la nostra presenza è gradita ed ovunque troviamo dimostrazione di affetto
Concetto ribadito anche dall'ambasciatore italiano, che dopo la cerimonia si è trattenuto con noi giornalisti.
"La vostra presenza come giornalisti è molto apprezzata, perché parlare dell'Afghanistan è una questione sempre delicata. Abbiamo assistito oggi all'incontro con i nostri alleati facenti parte della NATO, in cui è stato affidato al generale Camporeale un incarico importante; il contingente italiano è sempre stato apprezzatissimo; forse non è un caso che la regione di Herat* sia una di quelle più tranquille, ove è confermata la nostra tradizione di essere molto vicini alla popolazione che mostra di apprezzare la nostra presenza”.
Anche l'ambasciatore ha ricordato quanto le ultime elezioni afghane siano state la dimostrazione di come il paese stia cambiando, proprio per la volonta degli stessi Afghani di cambiare.
In grande numero di votanti, 4milioni, moltissime donne, che hanno fatto la fila per poter esercitare il proprio diritto.
"L'organizzazione è stata complessa" ha aggiunto Cantone "ma nonostante le difficoltà, abbiamo notato tutti una grande partecipazione di votanti.
La popolazione aspira alla democrazia. Ed abbiamo constatato il ruolo significativo delle forze afghane, che hanno fatto la loro parte. Sono state le prime elezioni organizzate esclusivamente dagli Afghani. Il bicchiere non è completamente pieno, ma non è nemmeno vuoto come era un tempo
”.
Quanto è stato discusso alla conferenza di Mosca, il 9 novembre scorso, ove al tavolo delle trattative di pace erano rappresentanti del governo afghano e dei Talebani, ha avuto qualche effetto, negativo o positivo?
”Le inizitive sul tappeto sono tante; quello che ritengo sia importante è quello che sostengono gli Afghani: il processo di pace deve essere afghano e gestito dagli Afghani. Speriamo che lo sforzo del negoziato di pace (e questo è un nostro desiderio) abbia tempi rapidi, dopo tanti anni; ed è il desiderio degli Afghani che in questi 20 anni hanno sofferto molto”.
Nota
*Ad Herat il comando della Taac West RS (Resolut Support) è affidato all'Italia. Comandante è il generale Francesco Bruno.
**Miller è stato comandante della Delta Force e delle forze sul terreno nella battaglia di Mogadiscio del 1993, raccontata nel libro e nel film Black Hawk Down, per cui venne decorato con la Bronze Star.
Maria Clara Mussa


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