21:05 lunedì 20.05.2019
Interesse nazionale è anche prendersi la briga di spiegare
‘’Gli Italiani e la Difesa’’, indagine IAI-LAPS sulle minacce alla sicurezza nazionale e la politica di difesa italiana
fotografie di: Cybernaua

18-04-2019 - E’ la prima volta che si effettua un monitoraggio su un tema di tale consistenza, i cui risultati sono stati esposti nell’incontro a palazzo Giustiniani a Roma, organizzato da IAI (Istituto Affari internazionali) e LAPS (Laboratorio Analisi Politiche e Sociali) dell’Università di Siena.
Nel dare il benvenuto al pubblico, il presidente di IAI, Ferdinando Nelli Feroci, ha sottolineato come la Difesa rappresenti un elemento fondamentale, pilastro della nazione, le cui prerogative sono ad ampio raggio, dalla difesa dei confini nazionali alla partecipazione con Paesi alleati alla stabilità dei territori in crisi e con iniziative di cooperazione nell’ambito della difesa europea.
Ed ha concluso augurando che si rafforzi il clima di consenso nei riguardi delle Forze Armate.
Il professor Pierpaolo Isernia, direttore di LAPS, ha quindi illustrato i risultati dell’indagine, condotta nell’ottobre 2018 su un campione di 1.119 persone.
L’indagine ha evidenziato, tra l’altro, come le persone intervistate abbiano dato l’impressione che la popolazione sia poco informata e meno ancora sulla Difesa.
I dati rivelano scarso entusiasmo nei confronti di USA e di UE e riguardo le spese militari, definite “terreno spigoloso”, non vi sono state risposte enfatiche, né favorevoli alla partecipazione alle missioni internazionali.
Mentre il problema considerato più significativo riguarda il terrorismo: la minaccia che più preoccupa gli intervistati è il terrorismo di matrice islamica (82%). Subito dopo, i cittadini si sentono minacciati dalla situazione in Libia(74%), dagli attacchi cyber e dall’incertezza degli approvvigionamenti energetici (entrambi al 72%), mentre i flussi migratori rappresentano una minaccia per il 69% del campione. Destano relativamente meno preoccupazioni le tensioni tra Russia e Occidente, la situazione in Afghanistan, o l’ascesa della Cina come potenza globale, avvertiti comunque come minacce dalla maggioranza assoluta degli intervistati.
Per la sicurezza nazionale servono alleanze internazionali.

Nonostante la retorica spesso sovranista delle forze di governo, quando si tratta di garantire la sicurezza nazionale gli elettori si rivelano favorevoli alla collaborazione con gli alleati di vecchia data. Un approccio cooperativo verso entrambi l’Ue e gli Stati Uniti è infatti l’opzione preferita dal 39% del campione, mentre il restante 42% preferisce cooperare con uno piuttosto che con l’altro, con una forte preferenza verso l’Unione (31%).
Solo il 12% degli intervistati ritiene che una posizione autonoma da entrambi garantisca nel migliore dei modi la sicurezza nazionale.
Curiosamente, ‘spacchettando’ i risultati in base alle preferenze politiche del campione si apprende che gli elettori di tutti gli schieramenti preferiscono, trasversalmente, la cooperazione nella difesa all’isolazionismo sovranista. In particolare, sono gli elettori del Movimento 5 Stelle a essere relativamente più sovranisti, con il 20% degli intervistati che sostiene una posizione autonoma da entrambi i partner americano ed Ue, contro il 15% dei leghisti.
Difesa europea: cogliere la palla al balzo

L’attitudine degli Italiani alla cooperazione nel campo della difesa viene confermato dal favore con il quale la maggioranza assoluta vede le recenti iniziative per una Europa della difesa, un ambito tradizionalmente molto sensibile e baluardo della sovranità degli stati-nazione. I favorevoli a una maggiore cooperazione e/o integrazione dei Paesi Ue nel campo militare e dell’industria della difesa ammontano al  60% del campione, a fronte del 19% di contrari.
La nostra è, ovviamente, una breve sintesi del lungo rapporto.
Al di là dell’interessante elenco di dati relativi alle risposte date, un fattore ha risvegliato in modo particolare l’attenzione: la scarsa conoscenza, la debole percezione degli intervistati nei confronti delle Forze Armate.
Si legge nel Rapporto: “Le domande per saggiare la conoscenza degli Italiani sul settore Difesa mostrano un quadro piuttosto scoraggiante. Il numero di effettivi delle nostre Forze Armate trova l’opinione pubblica largamente impreparata, mentre il quadro migliora per quanto riguarda la conoscenza delle figure apicali della nostra Difesa”.
Da questa osservazione, i relatori hanno battuto il tasto sulla attuale carenza di comunicazione. Serve un modo di comunicare che possa esser recepito dalla popolazione in modo chiaro e comprensibile.
Anche nei riguardi del settore dell’industria della Difesa, ha sottolineato Giovanni De Gennaro, presidente di ‘’Leonardo’’, occorre adottare una forma di comunicazione che dia la possibilità di far partecipe la popolazione al concetto importante della Difesa. Dall’indagine si deduce che… “ gli Italiani sentono il bisogno di sicurezza, quella più vicina al cittadino, ma che non è gratis; e il decisore politico e il vertice delle Forze Armate devono farlo comprendere; e così anche per l’industria del comparto difesa: servono tecnologie migliori a garantire la sicurezza e l’industria potrebbe essere strumento di comunicazione importante”.
La Cultura della sicurezza ne sarebbe avvantaggiata.
Sostenitore dell’importanza della comunicazione anche il generale Luigi Francesco De Leverano, sottocapo di stato maggiore della difesa che, dopo aver portato i saluti del generale Enzo Vecciarelli, capo di stato maggiore della difesa, ha sottolineato come sia emerso dall’indagine che non tutti conoscono le attività delle Forze Armate come principali attori nella difesa della sicurezza, per garantire la quale occorre fare investimenti, anche partecipando alla difesa di Paesi “in crisi”, insieme alla coalizione dei Paesi alleati.
A Pristina, in Kosovo, ove l’Italia nella missione KFOR da anni contribuisce alla salvaguardia della sicurezza del Paese, si parla italiano”, ha fatto notare De Leverano.
E per meglio far comprendere l’essenza dei compiti dei militari, da parte del governo si è attuato un ciclo di conferenze “la difesa collettiva” proprio dedicate all’esposizione dei compiti e delle attività operative delle forze armate, in modo comprensibile al cittadino.
Dunque, serve la comunicazione, ma serve saper comunicare.
E serve capire in che modo si debba comunicare, ha dichiarato Monica Maggioni, amministratore delegato di Rai Com
In che modo la comunicazione può dare conoscenza e consapevolezza? Dai dati è emersa la confusione.
Mentre un tempo c’è stato un momento di svolta che aveva messo in corrispondenza la Storia del Paese con i valori di cui c’era stata percezione da parte degli Italiani, grazie alla capacità di coinvolgere, possiamo dire che occorre spiegare bene, non dando alcunché per scontato e non soltanto annunciando i fatti; occorre coinvolgere e questo lo deve fare chi ha a cuore davvero il bene e il futuro del Paese
Interesse nazionale è anche prendersi la briga di spiegare.
Maria Clara Mussa


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