11:17 venerdì 17.09.2021
La guerra chiede il conto
Si accumulano esperienze terribili, poi all’improvviso sopraggiungono alterazioni della personalità: è il Disturbo da Stress postraumatico
fotografie di: Cybernaua

16-06-2021 - “Una vita a mille all'ora a disprezzo del pericolo, della fatica, delle situazioni assurde e delle rinunce di ogni genere”.
Incomincia così il racconto di Oreste Bocchi, ingegnere civile che ha lavorato nei teatri operativi in ''aree di crisi'', nel bel mezzo della sua ‘’crisi’’ da PTSD, Disturbo da Stress postraumatico, come viene definito dagli psicologi, i quali descrivono anche i comportamenti di coloro che ne soffrono: umore depresso, pensieri di suicidio, idee non volute e paure specifiche, sentimento di essere indegni o peccatori.
Tipi di psicosi che provocano distorsioni della percezione; si accavallano allucinazioni vocali e allucinazioni visive, tattili, gustative ed olfattive; non mancano disturbi motori, si compiono gesti ripetitivi.
Oreste Bocchi sta soffrendo, è in cura, ma vuole anche scavare nel profondo delle proprie esperienze, per capire, per tirare fuori tutto quello che ha provocato il suo dramma.
Lo facciamo parlare: vogliamo anche noi capire come l’essere umano possa essere colpito in modo così drammatico da non riuscire a sollevarsi senza l’aiuto ed il conforto di chi conosce tale patologia, ma anche di chi gli sta vicino con amore e pazienza.
Bocchi è sempre stato impegnato in teatri operativi di guerra, anche se chiamati con il persuasivo nome di ‘’Missioni di pace’’… E ci racconta:
Dieci anni di Afghanistan vissuti quasi sempre in prima linea, ma da civile che si occupa e devo dire, si preoccupa di cose militari, di tante cose perché negli anni la fiducia dei militari era diventata cieca verso di me e io riponevo la mia vita nelle loro mani. C’è un detto: tutto ciò che nasce in teatro operativo deve morire in teatro operativo. E così è stato.
Io ho fatto molte cose lì, mi sono occupato di cose molto serie e anche di aprire un bar all’interno di FSB e di 2 FOB. Un piccolo conforto per chi rischiava la vita ogni giorno.
Sono stato ferito, più di una volta, ho provato l’ebrezza di saltare su una mina con il Lince. Mi è scoppiato un Rpg talmente vicino da togliermi la pelle di dosso. Mi hanno attaccato e ho risposto al fuoco. Adrenalina sempre al massimo
”.
Un racconto stringato quello che Bocchi ci offre, nel rispondere alle domande che gli rivolgiamo per capire come possa un essere umano essere soffocato da eventi tragici senza cadere nel baratro della depressione.
Cerchiamo anche di essere cauti nel chiedere…il cervello è un organo complesso e capace di contenere miliardi di informazioni, come un computer.
Se non vengono elaborate si accumulano in modo disordinato tanto da divenire veleno per la mente.
Adrenalina al massimo, ci ha detto Oreste, in modo semplice, sintetico…ma quanto a lungo può reggere un essere umano alle grandi quantità di adrenalina?
Anche perché Oreste si trovava immerso in un ‘’elemento’’ contro il quale doveva quotidianamente lottare per non soccombere. Un teatro di guerra non è neppure facile da descrivere. Egli ci prova; sono sufficienti poche parole.
Ho visto i morti, i feriti che urlavano; ho sentito l'odore del sangue, così forte che non mi ha più lasciato, così come l’odore della carne umana che brucia.
Si è trovato in luoghi ove la morte è dietro l’angolo, come nel Paese degli aquiloni in cui più che aquiloni volavano elicotteri e aerei armati contro terroristi che lanciavano missili o imbottivano le strade dei ordigni esplosivi,
In Afghanistan ho stretto amicizie vere, di quelle che durano nel tempo; mi volevano bene, ho anche sentito battaglioni cantare “Oreste è uno di noi". Ho vissuto per un certo periodo anche a Kabul, ove ho diretto i lavori della costruzione e della sede dell’ambasciata italiana.
Quando, poi, sono state chiuse le Fob (Basi operative avanzate) in Afghanistan, mi sono trasferito in Kuwait e a Dubai, per seguire i lavori di un paio di basi militari
”.
Nel frattempo, Oreste ha incontrato l’amore; innamorato follemente della donna della sua vita, sino al punto di lasciare tutti i propri impegni per darle un aiuto allorché ella si è trovata in difficoltà: “Sono volato da lei, la donna più bella del creato. In poco più di 3 mesi le ho realizzato uno studio meraviglioso che in seguito abbiamo anche ampliato. Mi sono occupato di lei in ogni modo e maniera, era tutto un sogno ad occhi aperti per me. Poi la guerra ha chiesto il conto”.
Nel 2020 Oreste, insieme a due soci, ha aperto una ditta; poi è giunta la Pandemia, proprio quando sembrava che le cose andassero per il verso giusto.
Invece fu un secondo colpo, a causa del maledetto Covid; “Oltretutto mi sono ammalato anch’io. E, in aggiunta, a metà ottobre ho iniziato ad avere allucinazioni, tanto da non riuscire più a dormire. Mi coricavo e aspettavo che la mia donna si addormentasse, poi scendevo giù, passavo la notte in piedi. Per più di un mese non ho dormito: avevo militari morti che mi giravano intorno, sentivo gli spari e le esplosioni degli ordigni. Il sangue che puzza. Quando la mente va, anche il corpo si ammala, ma io ho continuato a tener duro e in 4 occasioni ho addirittura usato sostanze per andare avanti, senza rendermi conto del mio delirio”.
Il delirio che si era impossessato di Oreste creandogli gravi confusioni mentali tanto da non riconoscere più le persone: “vedevo un aurea azzurra intorno al mio corpo, vedevo brigate di alpini che mi circondavano, non sapevo più niente e nessuno intorno a me capiva la gravità della cosa”.
Ad un certo punto Oreste si è arreso ed ha chiesto aiuto al suo amico Alberto “… che è un uomo speciale, si occupa principalmente di bambini bullizzati o con problemi; ma la malattia si era già impossessata di me. Ero un uomo senza controllo, finché non sono finito in ospedale, dove ho conosciuto una psichiatra veramente brava che per prima cosa si è preoccupata di farmi dormire”.
Nel frattempo sono successe altre cose, cose di cui la donna del suo cuore non riusciva a comprendere, né lui sapeva darne spiegazioni, perché non sapeva niente, non era in grado di rendersi conto. Ed ora, in un momento in cui pare poter ragionare con mente più equilibrata, dice:
Purtroppo lei mi ha lasciato nel momento più brutto di tutta la mia vita, ma non ce l’ho con lei. Per fortuna le forze dell’ordine vere, quelle che fanno parte dell’Esercito, si sono prese cura di me in vari modi. Adesso sono passati 6 mesi e piano piano risalgo la china. Purtroppo ho perso la persona che amavo più della mia stessa vita. La guerra ha chiesto il conto”.
Maria Clara Mussa


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