06:24 sabato 27.11.2021
Kazungula Bridge accorcia l’Africa
Unisce il Botswana allo Zambia e sotto il ponte si uniscono le acque del Chobe che confluiscono nello Zambesi
fotografie di: Gherardo Lazzeri

08-11-2021 - L’Africa non è più un immenso continente caratterizzato da arretratezza e povertà. Anzi, si sta affermando sempre più come uno dei territori dove si stanno giocando importanti partite per il futuro dell’economia mondiale, principalmente grazie al rinnovato interesse per le sue immense risorse naturali, oggi ancora più determinanti all’interno di una geopolitica in continuo assestamento. La Cina in particolare è forse il Paese più influente in vaste zone del continente per il quale sta investendo massicciamente in infrastrutture, strade, porti e ferrovie. Attività che, non dimentichiamolo, si intreccia con le antiche radici coloniali europee che ancora permangono un po’ ovunque nel continente. L’Africa è in fermento.
Anche una regione dell’Africa tropicale, apparentemente remota perché lontana sia dalla costa atlantica che indiana, come quella regione che si trova al confine fra ben quattro Stati: Namibia, Botswana, Zambia e Zimbabwe, ha appena fatto un enorme balzo in avanti e sta conoscendo una nuova vitalità. E non solo perché da qualche anno, in particolare nella regione settentrionale del Botswana, quella compresa fra il famoso Delta dell’Okawango e le rive del fiume Cuando/Chobe (che è un affluente dello Zambesi), sono diventate una meta importante per i safari, grazie alla vasta eterogeneità e concentrazione della fauna che il Delta e il fiume comportano, ma soprattutto perché quella regione si trova in posizione strategica fra l’Africa Sub-Sahariana e tropicale e la più vitale economia del continente, il Sud Africa. Su questo asse nord-sud che passa attraverso il Botswana (grande come la Francia, ma con una popolazione di poco più di 2.200.000 abitanti), si sta giocando una delle tante partite più interessanti per l’economica africana dei prossimi anni.
È proprio qua che il 10 maggio 2021, dopo anni di controversie, ritardi, e interruzione dei lavori, i presidenti del Botswana e dello Zambia hanno ufficialmente inaugurato il moderno ponte Kazungula che collega i due Paesi africani, a cavallo del fiume Zambesi, rendendo fluido uno dei confini più corti al mondo: 150 metri. Il ponte va a sostituire il ferryboat che per decenni ha servito le sponde dei due Paesi confinanti attraversando l’importante corso dello Zambesi, che solo 80 km più avanti dà vita alle ben note cascate Vittoria, una delle 7 meraviglie naturali del mondo.
Sotto il ponte si vede il ferry-boat, ormai da sei mesi al termine della sua attività.
Il vecchio ferry-boat, che presto dovrebbe essere definitivamente smantellato, poteva trasportare due TIR alla volta. Adesso, sul nuovo ponte, è previsto un traffico fino a 250 mezzi pesanti al giorno. Si possono immaginare gli enormi vantaggi del traffico in aumento per tutta la regione. Questo confine fra i due paesi era fino a pochi mesi fa un vero e proprio imbuto. Il traffico di mezzi pesanti era comunque intenso, per la rotta seguita dai molti approvvigionamenti, alimentari e non, e provocava attese lunghe fino a due settimane. E si pensi poi all’importante raffico dalle miniere di rame del Congo e dello Zambia verso il porto di Durban, in Sud Africa.
Il nuovo ponte appare incredibilmente moderno e quasi futuristico, soprattutto se visto in rapporto all’ambiente circostante, sia naturale che urbano. È un ponte strallato di 923 metri, che forma una lunga curva, adatta ad attraversare lo stretto confine fra i due paesi ed evitare i vicini confini di Namibia e Zimbabwe Questa infrastruttura adesso valorizza notevolmente la rete autostradale Trans-Africana e consolida un corridoio principale nord-sud per il commercio dei Paesi SADC (Southern Africa Development Community) e COMESA (Common Market for Eastern and Southern Africa).
Il ponte Kazungula attraversa un incrocio di confini fra i più congestionati al mondo.
La stessa Kazungula, cittadina dello Zambia che dà il nome anche al centro abitato che insiste sulla sponda botswana del fiume, sta conoscendo da tempo un rinnovato incremento delle attività economiche. Dalla parte del Botswana sono evidenti i molti lavori in corso, già stimolati dal turismo negli anni recenti, per favorire il trasferimento di molte attività commerciali a ridosso del confine, dove molti vengono a cercare lavoro dal più remoto entroterra botswano fin da quanto sono iniziati i lavori al ponte.
Il ponte infatti è stato da sempre considerato la chiave di volta per superare la barriera del fiume Zambesi e unire la Repubblica democratica del Congo, la Tanzania e quindi lo stesso Zambia, al Sud Africa, alla Namibia, con l’attraversamento del Botswana. I lavori, iniziati nel 2014, sono stati finanziati da Zambia e Botswana con 259 milioni di dollari, in collaborazione con l’African Development Bank, la Japanese International Cooperation Agency e il Fondo European Union-Africa Infrastructure Trust.
Il posto di frontiera è ai due capi del ponte. Le nuove strutture doganali sono una delle caratteristiche dell’intero progetto, assieme al binario ferroviario presente fra le due carreggiate e che permetterà di collegare la linea Mosetse-Kazungula in Botswana alla linea Kazungula-Livingstone in Zambia. La gestione, a pedaggio ($6 per le due ruote, $15 per le auto, $65 per un autobus con rimorchio e $85 per un camion con rimorchio), è affidata alla Kazungula Bridge Authority.
Il Presidente del Botswana Mokgweetsi Masisi ha afferamto che Kazungula promuoverà lo sviluppo economico e l’integrazione dell’Africa tramite i trasporti e il commercio. Va da sé che le merci da Eswatini, Lesotho, dal Sud Africa e dalla Namibia ma anche dal Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania passeranno da questo ponte nello spirito dell’Accordo di libero scambio del Continente Africano (AfCFTA).
Anche il Presidente zambiano Edgar Lungu, sempre in occasione dell’inaugurazione, ha affermato che il ponte favorirà maggiormente i legami fra i due Paesi confinanti e porterà vantaggi non solo al traffico, ma all’industrializzazione, alla creazione di posti di lavoro e al turismo.
Il percorso da questa parte di Africa centro meridionale verso gli importanti porti sudafricani, Durban fra tutti, subirà un notevole incremento di traffico e quindi di importanza strategica per tutta la regione. E va ricordato che nelle vicinanze si trovano già due aeroporti internazionali, recentemente aggiornati e rimodernati, quello di Kasane, in Botswana e quello di Livingstone, in Zambia.
Ma il ponte sullo Zambesi non è privo di conseguenze che hanno fatto e fanno discutere. A iniziare dalla questione dei pedaggi, considerati cari e disincentivanti per le compagnie di trasporto. Tre enti regionali, il Centre for Trade Policy and Development, la Southern Africa Cross Border Traders Association e la Camera di commercio dello Zambia, ritengono che le tariffe di passaggio aumenteranno i costi della catena di approvvigionamento attraverso il confine, mentre rischiano di favorire un incremento del traffico illegale attraverso percorsi alternativi. E il percorso alternativo è attraverso lo Zimbabwe. È fondato questo timore?
Lo Zimbabwe era interessato al ponte, ma ha avuto una posizione controversa. Non voleva perdere la posizione di Paese maggiormente attraversato dal traffico pesante, ma si è tirato fuori dal progetto poco dopo la sua concezione, una decina di anni fa. Va osservato che il sistema viario dello Zimbabwe ha sofferto della scarsa manutenzione degli ultimi anni, le buche nell’asfalto, i numerosi pedaggi, e i numerosi posti di blocco e di controllo non lo hanno favorito.
Wengayo Nhau, presidente del Tourism Business Council dello Zimbabwe (TBCZ), ha espresso il suo timore che il Kazungula Bridge permetta ai turisti del Sud Africa di evitare lo Zimbabwe anche per andare a visitare le sue Cascate Victoria passando proprio dallo Zambia: «Il ponte cambierà il turismo. Lo Zimbabwe non è più l’unico collegamento fra il Sud Africa e l’Africa Sub-Sahariana e i turisti potranno guidare attraverso il Botswana per raggiungere lo Zambia senza attraversare lo Zimbabwe», ha affermato.
Ma c’è chi ha punti di vista più contrastanti. George Charamba, portavoce del presidente, ha affermato che lo Zimbabwe dovrà pagare per la sua partecipazione economica al ponte Kazungula: «Fino a quando non verrà effettuato il pagamento, Kazungula rimane di proprietà congiunta di Botswana e Zambia», ha affermato su Twitter l'11 maggio 2021. Aggiungendo però che Kazungula non rimpiazzerà mai Beitbridge nel trasporto regionale.
Aggiungendo: «Kazungula è solo uno dei percorsi possibili del corridoio nord-sud. Chiunque voglia passare dal ponte Kazungula per evitare lo Zimbabwe dovrà mettere in conto 200 km aggiuntivi. Nessun esperto di logistica può rimanere insensibile a questa diversa distanza».
Di contro, il quotidiano «The East African» ha affermato che Kazungula offre un’alternativa al caos di Beitbridge: «Il ponte (Kazungula) facilita il trasporto intra-regionale permettendo ai camionisti di evitare il famoso posto di frontiera di Beitbridge, che è stato perennemente congestionato da veicoli che attendevano giorni per attraversarlo».
A conferma della criticità della situazione nella regione, lo Zimbabwe ha varato un programma per la riabilitazione di strade e dogane compreso lo stanziamento di 300 milioni di dollari per l’aggiornamento della dogana di Beitbridge e la ricostruzione dell’autostrada Beitbridge-Chirundu che collega l’Africa orientale e centrale.
Presto vedremo i veri vantaggi portati dal ponte. Intanto il traffico è tornato scorrevole e intenso, dopo i primi mesi della pandemia, e i controlli e le operazioni doganali di frontiera si sono intensificati e scorrono rapidamente. Le strade del continente si sono ulteriormente accorciate e l’Africa sta aumentando il passo.
Gherardo Lazzeri


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