23:37 mercoledì 28.09.2022
Exit Tragedy, pensare che volevamo la pace per l'Afghanistan
Al Comune di Marino presentato il libro di Mussa e Papagni con la partecipazione di S.E.Zekriya, ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Afghanistan a Roma
fotografie di: Giuseppe Lami

22-09-2022 - Nell’aula consiliare del Comune di Marino, martedì 20 settembre scorso, con la presentazione del libro ’’Exit Tragedy. Pensare che volevamo la pace in Afghanistan’’ è stata inaugurata la rassegna de ‘’I Martedì letterari’’ programmata e patrocinata dal Comune di Marino.

Presenti gli autori, Maria Clara Mussa e Daniel Papagni, l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Afghanistan S.E.Khaled Ahmad Zekriya, accompagnato dalla consorte Lina, il generale Giuseppe Morabito, membro del direttorio della Nato Defence College Foundation, l’editore Gherardo Lazzari, accolti dal sindaco Stefano Cecchi, dalla vicesindaco Sabrina Minucci, dal presidente del consiglio comunale Eugenio Pisani e dall’assessore alla cultura Pamela Muccini.

Con un toccante intervento, Cecchi, rivolgendo il saluto di benvenuto all’ambasciatore Zekriya e al pubblico tra cui erano anche persone afghane rifugiate in Italia, ha sottolineato come il libro sia una testimonianza importante sulla situazione dell’Afghanistan, ben narrata dagli autori a cui ha rivolto parole di gratitudine per aver dato l’opportunità di conoscere quanto stia soffrendo il popolo afghano che da quarant’anni cerca la pace.
Anche Minucci ha sottolineato l’importanza di continuare ad ascoltare le grida di dolore e di richiesta d’aiuto delle donne afghane a cui ogni diritto è negato.
Nel vivo della conversazione tra autori e ambasciatore, moderata dal generale Morabito, è emerso quanto sia stato determinante l’abbandono del Paese da parte della coalizione della Nato nell’agosto di un anno fa, dando l’opportunità ai Talebani di riprendere il potere e gettare nella più tragica situazione il popolo; le donne, soprattutto, privandole di ogni diritto.
“I talebani non riconoscono, non credono nella Costituzione”, ha sottolineato l’ambasciatore, “l’Afghanistan ora è diventato il paradiso dei terroristi”.
Quell’Afghanistan che è rimasto nel cuore degli autori per la bellezza del territorio, per le montagne, per il cielo stellato mai visto in nessun altro luogo, per la popolazione straordinaria con cui essi hanno avuto numerosi incontri. Nel libro essi riportano fatti accaduti, aneddoti, situazioni che nessun media ha riportato, avendoli essi vissuti di persona, sia embedded con i contingenti militari impegnati nelle missioni Isaf e Resolute Support, sia unembedded tra la gente, nei villaggi afghani.
Quando l’editore del libro, Lazzeri, nel sottolineare come sia più valido leggere narrazioni di fatti accaduti e pubblicati in un libro-testimonianza, piuttosto che vedere attraverso gli schermi televisivi, ha domandato all’ambasciatore se il governo dei talebani sia riconosciuto da qualche potenza, la risposta è stata: “No, nessun Paese ha riconosciuto il governo talebano”.
La convinzione all’ambasciatore è che sia necessario comprendere il vero senso dell’inclusione in Afghanistan, dove i talebani ricercano il riconoscimento diplomatico, l’eliminazione dalla lista delle sanzioni dei terroristi, l’accesso alle risorse congelate, la bramosia di espansionismo, il cui carattere distintivo e transnazionale è il forte legame con Al-Qaeda.
“Si parla della nuova strategia dello Smart power che, associata al metodo Soft power (n.d.r.potere convincitivo) mette in luce il ruolo dei media, il ruolo di eventi come quello svolto in questa sede stasera”, ha dichiarato Zekriya, “la presentazione del libro ‘’Exit Tragedy, Pensare che volevamo la pace in Afghanistan’’, rappresenta un mezzo, Soft Power appunto, molto utile per comprendere meglio la situazione dell’Afghanistan. Perché è un libro che parla della nuda e cruda realtà, attraverso varie testimonianze e viaggi, testimonianze sui diritti delle donne e dei bambini e delle minoranze; invece di veder attraverso la TV, è importante aver a che fare con eventi di questo genere in cui si presenta un libro, perché aiutano gli italiani a comprendere cosa davvero sta succedendo nel mio Paese. Eventi di questo tipo dovrebbero esser più numerosi, per capire meglio la realtà in Afghanistan” ha concluso l’ambasciatore.
Redazione


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