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Ucciso al-Zawahiri La vendetta della Cia e il declino di Al Qaeda
di Mario Arpino per QN
04-08-2022 - La mente dell’11 settembre disintegrato a Kabul da un drone Usa. La concorrenza dell’Isis e l’Africa epicentro del fanatismo islamista
"Tout passe, tout lasse, tout se remplace", tutto passa, tutto stanca, tutto si ripropone. Il noto proverbio francese trova applicazione anche al terrorismo di al-Qaeda ed ai suoi capi? Parrebbe proprio di si. Ventuno anni orsono, con l’eccidio delle Twin Towers, iniziava la tragica epopea del terrorismo islamico, ed il fantomatico Osama bin Laden assurgeva alla massima celebrità. Per diversi anni ha continuato insanguinare il mondo, finché l’organizzazione ed il suo carismatico capo sono stati messi in ombra dall’avanzare dello Stato Islamico e dall’immagine di un capo altrettanto carismatico, Abu Bakr al-Baghdadi.
Le due organizzazioni hanno finalità diverse: quella di bin Laden è di matrice terroristica e mira solo a punire infedeli e apostati, mentre quella di al-Baghdadi ha in mente la graduale costruzione della “umma”, uno Stato islamico globale formato da veri credenti e da infedeli, da asservire e poi convertire. Per un certo tempo al-Qaida si appanna nella fantasia popolare, mentre l’Isis cresce a dismisura. Questo finché i due capi carismatici vengono uccisi, e la stessa sorte tocca anche ai loro successori. La Cia, quando ti prende in cura, non ha fretta: è tremenda, e prima o poi arriva alla soluzione finale.

Mentre l’Isis vacilla, ma non muore, al-Qaeda, non mirando a fini statuali, si è frazionata nel il mondo, mantenendo la matrice originale, ma diversificandosi a livello locale. Il “medico egiziano” Ayman al-Zawahiri ormai non c’è più, ed i suoi successori (gli egiziani Seif al Adel ed il genero Abdel Rahman al Magrebi) sono già destinati a continuare il coordinamento generale, forse anche suddividendo in due l’enorme area di espansione. Nel mirino di al-Qaeda, sempre in conflitto latente con l’ex-Isis, c’è infatti l’immenso e fragile continente africano. Ma siccome interessa anche a noi, e non solo, non possiamo evitare di interessarci anche di al-Qaeda. In ogni caso, prima o poi sarà lei ad interessarsi di noi.
È importante, a questo punto, avere contezza di come procedono questi sviluppi nell’arco di instabilità dal Sahel al Corno d’Africa, dove, specie negli ultimi dieci anni, il fattore religioso ha acuito ogni problema. Chi volesse approfondire, può consultare sulla Rete un ottimo studio dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Secondo gli esperti, la lotta non si estrinseca solo in contrapposizioni confessionali, né è l’unico fattore che motiva gli scontri armati. Tuttavia, tali contrapposizioni interagiscono pesantemente nel catalizzare violenze di ogni natura ed origine.

L’epicentro di questo tipo di instabilità è il Sahel: è qui che operano unità armate affini o affiliate ad Al-Qaida nel Maghreb (AQIM), mescolandosi a disagi socio-economici nel settentrione del Mali e allo spirito secessionista della comunità Tuareg, mentre in Nigeria e nel Ciad gli insorti di Boko Haram sono motivati dalla mobilitazione del fondamentalismo islamico. Nel Corno d’Africa, è proprio il fattore religioso ad alimentare le mosse di al-Shabaab nelle quotidiane rivendicazioni. Noi siamo già presenti nell’area per controllare il flussi verso la Libia. Ma, attenzione, in Libia ci sono anche le milizie del presidente Erdogan. Da che parte stanno?
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Redazione
 
  
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