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Un Occidente confuso e rassegnato
Considerazione del generale Mario Arpino per Quotidiano Nazionale 26 agosto 2021
27-08-2021 - Ciò che in questi tempi stiamo osservando (non solo gli eventi in Afghanistan, ma anche i dissidi per la pandemia, la nuova regionalizzazione del mondo, le migrazioni di massa, le suggestioni ideologiche del pensiero religioso, ed altro ancora) ci spinge verso cattivi pensieri e considerazioni che non vorremmo mai fare. La brutta impressione è che la prospettiva di un Occidente in declino sia ormai parte accettata nel contesto globale. Ebbene, questa impressione ha cominciato ad essere avvertita, sia pure in modo strisciante, quando il mondo dei decision makers è stato costretto a transitare dalla formula del G8 a quella G20. Anche l’atteggiamento dell’Occidente americano fa parte del contesto e sta influenzando in modo forse non reversibile la velocità del processo di declino.
Ormai pare che l’Occidente sia quasi rassegnato ed abbia anche perso capacità di attrazione, reagendo solo in seconda battuta. Un tempo, una sola cultura, prevalente, era stata in grado di contagiare il resto del mondo. Teoricamente lo è ancora, perché la globalizzazione si è sviluppata con strumenti inventati e diffusi proprio dall’Occidente. Ma ora questi strumenti sono passati di mano, e non siamo più noi a controllarli. Secondo un gruppo di ricercatori che fanno capo a Nial Ferguson, professore di Storia Moderna ad Harward (cfr. Occidente, Mondadori, 2012) a partire dal 1500 la nostra parte del mondo si é trovata in mano alcune chiavi che avevano acceso il motore dello sviluppo. Parliamo di concetti come competitività, scienza, stato di diritto, medicina, consumismo e, da ultimo, etica del lavoro, collante che ha catalizzato il processo. Abbiamo (casualmente?) avuto il vantaggio di essere arrivati prima degli altri proprio mentre altre civiltà collassavano (la dinastia dei Ming, l’Impero ottomano, ecc.) ed altri fallivano, come l’America latina a fronte del Nord e anche l’Africa, che neppure la crociata di Nelson Mandela ha avuto la forza di far decollare.
Oggi, dobbiamo trovare il coraggio di rallentare almeno il declino della credibilità, ma lo scoordinato ritiro dall’Afghanistan non è certo la prova migliore. E’ solo un’accelerazione sulla strada sbagliata. Attendere Godot non serve, non verrà. Né sarà da Palazzo di Vetro che dobbiamo attenderci la salvezza. Anzi, se leggiamo bene com’è composta l’Assemblea, ci accorgiamo che da quella parte possiamo solo aspettarci nuove e più severe condanne.




Mario Arpino
 
  
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