Manifestazioni ed Eventi

Premio Strega 2025: letteratura e politica, un intreccio che lascia perplessi
Se tornasse ad essere un’arena più pluralista, capace di accogliere sensibilità e visioni differenti…?
06-07-2025 - Il Premio Strega 2025 si è appena concluso, e come ogni anno ci lascia un insieme di emozioni, riflessioni e, perché no, qualche perplessità.
Senza nulla togliere alla qualità letteraria dei finalisti e del vincitore — autori e autrici capaci, che hanno saputo parlare al cuore e alla mente dei lettori — non si può ignorare una tendenza che da tempo aleggia attorno al premio più ambito della narrativa italiana: una certa, costante inclinazione verso visioni culturali e politiche marcatamente progressiste.
Il Premio Strega nasce nel 1947 con un intento nobile: celebrare la letteratura come espressione più alta della creatività, libera da vincoli e da condizionamenti.
Era l’Italia del dopoguerra, quella della ricostruzione morale e materiale, e il premio voleva essere uno spazio neutro, dove fosse la forza della parola scritta, e solo quella, a contare. Oggi, però, si ha talvolta l’impressione che il Premio Strega, più che una competizione letteraria, diventi occasione di legittimazione per un certo pensiero unico culturale, prevalentemente orientato a sinistra, come se fosse questa l’unica lente attraverso cui interpretare il nostro tempo.
Non si tratta, beninteso, di mettere in discussione il valore degli scrittori selezionati né di negare il diritto degli autori a esprimere le proprie idee politiche.
Anzi, la letteratura è e deve essere uno strumento di dialogo e di impegno civile.
Tuttavia, ci si potrebbe chiedere se non sarebbe auspicabile che il Premio Strega tornasse ad essere un’arena più pluralista, capace di accogliere sensibilità e visioni differenti, di destra, di centro, di sinistra e anche fuori dagli schemi tradizionali. La ricchezza della nostra narrativa sta proprio nella diversità delle voci, e il rischio, quando si premia sempre lo stesso tipo di sguardo sul mondo, è quello di appiattire il dibattito, rendendolo prevedibile e a tratti autoreferenziale.
Forse il problema non sta tanto nei libri o nei loro autori, quanto nel contesto culturale e mediatico in cui il premio si inserisce, un ambiente dove l’allineamento a certe idee è visto quasi come un lasciapassare per ottenere attenzione e riconoscimenti. Eppure, la vera forza della letteratura italiana sta proprio nella capacità di sorprenderci, di andare oltre le mode e oltre le convenienze del momento.
Il Premio Strega resta un faro per la nostra cultura, ma proprio per questo sarebbe auspicabile che la giuria e gli organizzatori rivolgessero lo sguardo oltre le mura rassicuranti del pensiero dominante, per riscoprire il coraggio della vera libertà intellettuale.
Perché la buona letteratura non ha partito, né colore, e parla a tutti.
Pierangelo Panozzo
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