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foto di: P- Panozzo
La Svizzera cammina in silenzio e fa la pace
‘’In Cammino con la Svizzera’’: diplomazia di prossimità, corridoi logistici e il metodo elvetico per costruire fiducia nel cuore dell'Europa

20-04-2026 - C'è una diplomazia che non entra nei titoli dei telegiornali, che non si consuma nei palazzi di vetro di Ginevra o nelle sale riunioni di New York, ma che si compie a piedi, lungo i portici di Genova, su una ciclabile tra Imperia e Sanremo, seduti su una panchina donata da un Paese che ha fatto della neutralità e della fiducia reciproca la propria ragion di Stato.
È la diplomazia dell'incontro, della vicinanza, del passo condiviso. È la diplomazia svizzera.

Dal 13 al 16 aprile 2026, l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, è stato in Liguria per la quarta tappa di “In Cammino con la Svizzera”, un progetto che, nell'arco di due anni, lo porterà a toccare tutte e venti le regioni italiane.
Non si tratta di un tour istituzionale nel senso tradizionale del termine.
Non ci sono conferenze stampa coreografate, né comunicati a effetto.
C'è, invece, qualcosa di più raro nel vocabolario della diplomazia contemporanea: la presenza fisica, l'ascolto diretto, il tempo dedicato.

Il corridoio silenzioso: la Liguria come porta d'Europa
La scelta della Liguria non è casuale, né meramente geografica.
Il porto di Genova è il principale punto di accesso alle merci svizzere: il corridoio Reno-Alpi — arteria fondamentale per il traffico europeo — collega il cuore economico della Confederazione Elvetica al Mediterraneo attraverso la Liguria, rendendo quest'ultima non solo una regione italiana, ma una soglia strategica dell'intero sistema economico centro-europeo.
La Svizzera — che non è membro dell'Unione Europea ma ne è uno dei più stretti partner commerciali — ha da tempo compreso che la fiducia nei rapporti bilaterali non si costruisce soltanto con trattati e accordi formali.
Si costruisce con la conoscenza reciproca, con la comprensione del territorio, con relazioni umane che resistano ai cambi di governo e alle crisi finanziarie.
Gli scambi di beni e servizi tra i due Paesi superano il miliardo di franchi alla settimana: una cifra che non ammette improvvisazione diplomatica.
Il programma ligure dell’ambasciatore Balzaretti prevede incontri con il presidente della Regione Marco Bucci, con la sindaca di Genova Silvia Salis, le autorità portuali e un nutrito parterre di imprese — da ABB ad Accelleron, da MSC a Georg Fischer TPA — che incarnano quella trama invisibile ma solidissima su cui si reggono le relazioni economiche italo-svizzere. Ma prevede anche una salita in funicolare sulla Zecca-Righi, una visita al cantiere del Terzo Valico ferroviario, una camminata e un tour in bicicletta sulla Ciclabile dei Fiori tra Imperia e Sanremo.
La diplomazia scende dalle stanze e sale in quota.

La panchina e il metodo: simboli di una diplomazia matura
Al centro del progetto — quasi un manifesto programmatico — un oggetto apparentemente semplice: una panchina.
Prodotta in Svizzera dalla ditta FORM AG con materiali di riciclo, leggermente curva alla base così da generare un lieve dondolio e donata il 14 aprile al Comune di Genova.
"Simbolo di cammino condiviso e di equilibrio", recita il comunicato ufficiale.
Ma chi conosce il lessico della diplomazia elvetica sa che quelle parole pesano molto più di quanto sembrino.
La Svizzera è storicamente maestra in ciò che gli studiosi di relazioni internazionali chiamano Track II diplomacy — o diplomazia di secondo binario: quell'insieme di canali non ufficiali, informali, che affiancano i negoziati formali e spesso li rendono possibili.

Ginevra è sede di mediazioni silenziose tra belligeranti che non si parlerebbero mai in pubblico. Berna ha ospitato, negli anni, interlocuzioni riservate tra attori in conflitto in Medio Oriente, nel Caucaso, in Africa subsahariana.
La neutralità non è, in questo quadro, passività: è metodo, è infrastruttura della fiducia.
"In Cammino con la Svizzera" si inscrive in questa tradizione con la leggerezza di chi non ha bisogno di dichiararlo.
Un ambasciatore che cammina non è un ambasciatore che negozia trattati: è un ambasciatore che accumula capitale relazionale, che costruisce la rete di fiducia personale senza la quale nessun trattato regge al primo colpo di vento.
È la pazienza del lungo periodo, virtù rara in un'epoca di comunicazione istantanea e cicli elettorali brevi.

Roberto Balzaretti: il diplomatico che conosce Bruxelles dall'interno
Non è un caso che questo progetto sia guidato da Roberto Balzaretti, nato nel 1965 a Mendrisio, nel Ticino — il cantone italofono della Confederazione, che è già di per sé un ponte vivente tra le culture.
Dottorato in diritto a Berna, carriera iniziata nel 1991 al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Balzaretti ha servito come Segretario Generale del DFAE, come Capo della missione svizzera presso l'Unione Europea a Bruxelles e come Direttore della Direzione del diritto internazionale pubblico.
Dal 2018 al 2020 ha coordinato i negoziati con l'UE in qualità di Segretario di Stato. Dal 2020 al 2024 è stato Ambasciatore in Francia e a Monaco.
Ha assunto la guida dell'Ambasciata a Roma nel gennaio 2025.
Un profilo così costruito — giurista internazionale, negoziatore europeo, conoscitore profondo dei meccanismi comunitari — è la carta d'identità di chi sa muoversi esattamente dove le regole finiscono e comincia la fiducia.
L'Italia è, per la Svizzera, qualcosa di più di un partner commerciale: è una lingua comune (l'italiano è tra le quattro lingue nazionali elvetiche), è una storia condivisa di migrazioni bidirezionali, è una frontiera alpina che è stata, nei secoli, punto di scambio prima ancora che linea di confine.

La pace si cammina, non si proclama
In un'Europa che fatica a ritrovare i propri gangli diplomatici — dove le potenze medie rincorrono visibilità mediatica piuttosto che profondità strategica — il modello svizzero di diplomazia discreta e capillare offre una lezione di metodo.
La pace, nella sua accezione più duratura, non nasce dai comunicati finali dei vertici internazionali.
Nasce da anni di conoscenza reciproca, da legami personali che sopravvivono ai governi, da una cultura del dialogo coltivata prima che esplodano le crisi.
Quando l’ambasciatore Balzaretti tiene una Lectio Magistralis all'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo — istituzione di eccellenza mondiale nella formazione del diritto dei conflitti armati — non si tratta di un appuntamento accademico convenzionale.
E’ un segnale sottile ma leggibile: la Svizzera porta a Sanremo i suoi principi fondativi — il diritto internazionale umanitario, la neutralità attiva, la protezione dei civili — nel momento in cui l'Europa è attraversata da conflitti e tensioni che richiedono esattamente quei principi.

La panchina resterà a Genova dopo la partenza dall'Ambasciatore.
È questo, forse, il gesto più eloquente dell'intera iniziativa: lasciare qualcosa che rimanga, che sia usato, che parli di dialogo ogni volta che qualcuno ci si siede sopra senza sapere da dove viene.
La diplomazia nascosta non firma trattati in pompa magna: lascia panchine nelle piazze, cammina sulle ciclabili, sale in funicolare con i cittadini. E costruisce, millimetro per millimetro, la fiducia senza la quale nessuna pace è possibile.
 
"In Cammino con la Svizzera" è, in definitiva, un progetto diplomatico di lungo periodo travestito da iniziativa culturale.
La differenza con la propaganda non potrebbe essere più netta: qui non si cerca l'applauso, si semina la fiducia.
In un mondo che ha smarrito la pazienza del dialogo, quella semina ha il sapore di un atto politico radicale.
 


Pierangelo Panozzo
 
  
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