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foto di: *web Storia in rete
La Bambina dell’Amba Aradam
Faccetta nera: la canzone che Mussolini odiava e la trovatella dimenticata dall’Italia

28-05-2026 - C’è una storia che l’Italia ufficiale ha preferito non raccontare.
Una storia che smonta molte certezze, a destra e a sinistra, sulla canzone più discussa del Ventennio.
La storia vera dietro uno dei brani più controversi del Novecento italiano: un legionario, una trovatella di 18 mesi, e una cittadinanza mai concessa.

Faccetta Nera — scritta in romanesco dal poeta Renato Micheli e musicata da Mario Ruccione nell’aprile del 1935 — non fu mai amata dal regime che avrebbe dovuto esserne il simbolo.
Mussolini la detestava, e non per motivi nobili: semplicemente non poteva tollerare che una canzone esaltasse l’unione tra le razze, inconcepibile nella sua Italia imperiale che di lì a poco avrebbe emanato le leggi razziali.
Il Ministero della Cultura Popolare la censurò più volte perché pareva fraternizzare con gli abissini, ponendoli sullo stesso piano degli italiani — e saltò persino l’intera strofa che la definiva “sorella a noi” e “bella italiana”, perché una nera, per il regime, non poteva essere italiana.
Paradosso della storia: la canzone era troppo inclusiva per il fascismo.

La Bambina dell’Amba Aradam
Ma dietro la canzone c’è una storia vera, che pochi conoscono.
Il 15 febbraio 1936, sulla vetta dell’Amba Aradam, terminato il combattimento più duro della guerra italo-abissina, la Camicia Nera Pasquino Citi di Collemezzano (Livorno) trovò una bimba eritrea di appena 18 mesi, orfana: “Mi guardava con due occhi neri e belli, mi fermo in ginocchio e l’accarezzo.”
Citi consegnò la piccola al Convento delle Suore di Sant’Anna all’Asmara, dove fu battezzata col rito cattolico con il nome di Maria Vittoria Aradam — Maria in onore della Madonna, Vittoria in onore della battaglia.
Durante la Campagna d’Africa la sua storia divenne nota a tutti i combattenti italiani, che la chiamarono affettuosamente “Faccetta Nera”.
Maria Vittoria crebbe, si sposò, ebbe tre figli.
Uno di questi lavorò in Italia a Udine presso i Padri Salesiani.

L’Italia che le voltò le spalle
Il finale è il più amaro.
Nel 1995 il settimanale Gente ripubblicò la sua storia e Pasquino Citi, ormai anziano, la riconobbe.
Saputo che la sua casa era stata distrutta dalla guerra tra Etiopia ed Eritrea, le inviò 55 milioni delle vecchie lire per acquistarne una nuova.
Alla sua morte, nel gennaio 2002, le lasciò tutti i suoi beni.
Ma una prima istanza di cittadinanza italiana fu rigettata dal Presidente Ciampi e una seconda presentata al Presidente Napolitano non ebbe mai risposta.
Partendo per l’ultima volta, Maria Vittoria disse: “Parlo italiano, cucino italiano, sono cattolica allevata da suore italiane e sono stata salvata dagli Italiani. Mi sento Italiana, amo l’Italia e vorrei morire da cittadina italiana.”

Non le fu mai concesso
Una canzone che il regime censurò perché troppo umana.
Una bambina salvata da un soldato italiano.
Un’Italia che, sessant’anni dopo, non seppe riconoscerla.
La storia di Faccetta Nera è tutto questo — molto di più di uno slogan da stadio.

Nel 1960 La Domenica del Corriere raccontò la sua singolare storia,
//storiainrete.com/maria-vittoria-aradam-la-vera-faccetta-nera/*

Pierangelo Panozzo
 
  
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