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foto di: Daniel Papagni
Apprezzare la buona cucina, per vivere felici
Molte le occasioni per pranzar fuori, non molte quelle per godere di vera qualità

01-10-2012 - Severino Gaiezza da Torre del Greco è l'artista che ha realizzato un progetto semplice, intelligente e meritevole di segnalazione.
Chef e docente di cucina in una scuola al Testaccio, Roma, per ragazzi con problemi, che sotto le sue le cure apprendono l'arte del buon cibo, Severino gestisce con grande professionalità e passione un piccolo luogo di delizie, sotto il patrocinio della provincia di Roma e situato proprio tra le antiche vestigia romane di piazza Venezia, Colonna e foro Traiano, di fronte al Vittoriano.
Cibo e vini legati al territorio, come si suol dire, offerti con la consapevolezza di dare gioia ai palati ma anche conoscenza approfondita della cultura di base, qual è la tavola.
Dopo esperienze a New York e a Torino con "Eatitaly", Gaiezza è approdato a Roma, dando il via all'impresa con l'"Enoteca nel cuore di Roma".
E' un esperto sostenitore dei prodotti di stagione a chilometro zero.
Dunque, ottimi e freschi vegetali stagionali della campagna romana accompagnano piatti tradizionali di carni locali e formaggi tipici di grande qualità, ad incominciare da ricotta e mozzarella di bufala.
Disquisendo di qualità e sapori con Severino, la mente va alla "Fisiologia del gusto", di Anthelme Brillat-Savarin, (magistrato amante del gusto, vissuto all'epoca della rivoluzione francese) con il cui nome si sente assonanza, insieme al comune denominatore rappresentato dal pensiero filosofico sull'importanza del cibo, di quello buono e ben presentato con sincerità gastronomica.
"La scoperta di un manicaretto nuovo fa per la felicità del genere umano più che la scoperta di una stella", sosteneva il magistrato Brillat-Savarin.
Ed anche lo chef Gaiezza ne è convinto e ci mette il cuore nel preparare i suoi manicaretti.
Ammirevole è la sua capacità di trovare fornitori che propongono prodotti di eccellenza, per preparare menu che offrano all'ospite i sapori di un tempo, non mediati da accorgimenti fasulli, dando anche al turista straniero la possibilità di conoscere la vera cucina romana.
Si è ospiti, più che clienti, grazie alla cordiale accoglienza e al sorriso con cui il personale si accosta al tavolo.
"….invitare una persona è occuparsi della sua felicità durante tutto il tempo ch’essa passa sotto il vostro tetto…" diceva Brillat-Savarin.
E lo stesso Severino, dalla cucina in vista, si affaccia e chiede il parere sul piatto preparato.
Roma è la città della cultura, dell'arte antica, delle vestigia che il mondo ci invidia e che attraggono milioni di turisti, i quali, dopo chilometri percorsi tra le antichità, desiderano anche trovare luogo di ristoro piacevole, per poter poi continuare il percorso nella nostra Storia.
Diceva Brillat-Savarin: perché il piacere di mangiare è il solo che, preso modestamente, non è seguito da stanchezza.





Maria Clara Mussa
 
  
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