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Storie dimenticate

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Pagine di storia italiana: Egidio Egidi, il colonnello di Mattei
Nella sua lunga carriera ha fondato il distretto minerario di Ravenna ed è stato il settimo presidente dell’Eni dopo Mattei, Boldrini, Cefis, Girotti e Mazzanti

16-06-2018 - Era il 30 settembre del 2000, quando i vertici dell’Agip si riunirono in una convention a Ravenna, per festeggiare i cinquant’anni del distretto minerario locale. La celebrazione di un grande successo, come quella del Distretto di Ravenna, è una specie di amarcord. Anche in quell’occasione, quindi, il clima era quello gioioso di una felice ricorrenza. Si erano ritrovati insieme, infatti, i nuovi ed i vecchi capi dell’Agip Mineraria, felici non solo di celebrare la mitica ricorrenza del cinquantenario del distretto minerario, ma soprattutto per l’orgoglio di poter dire “io con Mattei c’ero.” Chi non ha partecipato all’impresa della creazione dell’Eni non potrà mai capire il mitico legame che ha unito Enrico Mattei a tutti i suoi uomini. Anche oggi il nome di Mattei mette orgoglio e fierezza tra quelli che amano la storia del nostro Paese e sanno che Mattei è morto come un colonnello di cavalleria che combatte alla testa delle sue truppe contro il nemico. Quello che più mi ha colpito, in quella speciale convention, non è stato il fatto che Mattei venisse festeggiato e ricordato come un mito dai suoi fedelissimi, ma soprattutto dalle giovani generazioni. Nelle numerose conferenze che ho fatto sulla storia dell’Energia, mi è capitato più volte di rispondere a domande fatte da giovani. che dimostravano di conoscere molto bene la storia di questo grande imprenditore italiano e che erano curiosi di conoscere i dettagli della sua repentina. scomparsa.
Nel cielo di Bescapè, infatti, quando il suo aereo, un Maurane Saulnier di fabbricazione francese, estrasse il carrello, in vista dell’atterraggio all’aeroporto di Linate - oggi possiamo affermarlo con assoluta certezza - avvenne il terribile attentato, che Amintore Fanfani definì “il primo gesto terroristico avvenuto nel nostro Paese”. In quel terribile evento, ci ha lasciati per sempre uno degli uomini migliori che l’Italia abbia mai avuto nel settore dell’energia.
Ogni volta che cerchiamo di tirare fuori la testa dall’acqua, una mano maligna cerca di respingerci sotto, mi disse tempo fa l’attuale CEO dell’Eni, anche lui cresciuto a pane e Mattei. Mattei venne ucciso a causa del petrolio e del gas naturale algerino, che il Presidente del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) dell’Algeria, Benyoucef Benkhedda, gli aveva promesso in cambio degli aiuti che Mattei aveva fornito all’FLN nella lotta di liberazione dell’Algeria dal dominio coloniale. Il giudice Calia, che ha potuto esaminare i resti dell’aereo, con sofisticate tecniche moderne, ha trovato le tracce dell’esplosivo che venne usato per l’occasione funesta. Era tale il mito del grande capo che, al posto di Società Nazionale Metanodotti (SNAM), i marchigiani di Mattei decifrarono l’acronimo SNAM in Siamo Nati A Matelica. In questo contesto, di grande solidarietà e orgoglio, si stava svolgendo anche quella gioiosa ricorrenza. Guglielmo Moscato, un petroliere dotato di grande spessore tecnico e di visione strategica illuminata, già presidente di Eni e di Agip, era uno degli ospiti più importanti della serata.
L’ingegnere Egidio Egidi, in forma smagliante, con il suo solito sigaro tra le mani, già Direttore del Distretto di Ravenna, poi nominato DG dell’Agip mineraria, era l’ospite d’onore della convention, quello più titolato per celebrare lo storico evento del distretto minerario di Ravenna, da lui inaugurato nel lontano 1950. In questo saggio si riporta il testo integrale di quell’intervento, in cui Egidi ha fatto una rivisitazione della storia travagliata dell’Agip. Per l’occasione era stata invitata alla celebrazione Guarentina Guarienti di Canossa, mitica discendente della grande eroina degli anni mille. La contessa aveva conosciuto Enrico Mattei in un famoso salotto torinese, era stata presente al tentativo di sabotaggio dell’aereo di Mattei, detto del cacciavite, quindi, avevo preso l’iniziativa di invitarla alla cerimonia. Al mio arrivo, prima del grande concerto nella cattedrale di Ravenna, incontrai l’ingegner Egidi, lo salutai con grande rispetto e gli presentai la mia ospite. Piacere, fece, l’ingegnere, sono Egidio Egidi. Piacere mio, rispose la contessa, sono Guarentina Guarienti. Ci fu da parte di Egidi una bella risata condita con la seguente battuta. “Certo, i nostri genitori non avevano molta fantasia”. Risata corale di quelli che avevano assistito alla scena. All’ingegner Egidi, certo, non mancava lo humor, apprezzato anche dalla contessa di Canossa.
Ma quello che in questo caso ci interessa è il suo intervento celebrativo della ricorrenza, che ci riporta alle lotte che ampie lobbies del potere politico e finanziario avevano scatenato contro la persona di Enrico Mattei, ma con l’obiettivo recondito, fortunatamente non andato a segno, di distruggere l’Eni, il gioiello energetico italiano da lui creato. Oggi, l’Eni occupa ancora, con grande orgoglio, un posto di rilievo nel Gotha mondiale del petrolio, nonostante lo abbiano potato di molti rami fruttiferi, come quello della Snam, tanto per farne un esempio. Egidi, il colonnello di Mattei, il socio fondatore del Distretto, come lui amava definirsi, fece un ottimo intervento celebrativo. Giorni fa, rovistando tra i ricordi nelle carte della mia casa di San Donato, ho ritrovato la copia del suo intervento. Rileggendolo, ne ho ricavato spunti di riflessione sulla situazione odierna dell’ENI, analoga a quella descritta dall’ingegner Egidi. Dato che l’intervento era molto calzante con la situazione odierna dell’Eni, mi è sembrato opportuno rinfrescare la memoria di quegli anni, riportando e commentando l’intervento avvincente dell’ing. Egidi, un vero manifesto di dirittura morale, da cui emerge la storia tormentata di quel periodo storico, quasi un vero testamento spirituale, che il colonnello di Mattei, a futura memoria, ha voluto lasciare alle future generazioni dell’Eni.
“Carissimi Amici,
il mio intervento vuol essere una rivisitazione sentimentale di un lontano passato, qui a Ravenna vissuto con voi. È il privilegio riservato ai miei capelli bianchi, al “socio fondatore” di questo distretto. La vostra presenza, oggi “qui”, vuole annullare mezzo secolo della nostra esistenza: il mezzo secolo che ci vide, poco più che ragazzi, anche se già provati dalla guerra, aggirarci in queste contrade, indaffarati e preoccupati di dover realizzare compiti per noi nuovi, superiori alle nostre forze e alla nostra esperienza: scoprire nuove fonti di energia per il nostro paese. Per me e per voi Ravenna è il luogo dei ricordi più vivi e indimenticabili. Ripercorrendo sul filo della memoria gli episodi che hanno segnato la nostra vita di lavoro, ed anche le nostre personali esistenze (per molti di noi Ravenna ha visto nascere e crescere i nostri figli) non possiamo e non vogliamo dimenticare un passato da pionieri, quasi eroico. Anche se raccontare oggi di quei tempi, dai quali tuttavia- e nessuno deve dimenticarlo- ha avuto origine l’Agip attuale che nel giro di pochi anni, da una società pressoché artigianale è entrata a far parte a pieno diritto delle grandi società petrolifere internazionali, ricordare il pensiero e le gesta del “padre fondatore” Enrico Mattei, spesso, in certi palazzi alti, si è ascoltati con sufficienza se non addirittura con fastidio. E dire che proprio da queste origini, dalla consapevolezza che tutti avevamo di compiere un’opera necessaria e utile per il Paese, ci è venuta la forza morale che ci ha permesso di opporci allo smantellamento dell’Agip Mineraria. Non so quanti di voi sono a conoscenza che dopo la morte di Mattei (io lo tenni molto riservato per non spargere il panico tra di voi) il nuovo presidente dell’Eni mi ordinò di studiare un piano di scioglimento della nostra attività di ricerca sostenendo che era più economico e senza rischi acquistare il petrolio dalle SETTE SORELLE che cercarlo direttamente noi. Molti di voi ricorderanno che allora…erano gli annoi 1962-63 il petrolio costava meno dell’acqua minerale…Nell’oppormi con fermezza a tale assurda decisione, (misi in preventivo anche il licenziamento), mi fu di sostegno il convincimento profondo di fare una cosa giusta e mi fu certamente di aiuto lo “Spirito di Ravenna”.: il pensiero forte che il nostro lavoro, volto ad un’opera di vitale importanza per il Paese, non poteva, non doveva venire cancellato con un tratto di penna, con un diktat dall’alto. Sarebbe stato un colossale errore e un danno irreparabile per l’Italia: e impossibile, in avvenire, risalire su un treno allontanatosi per sempre…In seguito i fatti ci hanno dato ragione. Se l’Agip mineraria fosse stata allora soppressa, anche l’Eni-Ente nazionale Idrocarburi- non avrebbe più avuto ragione di esistere. Non è perciò retorico né esagerato considerare questo nostro incontro come la celebrazione dell’anniversario della fondazione dell’Agip moderna. Ne è fuori luogo che tutti coloro, capi e gregari, che si sono succeduti nel duro lavoro di questi cinquant’anni nei cantieri della Romagna rivendichino con giusto orgoglio, il primato di efficienza e modernità, conquistato da questo Distretto: al quale, a buon diritto, fu riconosciuta la qualifica di Settore Scuola. Ma a me piace soprattutto, ripescando nell’album della mia memoria, riandare all’atmosfera spirituale di quei giorni, al sapore e al colore di quel tempo ricco di gioventù e di inesperienza, di entusiasmo e anche di tanta coraggiosa… incoscienza, sorretti da valori che avevamo maturato negli anni tragici della guerra e della Resistenza. Voi che con me avete vissuto gli inizi del “Gruppo Cantieri Romagna”, ricorderete tutto ciò ed altro ancora, poiché ciascuno di voi, nel proprio àmbito di lavoro, ha contribuito al meglio di sé a quell’atmosfera che ben presto si trasformò in un vero e proprio agonismo, in una gara con gli altri settori dell’Agip. Ricorderete che l’avventura dell’Agip di Ravenna iniziò con la perforazione di un pozzo esplorativo in località Sant’Alberto; l’esito positivo del quale fece da innesco non solo ad una frenetica attività di ricerca in tutta la Romagna ed anche in mare, ma anche, come è stato ricordato qui oggi, all’industrializzazione di Ravenna: l’Anic, il cementificio, lo sviluppo del porto e l’importantissimo indotto cantieristico, metalmeccanico e tecnologico che dà lustro e occasioni di lavoro internazionali a questa città. Quando arrivammo qui- e tanti di voi ricorderanno il nostro primo quartier generale, il palazzetto merlato di via Rocca Brancaleone- Ravenna, magnifica città d’arte e di cultura, appariva come una città sepolta nell’oblio, tagliata fuori dalle principali vie di comunicazione. Ben presto, però, fummo accolti con grande apertura, collaborazione e spontanea cordialità. Ricorderete anche che, con l’entusiasmo ed una gran voglia di fare, riuscivamo, in quei primordi, a sopperire alla mancanza di… tutto. E tante volte mi vien fatto di pensare, riandando a quei tempi, che forse proprio la mancanza di tante cose, a cominciare dall’esperienza, fu la molla che ci fece raggiungere traguardi nuovi e importanti. Talvolta, nella vita di un individuo, come di un’azienda, la troppa esperienza, il conforto delle cose già fatte, tolgono lo stimolo a tentare vie nuove. E debbo oggi ringraziare tutti voi che mi avete seguito con sincero entusiasmo sulla difficile strada di ciò oggi chiamiamo “innovazione”. A conclusione di questa mia rivisitazione di un passato lontano, ma per tutti noi vicinissimo, non possiamo dimenticare tutti coloro che ci hanno lasciato. Oggi essi sono qui tra noi, che rivendicano la loro parte della nostra gratitudine. Di tutti, presenti e assenti, conservo nel cuore, vivi e indimenticabili i vostri volti e le vostre voci. Anche se mi è impossibile ricordare i nomi di tutti, sono certo che, incontrandovi, mi sarà facile ripercorrere i luoghi e le circostanze dei nostri incontri di lavoro: nella tal sonda, durante tal cementazione notturna, o nell’officina, quando si preparava, inventandolo, qualche attrezzo strano, qualche “pescatore” …E stringendo le vostre mani, rivivrò con voi quei momenti. Questi sono i miei ricordi dell’Agip di Ravenna, i ricordi di un veterano, di un pioniere…

Egidio Egidi
Ravenna, sabato 30 settembre 2000
Sono passati quasi vent’anni dalle parole di Egidi, ma il suo
messaggio è ancora pieno di freschezza e di attualità. Uomini come Egidi, degno allievo di Enrico Mattei, hanno lasciato una traccia indelebile nel DNA dell’Eni. Non c’è pericolo di sbagliarsi quando si dichiara che Enrico Mattei è stato il più grande industriale del secolo scorso. Ha creato, dal nulla e in poco tempo, un impero in grado di tenere testa alle sette sorelle. Quello che si lascia dietro di noi non è solo tecnica o conoscenza delle tecnologie, ma anche e non secondario, il modo di esercitare una leadership formata da carisma e da grande umanità. Dalle parole dell’ingegner Egidi si può trarre un limpido esempio di come i managers Agip si ponessero nel rapporto con tutte le maestranze. Questo spirito di attaccamento ai colori aziendali e allo stesso tempo anche a quello del grande capo Mattei, uniti ad una grande umanità, sono stati gli artefici del successo del cane a sei zampe sui mercati mondiali del petrolio e del gas naturale. Anche oggi, continuano le battaglie per abbattere l’unico grande strumento di politica economica che l’Italia ha nel suo arco, l’Eni di Mattei. Oggi i metodi sono molto più sofisticati di quelli che si usavano ai tempi di Egidi. Con mirate operazioni di borsa si ottiene la maggioranza nei CdA delle società e così, senza colpo ferire, molte delle grandi società italiane sono passate sotto il controllo estero (Nuovo Pignone, BNL, etc.). Nel settore energia sono in corso manovre molto sofisticate, che potrebbero mettere in pericolo la creatura di Mattei. Come diceva Claudio Descalzi, il CEO dell’Eni, ogni volta che proviamo a tirare fuori la testa dall’acqua, c’è qualcuno che ci spinge di nuovo sotto. Ci vorrà, sia dalla parte politica sia da quella tecnica, molta accortezza e molta attenzione, per evitare che ciò accada, nell’interesse del nostro Paese. L’energia è come il sangue per il corpo umano, diceva il presidente francese George Clemenceau. Se manca il corpo muore! Dobbiamo tenere presente il sacrificio e la tenacia di chi ha lavorato, a prezzo della vita, per il benessere del nostro paese e vigilare sul futuro prossimo, affinché non si compiano ulteriori misfatti a danno del nostro Paese. Operiamo in maniera tale che il messaggio dell’ingegner Egidio Egidi, che da Direttore Generale ha consolidato in Italia la struttura mineraria dell’Agip, non resti lettera morta e che la morte di Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, non sia avvenuta invano!

Renato Enrico Urban*
Urban è stato vice president della direzione commercializzazione del gas naturale dell’Agip S.p.A., membro del CdA della IP (già Shell italiana), socio fondatore dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) ed ora è consulente del MiSE e docente al Dottorato di Ricerca in Energia e Ambiente, dipartimento Ingegneria astronautica, elettrica ed energetica, a La Sapienza Università di Roma


Renato Urban
 
  
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