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Tre scosse di terremoto e sciame sismico
Ha interessato la Grecia, l’Italia, la Libia e l’Albania ed il suo epicentro è stato a 46 chilometri da Zante (Zacinto) in Grecia, a 10 chilometri di profondità

26-10-2018 - Il terremoto ha colpito il Mar Ionio nella notte con una serie di scosse che hanno toccato l’apice alle ore 00.54 (ora italiana) con una magnitudo di 6.8 e che ha fatto scattare l’allarme tsunami anche in Italia per la prima volta da quando è stato creato il CAT (Centro Allerta Tsunami).
Il terremoto ha interessato la Grecia, l’Italia, la Libia e l’Albania ed il suo epicentro è stato a 46 chilometri da Zante (Zacinto) in Grecia, a 10 chilometri di profondità
La scossa è stata avvertita distintamente fino ad Atene, in tutto il sud Italia, in Albania e a Malta, mentre i danni maggiori sono stati registrati a Zante, in particolare nel maggior porto dell'isola, dove per diverse ore la fornitura di energia elettrica è stata interrotta su tutta l’isola mentre in una delle vicine isole Strofadi sono stati segnalati pesanti danni all'antico monastero, di cui è crollata gran parte della torre. Parte di una chiesa è crollata anche nella città di Pyrgos, sulla costa.
L’epicentro del terremoto si trova in una zona di transizione tra due strutture geologiche caratterizzate da una forte sismicità storica (Arco Ellenico a sud e Struttura di Cefalonia – Lefkada a nord). In passato, a seguito di forti terremoti si sono verificati diversi tsunami come quello del 365 d.C., originatosi al largo di Creta, che ha distrutto Alessandria d’Egitto provocando migliaia di morti in tutto il Mediterraneo. Più recentemente, nel novembre del 2015, si è verificato un terremoto di magnitudo 6.5 nei pressi dell’Isola di Lefkada che ha generato un piccolo tsunami locale.
Zante è una zona altamente sismica e quest'anno c'erano già state altre scosse nei mesi di febbraio ed agosto, mentre ancora forte nella memoria storica il devastante terremoto che colpì l’isola il 12 agosto 1953, e quello che il 17 aprile 1893 rase al suolo l’isola.
Le scosse che hanno caratterizzato il terremoto di oggi sono state tre: la prima alle ore 0.22, la seconda alle 0.54 e la terza alle 1.09, rispettivamente di Magnitudo 5.0, 6.8 e 5.1 ed ad esse ha fatto seguito un intenso sciame sismico.
Le onde telluriche si sono propagate fino a tutto il Sud Italia, dove sono state distintamente avvertite le ultime due e dove il livello del mare si è innalzato di circa mezzo metro in alcune località del Salento, nel litorale tra Capo di Leuca e Otranto.
Lo scorso anno, proprio a Zante, si era svolta una esercitazione anti-terremoto. Si era trattato della prima esercitazione dopo l’istituzione del Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM), prevista dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017 (in G.U. il 5 giugno 2017). Il SiAM – creato per valutare la possibilità che in conseguenza di terremoti in mare o lungo la costa avvenga un maremoto e di quale entità e per diffondere messaggi di allerta – è composto da INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che opera attraverso il Centro Allerta Tsunami (CAT), ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Dipartimento della Protezione civile.
Nella giornata del 2 novembre 2017, lo scenario che interessò non solo l’Italia ma tutto il Mediterraneo era stato basato su un ipotetico terremoto di magnitudo 8.5 con epicentro a sud dell’isola di Zante, nel segmento occidentale dell’Arco Ellenico.
Le scosse di terremoto che, questa notte, sono state avvertite in tutto il Sud Italia riportano all'obbligo di una riflessione sullo stato dell'arte della prevenzione dei terremoti nella Penisola e, nella fattispecie degli ultimi accadimenti in ordine temporale.
La faglia ibleo-maltese è quella fascia di traballante crosta terreste che interessa la Sicilia e la stessa che vide nel gennaio 1693 quel terrificante terremoto che, in Sicilia, distrusse cose, città e falciò vite umane peggio di una guerra.
Da anni si sentono insistenti voci di corridoio sul fatto che, oggi, stiamo vivendo nel trentennio che statisticamente potrebbe dare infausti natali ad un cosiddetto "big one" proprio nella Sicilia Orientale dove stanotte si è toccato con mano la quasi assoluta incapacità di risposta della popolazione nei minuti successivi all'evento di una scossa.
Cosa devono fare i cittadini? Di tanto in tanto si sente parlare di esercitazioni di protezione civile e nelle scuole. Tuttavia, la domanda continua a non ricevere risposte pratiche e i cittadine non sanno cosa fare.
Con la speranza che il “Big One” non accada (ma la natura non gioca a dadi, esattamente come dio), l'augurio è che chi di competenza si adoperi nella direzione di una corretta prevenzione, senza lasciare ai soli social network la funzione di “warning” alla popolazione così come accaduto nelle scorse ore.

Carmela Modica
 
  
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