00:37 mercoledì 17.07.2019

L'intervista con...

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foto di: Archivio Pineschi
Daesh è sconfitto militarmente ma non come ideologia
A colloquio con Alex Pineschi, addestratore dei soldati curdi nella lotta contro il terrorismo

21-04-2019 - “Fu un fischio ... , poi uno scoppio ...mi ritrovai in terra, la polvere mi impediva di vedere bene cosa fosse successo, di nuovo il fischio nelle orecchie; strisciai dietro il carro armato in cerca di copertura, cercai con lo sguardo i miei soldati e diressi la mia attenzione immediatamente sul mio Hummer.
Vidi il cofano nero del mio veicolo blindato ricoperto di vetri, in quell’istante mi si gelò il sangue.
Ci hanno colpito !! pensai ... vidi rallentato ... offuscato e persi parzialmente la visione periferica, il fischio era persistente dentro le mie orecchie
”.
Incomincia così uno dei tanti racconti di Alex Pineschi, giovane italiano che da alcuni anni dedica con passione la propria capacità, dovuta a intensa preparazione e addestramento, alla causa della lotta contro il Daesh, combattendo al fianco dei Curdi.
Vive in Kudistan, regione del nord dell'Iraq.
L'Iraq sino a poco tempo fa subiva attacchi terroristici da parte delle milizie dell'Isis, per ora sconfitto grazie al sacrificio di molti soldati iraqeni e di molti Peshmerga.
Ed è con le forze per operazioni speciali della Polizia Militare dei Peshmerga che Alex ha vissuto le tragedie di Kirkuk, Mosul, Qaraqosh; e tuttora, vivendo in Iraq, è impegnato a mantenere in sicurezza alcune strutture del Paese particolarmente sensibili.
Lo abbiamo sentito al telefono raccontarci alcuni fatti terribili cui ha saputo reagire grazie alla sua preparazione, fatta di determinazione e addestramento continuo.
Raggiunsi il cassone del pikup e dentro un lago di sangue vidi una bambina, 4 o 5 anni al massimo, con entrambe le gambe parzialmente strappate … alcuni stracci erano avvolti intorno alle gambe, a fianco il corpo a pezzi di un adulto …forse il padre… Mi sentii morire dentro, perché conosco bene quanto i secondi siano importanti e determinanti nella gestione delle emorragie, ma seguimmo la procedura di controllo, controllammo il furgone …l’autista e frugammo tra i corpi in cerca di eventuali armi: se fosse stato pieno di esplosivo avrebbe fatto saltare tutto … era frustrante, ma dovevamo seguire la procedura; essendo un mezzo civile non era autorizzato a entrare nel cortile dell'ospedale, quindi presi quel corpicino tra le braccia, con le gambe che penzolavano, e corsi verso il pronto soccorso … i medici erano indaffarati tra le urla dei pazienti sui lettini … entrai di scatto...”.
Sappiamo che la storia della bambina si concluse tragicamente, morta insieme al suo papà per le atroci ferite.
Lo racconta Alex, con la voce incrinata perché neppure per chi è abituato a convivere con bombardamenti e scontri a fuoco è semplice reagire alla morte di una creatura inocente.
E' stimato ed apprezzato Alex, sia dai suoi colleghi curdi, sia dai contingenti che fanno parte della coalizione attiva in Iraq.
In qualità di istruttore, il suo lavoro consiste nell'addestrare i soldati delle forze speciali peshmerga; è stimato anche per il suo recarsi al fronte con loro, per assicurarsi che i suoi insegnamenti siano messi a giusto frutto.
Essendo considerato valido operativo e professionale, anche il contingente tedesco lo interpella spesso per avere consigli su come addestrare i propri militari.
Trentacinque anni, una lunga assenza dall'Italia per aver scelto di combattere per una causa importante.
Perché tale scelta?
Dopo un periodo di servizio militare in Italia, dove ho prestato giuramento di servire valori fondamentali come la libertà e la pace, ho deciso di mettere la mia capacità, acquisita con sacrificio, al servizio di una causa che ho ritenuto giusta, importante, di grande significato per tutti: combattere il Daesh, aiutando chi era al fronte, in prima linea a costo della propria vita: i Peshmerga.
Sono soldati straordinari, a cui ho offerto la mia professionalità, aiutandoli ad addestrarsi e andando al fronte con loro a garantire che i miei insegnamenti raggiungessero l'obiettivo.
Inizialmente ho fatto la cosiddetta ''gavetta” con loro, dormito in tenda con loro, portato munizioni; mi hanno messo alla prova. Ho vissuto le tragedie di Kirkuk e Mosul, dove Daesh ha distrutto tutto quanto poteva distruggere; ho seguito il cuore. Vedendo tanti innocenti perdere la vita
”.
Ora che il Daesh è sconfitto, cosa fai in Kurdistan?
Sono stato molto apprezzato per il lavoro svolto avendo anche creato Unità operative, fondato centri di addestramento e addestrato numerosi uomini, con i quali è nata una profonda amicizia.
Grazie alla stima conquistata, che mi ha fatto ottenere anche riconoscimenti e decorazioni, ora collaboro a livello regionale ove dimostrano di avere molta fiducia in me
”.
Non vorresti tornare in Italia, la tua Patria?
Mi piacerebbe tornare in Italia, ove poter metter a frutto la mia esperienza. Il desidero è grande, perché sento che potrei mettermi al servizio della mia Patria, onorando il giuramento di fedeltà.
L'anno scorso ho trascorso un periodo a casa, per riprendere i contatti con amici e vita famigliare. Sono anche stato chiamato in Procura, per chiarire la mia situazione, perché giustamente occorreva stabilire chi fossi io in realtà: né un mercenario né un contractor. Ho potuto dimostrare al magistrato che in Kurdistan svolgevo regolare attività in regolare servizio alla Polizia e ai Peshmerga, in qualità di istruttore professionista
”.
Dunque, un esperto dei comportamenti dell'Isis, per averli studiati da vicino; un soldato dal cuore grande che crede in valori condivisi con un popolo che da tempo lotta per la propria esistenza autonoma e che per alcuni lunghi anni ha combattuto, offrendo la propria vita, contro la forma di terrorismo più sofisticata quale è il Daesh. Che è sconfitto, ma che pare avere la capacità di risorgere grazie all'uso delle tecnologie avanzate.
Che è sconfitto militarmente mi conferma Alex ma non come ideologia, che presto risorgerà”.








Maria Clara Mussa
 
  
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